< Ritorna

Stampa

 

Calcio, è tempo di elemosine

di

Antonio Bolzani
È l’estate delle partenze mancate: Ronaldo non va al Real Madrid e l’inizio del campionato di calcio è stato posticipato al 15 settembre, a causa del fallito accordo sui diritti televisivi. Il football italiano sta arrancando fra molte, troppe, difficoltà; i soldi scarseggiano, le società faticano a mantenersi vive e vegete e, negli ultimi anni, i risultati internazionali dei club e della nazionale sono stati deludenti. In questo marasma la Lega dei professionisti ha chiesto al governo lo stato di crisi, affinché conceda al “malato” degli sgravi fiscali o delle rateazioni dei debiti; come ha giustamente annotato Giorgio Tosatti, in un editoriale apparso sul Corriere della Sera del 21 agosto scorso, «non si sa se ridere o piangere. Possibile che un gruppo significativo di imprenditori e manager non colga il ridicolo di una simile richiesta? Non intuisca quanto possa ferire l’opinione pubblica, la sensibilità di chi fatica a sopravvivere e vede piangere miseria un settore dove l’ultimo degli addetti guadagna cifre inimmaginabili per il resto della popolazione?». Il giocattolo calcio, gonfiato fino all’inverosimile, è dunque sfuggito di mano ai suoi stessi proprietari, colpevoli di averlo fatto lievitare fino a scoppiare. E le attuali richieste di aiuti e di contributi straordinari sembrano davvero spudorate. Come annotava Luca Calamai sulla Gazzetta dello Sport, «La ricchezza piovuta, negli anni passati è stata bruciata da scelte ben poco oculate. I presidenti, dalla serie A alla serie C, si sono trasformati in tante cicale. Garantendo ingaggi fuori mercato e conducendo campagne acquisti scellerate. La parola d’ordine era: comprare. Venuti meno o, brutalmente ridotti, gli introiti televisivi, il nostro calcio si è trovato a dover gestire bilanci insostenibili. La richiesta di stato di crisi è un triplo salto mortale per tentare di risolvere un problema che appare senza soluzione. Ma chi ha provocato questo sfacelo ? Di sicuro il nostro pianeta pallone non è stato vittima di calamità naturali. Sono stati i presidenti ad autorizzare spese ed investimenti totalmente ingiustificati». Questo preoccupante andazzo ad un rialzo scriteriato delle spese ha fatto danni anche in altri sport; il problema è mondiale, è tutto lo sport che deve darsi una bella e generale regolata, abbassando i suoi costi. In Svizzera la situazione è analoga, con varie società che, trovandosi con le casse vuote, hanno teso la mano allo Stato, sperando in un’elemosina. Ma è giusto ed eticamente corretto che l’autorità pubblica offra un aiuto a chi ha allegramente sperperato per anni e anni, dissipando senza il minimo scrupolo dei patrimoni che andavano curati in modo diverso? Se ora è giustificabile che, con mille espedienti, si cerchi di salvare il salvabile, in futuro bisognerà davvero cambiare rotta, per ridare credibilità, rigore e morale allo sport.

Pubblicato

Venerdì 30 Agosto 2002

Edizione cartacea

Leggi altri articoli di

Rubrica

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 65.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Venerdì 18 Novembre 2022

Torna su

Editore

Sindacato Unia

Direzione

Claudio Carrer

Redazione

Francesco Bonsaver

Raffaella Brignoni

Federico Franchini

Veronica Galster

Mattia Lento

Indirizzo
Redazione area
Via Canonica 3
CP 1344
CH-6901 Lugano
Contatto
info@areaonline.ch
Inserzioni pubblicitarie

Tariffe pubblicitarie

T. +4191 912 33 80
info@areaonline.ch

Abbonamenti

T. +4191 912 33 80
Formulario online

INFO

Impressum

Privacy Policy

Cookies Policy

 

© Copyright 2019