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"C'est l'économie"

di

Mauro Marconi
Il 28 aprile scorso si è tenuta a Bienne una giornata di studio sulla nuova formazione iniziale di due anni con attestato federale di capacità (Afc). A prima vista si è trattato di un incontro fra esperti del settore, che dovevano sviscerare aspetti tecnici della riforma in atto, ma inevitabilmente le discussioni sono sfociate in commenti di carattere politico, che interessano l’insieme di tutte le lavoratrici ed i lavoratori. La nuova formazione di due anni con Afc va a sostituire l’attuale formazione empirica che dura pure due anni ed è rivolta a giovani in grado di lavorare ma che a causa «di particolari difficoltà personali non sono in grado di seguire un tirocinio». Durante questi due anni il giovane beneficia di un programma di formazione individualizzato, che privilegia gli aspetti pratici della professione e che tiene conto delle sue attitudini e difficoltà. Il diploma ottenuto a fine ciclo ha una valenza, nella maggior parte dei casi, cantonale. Quella che si presenta come una riforma della formazione empirica è di fatto l’abolizione di quest’ultima e la creazione di un nuovo curriculum formativo. L’aspetto positivo che va sottolineato è il rilascio di un attestato federale di capacità, un titolo che ha una maggiore importanza di quello attuale. Il rovescio della medaglia è che sarà più difficile ottenerlo di quanto non lo sia ora. Se da una parte, come è stato detto durante la giornata, le condizioni di accesso alla formazione non cambiano, dall’altra aumentano le esigenze per ottenere il diploma. Il che come si dice in buon dialetto: se non è zuppa, è pan bagnato. In numerosi interventi, funzionari dell’Assicurazione invalidità e maestri socio-professionali di varie realtà, hanno sottolineato che questa riforma (che è in fase di sperimentazione tramite dei progetti-pilota) ha per conseguenza quella di ridurre le possibilità di acquisire una formazione professionale per le persone meno dotate. Per l’Assicurazione Invalidità, è stato detto, questo significa aumentare il numero di beneficiari di rendite Ai. Nelle realtà formative significa invece essere confrontati ad un numero di fallimenti (leggi bocciature) crescente. Durante una discussione più approfondita avvenuta in un gruppo ristretto queste critiche sono state contestate in modo lapidario da un partecipante, che ha usato una frase passepartout: “C’est l’économie…”, ripetuta più volte come una verità biblica. L’economia, il mondo del lavoro… è semplice e lapalissiano: vogliono di più, pretendono di più da noi lavoratrici e lavoratori. Ad un punto tale che se non gli serviamo, non si degnano nemmeno di darci una possibilità per inserirci professionalmente. Non che sia una novità: la scuola è da tempo criticata di non riuscire a correggere le disuguaglianze di classe e la disoccupazione è una realtà con la quale siamo tutti confrontati. Ma che si arrivi ad enunciare già come principio che persone in grado di lavorare non possano ambire ad un inserimento professionale… È anche attraverso riforme che sembrano di portata limitata che si rafforza giorno per giorno la dominazione sociale. Non lasciamo il dibattito ai tecnici.

Pubblicato

Venerdì 14 Maggio 2004

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