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C’era una volta il centro

di

Silvano De Pietro
La crescente polarizzazione delineata dal risultato elettorale di domenica scorsa è innegabile; ma il concetto andrebbe riferito soprattutto ad un forte spostamento di voti dal centro verso destra. In realtà la sinistra può parlare di un consolidamento delle proprie posizioni, con significativi progressi sia per il Pss che per gli ecologisti. Quello dell’Udc sembra invece un successo più scontato che travolgente, soprattutto alla luce del cedimento del centro in atto già da tempo, in particolare tra i democristiani. Il partito di Maurer e di Blocher, insomma, non fa altro che raccogliere i frutti di un lungo lavoro di erosione, portato avanti a colpi di demagogia e di populismo ai danni dei suoi alleati. Si realizza in tal modo questa strana polarizzazione unidirezionale: la sinistra rimane solida dov’è, mentre il centro frana verso destra. Premesso che per la politica federale, più che la percentuale dei voti, conta il numero dei parlamentari di cui si dispone, i segni premonitori del crollo del Partito radicale e del Partito democratico cristiano (il Ppd svizzero) s’erano già manifestati nel 1991. In quelle elezioni i radicali scendevano da 51 a 44 e i democristiani da 42 a 35 seggi in Consiglio nazionale, mentre aumentavano i deputati dei verdi, e il Pss e l’Udc restavano stabili. Nelle elezioni del 1995 la sinistra aveva invece conseguito un notevole successo, raggiungendo e mantenendo il livello attuale. Da allora, e gradualmente nelle successive due elezioni federali, si è accentuato il movimento verso il basso di radicali e democristiani; mentre l’Udc cominciava solo nel ’99 ad incrementare in modo significativo i suoi seggi, in presenza di una perfetta tenuta della sinistra e della progressiva riduzione di Prd e Pdc. Nelle elezioni federali di domenica scorsa, i segni reali di questa evoluzione che premia la sinistra e ridistribuisce i consensi elettorali di centro e di destra, si colgono come sempre nei risultati conseguiti nei singoli cantoni. A Berna, il successo degli ecologisti (che sono passati da 2 a 3 deputati, nonostante al cantone toccasse un seggio in meno) era già stato preannunciato dalle elezioni cantonali dell’anno scorso. Ma la vittoria davvero magnifica, che dimostra come la sinistra avanzi realmente, è stata quella della socialista Simonetta Sommaruga, che ha preso il posto della radicale Christine Beerli al Consiglio degli Stati battendo in numero di preferenze il tandem dei due candidati borghesi. L’affermazione della signora Sommaruga rompe l’alleanza tra Udc e Prd, che a Berna determinava da 44 anni la rappresentanza nella Camera dei cantoni. Un’altra grande soddisfazione se l’è presa la presidente del Pss, Christiane Brunner, la cui rielezione a Ginevra quale consigliera agli Stati era stata messa in forse da un’altra candidatura di sinistra. La vittoria della presidente Brunner è doppiamente significativa: perché ha dato dimostrazione di compattezza nella sinistra ginevrina, e perché sventa il rischio di una crisi interna al Pss. Da notare, inoltre, che a Ginevra il Partito socialista svizzero è riuscito a conquistare anche uno dei due nuovi mandati (l’altro è stato ottenuto a Svitto) per il Consiglio nazionale. Anche se alla fine il numero di seggi in più per i socialisti è uno solo, perché un mandato l’hanno perso nel canton Vaud. In questo cantone comunque il Pss diventa il partito più forte, ed i verdi guadagnano 4 punti percentuali e passano da uno a due seggi al Nazionale. Nella corsa al Consiglio degli Stati, la stessa presidente del Partito radicale, Christiane Langenberger, non è invece riuscita a conquistare la maggioranza assoluta e deve affrontare il secondo turno. A Neuchâtel, poi, un’altra soddisfazione per il Pss: la rielezione al primo turno di Jean Studer agli Stati, dato in difficoltà alla vigilia, mentre la sua collega uscente, la radicale Michèle Berger, deve affrontare il secondo turno. Passando alla Svizzera tedesca, non mancano in queste elezioni altri episodi salienti dal punto di vista dei socialisti. Come il grande successo di Anita Fetz a Basilea, che ha sorprendentemente conquistato al primo turno la poltrona di consigliere agli Stati lasciata libera dal compagno di partito Gian-Reto Plattner. E come la vittoria a Zugo della sinistra, che con Josef Lang si è ripresa il seggio strappatole quattro anni fa dall’Udc, e ora riconquistato a spese dei radicali. Ma come vuole la logica di ogni genere di competizione, anche le sconfitte degli avversari sono motivo di soddisfazione se aiutano a definire e consolidare la propria posizione. Così a Soletta neppure il presidente cantonale dei democristiani, Alex Heim, è riuscito a farsi rieleggere. La sconfitta del Pdc è ancora più grave se si pensa che altri seggi l’ha persi nelle roccaforti democristiane di Lucerna, San Gallo, Argovia e Vallese, oltre che a Ginevra e Vaud. In totale, sette seggi in meno al Nazionale, tanti quanti ne hanno persi i radicali a Zurigo, Berna, Zugo, Svitto, Basilea Campagna, Argovia, Vaud e Ginevra. E se si tiene conto che dal 1999, nelle elezioni cantonali tenute nel frattempo, democristiani e radicali hanno perso nei diversi parlamenti cantonali rispettivamente 46 e 51 mandati, si capisce quanto da lontano viene la sconfitta del centro borghese. Una riflessione a parte merita Zurigo. Qui l’Udc ha dovuto fermare la sua corsa perdendo un mandato che, insieme a quello che i radicali non hanno saputo mantenere, è diventato bottino degli ecologisti balzati dal 4,1 all’8,5 per cento. Il partito socialista ha invece tenuto egregiamente, conservando intatta la sua deputazione di dieci seggi al Nazionale. L’unico rimpianto rimane il mancato successo dell’ex-sindaco di Zurigo, Josef Estermann, che per poco più di duemila voti (ne ha presi oltre 143 mila) non ce l’ha fatta a conquistare la maggioranza assoluta e provocare un secondo turno elettorale. Resta da vedere quanto reggerà, alla prova politica dei fatti, l’alleanza tra Udc e Prd, dal momento che i risultati delle elezioni provano che l’appiattimento del radicali sulle posizioni dell’Udc non è pagante, anzi si è rivelata distruttiva per il Prd. Da segnalare infine, due particolari significativi. A Zurigo, su dieci deputati socialisti eletti, otto sono donne. E a Berna, particolare motivo di soddisfazione sono l’elezione della venticinquenne Evi Allemann, proveniente dalle file dei giovani socialisti (Juso), e quella del vicepresidente del sindacato Flmo, André Daguet.

Pubblicato

Venerdì 24 Ottobre 2003

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