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C'è voglia di vacanze

di

Roberto Rüegger
Le giornate calde si susseguono. C’è voglia di vacanza, di spensieratezza e di dolce far nulla. Oggi le vacanze, nella nostra cultura postindustriale, sono un fenomeno acquisito, quasi un diritto fondamentale. Certo c’è chi non può permettersi di viaggiare o chi non dispone di mezzi per passare delle vacanze veramente spensierate o chi non ha la certezza di ritrovare il posto di lavoro al rientro dalla pausa estiva, ma anche per questi la vacanza è un diritto, seppur disatteso o defraudato. Basta però voltarsi indietro e guardare ad un passato anche recente per scoprire che il riposo estivo è un fenomeno relativamente moderno. La società agricola non conosceva pause estive, anzi è proprio l’estate il momento in cui fervono i lavori: nell’area alpina il bestiame andava portato all’alpe e sui pascoli trascorreva tutto il periodo estivo. Nelle zone di pianura invece si avvicendavano a ritmo serrato i lavori nei campi. Certo già nell’antichità i romani facoltosi della classe senatoria rifuggivano la calura della città per dedicarsi alle arti nell’otium che ritemprava membra e spirito, ma era un privilegio per pochissimi. In tempi più recenti, nel Settecento, erano nobili e ricchi signori a potersi permettere lunghi viaggi alla scoperta di culture esotiche e paesaggi idilliaci (tra i quali quelli alpini erano molto apprezzati). Anche in questo caso i privilegiati erano pochi e i loro viaggi duravano parecchio tempo, non essendo quei viaggiatori assillati dalla necessità di lavorare. Curiosamente a creare la possibilità di trascorrere una parte del periodo estivo in panciolle è stato il connubio tra società industriale e calendario rurale. I sistemi di produzione dell’industria sono slegati dai ritmi della natura e proseguono imperterriti con qualsiasi tempo atmosferico e in qualsiasi stagione. Allo stesso tempo gli operai delle fabbriche, nelle loro lotte per un più giusto trattamento dei lavoratori hanno conquistato nel corso dell’Ottocento il diritto ad un ritmo di lavoro più umano e, con esso, il diritto ad alcune settimane di pausa. In poche parole hanno inventato il tempo libero. La scuola, quasi dappertutto, è invece rimasta legata ai ritmi stagionali. In origine la pausa estiva era semplicemente una necessità. Nessun ragazzo sarebbe venuto a scuola durante l’estate, perché il suo aiuto era prezioso: doveva curare il bestiame, aiutare nella mietitura, curare i fratellini piccoli e svolgere una miriade di altre attività essenziali alla sopravvivenza della famiglia. La scuola lascia quindi libera l’estate ed è evidente che gli operai e poi nel corso del Novecento gli impiegati sfruttassero proprio la calda stagione per concedersi le vacanze. Per definire le mete delle vacanze è stato poi essenziale l’avvento della ferrovia. Essa permetteva anche a chi non disponeva di grandi redditi un trasporto veloce e comodo. Solo la diffusione dell’automobile nel secondo dopoguerra ha reso la vacanza al mare o in montagna un fenomeno di massa.

Pubblicato

Venerdì 24 Giugno 2005

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