Anche se non è più al centro dell'attenzione dei media prosegue il braccio di ferro fra il personale della Boillat a Reconvilier, rappresentato dal sindacato Unia, e la direzione del gruppo Swissmetal. La scorsa settimana sono falliti i negoziati in vista dell'allestimento di un piano sociale a favore dei lavoratori licenziati negli stabilimenti della Swissmetal a Reconvilier. Per André Daguet, membro della direzione nazionale del sindacato Unia e della delegazione della stessa Unia alle trattative con Swissmetal, una cosa è chiara: i licenziamenti a corto termine della scorsa primavera non sono stati pronunciati per ragioni economiche, ma si è trattato di un'azione punitiva. Ora Unia ricorre al Tribunale arbitrale per imporre quel piano sociale che il Contratto collettivo di lavoro (Ccl) prevede.

Martedì della scorsa settimana un comunicato stampa del sindacato Unia annunciava il definitivo fallimento delle trattative fra le commissioni del personale della Boillat di Reconvilier e Unia da un lato, Swissmetal e l'organizzazione padronale Swissmem dall'altro. L'obiettivo delle trattative era l'allestimento di un piano sociale per le circa 60 persone per le quali il licenziamento, pronunciato in pieno sciopero nel marzo scorso, non era stato revocato. Unia e le commissioni del personale chiedevano un piano sociale usuale per il settore, comprendente delle misure per sostenere tutte le persone licenziate (fra cui molti collaboratori di lunga data) e delle indennità di partenza. Ma Swissmetal non è entrata nel merito di queste richieste. Già una prima tornata di negoziati, il 13 luglio, non aveva prodotto alcun risultato.
«La direzione di Swissmetal ha rifiutato fin dall'inizio di entrare in trattative su un piano sociale», rileva André Daguet, membro della direzione di Unia, per conto della quale ha partecipato alle trattative. «Infatti secondo Swissmetal il crollo delle ordinazioni con cui sono stati spiegati i 112 licenziamenti all'inizio di marzo, sarebbe stato una diretta conseguenza dello sciopero. In questa logica sarebbero stati gli scioperanti stessi ad aver provocato il licenziamento in massa. Per noi è chiaro che i motivi economici addotti per decimare il personale erano soltanto un pretesto. In realtà si è trattato di un'azione punitiva della Swissmetal nei confronti delle maestranze in sciopero. L'esperto industriale Jürg Müller, chiamato dal mediatore Rolf Bloch ad esprimersi sul futuro della Boillat, è pure lui giunto alla conclusione che i 112 licenziamenti non si giustificavano dal punto di vista economico, considerando che i libri delle ordinazioni erano pieni per parecchi mesi».
Sempre il 12 settembre, riconoscendo il fallimento delle trattative, in un comunicato Swissmetal annunciava la creazione di un fondo da destinare ai casi sociali più difficili, dotato di 200 mila franchi. Esso verrà alimentato da Swissmetal attingendo ai mezzi della Fondazione in favore del personale della fabbrica Boillat, una fondazione padronale di Swissmetal a Reconvilier. Secondo il comunicato di Swissmetal questo fondo «deve permettere di fornire un aiuto pragmatico ai casi sociali più difficili dovuti allo sciopero illegale alla fabbrica di Reconvilier nel mese di febbraio di quest'anno. Questo passo non porta alcun pregiudizio alla posizione giuridica adottata da Swissmetal sull'illegalità dello sciopero».
In realtà la direzione di Swissmetal aveva proposto ad Unia di partecipare per metà al finanziamento di questo fondo, che avrebbe limitato i suoi interventi soltanto ai casi più delicati. Proposta che il sindacato ha respinto. Per Daguet «il gioco di Swissmetal è molto trasparente: con la sua partecipazione finanziaria il sindacato avrebbe riconosciuto la sua responsabilità per lo sciopero e per le sue asserite conseguenze. Con la somma più che altro simbolica di 200 mila franchi a Swissmetal non interessa tanto aiutare gli operai, quanto piuttosto attribuire ad Unia la colpa per lo sciopero. Noi manteniamo la nostra posizione, cioè che è la direzione di Swissmetal che ha provocato lo sciopero venendo meno all'accordo preso nel novembre del 2004».
Unia porta ora la sua richiesta di un piano sociale conforme a quanto previsto dal Contratto collettivo di lavoro dell'industria delle macchine (Ccl) di fronte al Tribunale arbitrale. Il Ccl prevede infatti che in caso di conflitto le parti del contratto possano fare appello al Tribunale arbitrale del rispettivo ramo professionale. Il Tribunale, composto di tre persone (un rappresentante dei datori di lavoro, uno dei lavoratori e un presidente indipendente) esaminerà i fatti e prenderà una decisione nel merito. «Siamo fiduciosi di avere buoni argomenti per imporre in questo modo un piano sociale», conclude Daguet.  

Pubblicato il 

22.09.06

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