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Lavoro & Giustizia

C'è posta per Dpd

Un centinaio di personalità elvetiche scrivono al Ceo del gigante delle consegne per chiedere il riconoscimento dei diritti dei collaboratori

di

Francesco Bonsaver

«Egregio Signor Schultze, si assicuri che le leggi svizzere siano rispettate. Ogni ora di lavoro deve essere registrata e pagata. Il lavoro gratuito, che i fattorini hanno svolto in passato, deve essere rimborsato». Destinatario della richiesta è Tilmann Schultze, Ceo dell’azienda di consegne Dpd. I mittenti della lettera aperta invece sono un centinaio di personalità elvetiche attive in vari ambiti, che sostengono i diritti dei lavoratori, calpestati quotidianamente in azienda come denunciato pubblicamente dal sindacato Unia.

 

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Tra i ticinesi, figurano le firme del dottor Franco Cavalli, l’economista ricercatore Spartaco Greppi, il direttore del Teatro sociale di Bellinzona Gianfranco Helbling (per anni direttore di area), l’economista Christian Marazzi, la professoressa di Senologia Olivia Pagani, Vasco Pedrina (ex presidente di Unia e Uss), Nicolas Pons Vignon, professore in trasformazioni del lavoro e innovazione sociale alla Supsi, il dottor Beppe Savary e la professoressa all’Università di Losanna Nelly Valsangiacomo.

 

Firmatari che si dicono indignati da quanto emerso dalla denuncia di Unia sulle pessime condizioni di lavoro a cui è sottoposto il personale nella consegna, con «orari eccessivamente lunghi, ore non retribuite, stress estremo e sorveglianza».

 

Il sindacato aveva reso noto come funzioni il «Sistema Dpd» pubblicando un rapporto dettagliato sull'organizzazione aziendale. Sostanzialmente, l’azienda che appartiene alla Posta francese, non assume direttamente i dipendenti «scaricando così sistematicamente i rischi e le spese sull’ottantina di ditte subappaltatrici che lavorano esclusivamente per lei e sul personale, mantenendo tuttavia l’intero controllo su tutte le operazioni. Eppure la legge federale sulle Poste è chiara, Dpd deve verificare il rispetto della legge delle sue aziende subbapaltatrici». E poiché ciò non avviene, scrive il sindacato, tocca alla Commissione federale delle Poste intervenire quale autorità di vigilanza nei confronti di Dpd.

 

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Le centinaia di personalità elvetiche concludono la lettera annotando che usano «volentieri i servizi di Dpd per farci recapitare pacchetti a casa. Tuttavia, vogliamo che i fattorini siano retribuiti correttamente e trattati dignitosamente», invitando dunque il manager Schultze «a smetterla di nascondere la testa sotto la sabbia e si sieda al tavolo delle trattative con i lavoratori e Unia, il loro sindacato. Garantisca che presso DPD i diritti sindacali siano rispettati e protegga autisti e autiste dalle minacce e dai licenziamenti e faccia in modo di creare un ambiente di lavoro degno. È suo dovere fare in modo che la situazione incresciosa nella sua azienda abbia termine e che tutto il personale sia trattato con rispetto».

Chi volesse sostenere l'appello, può scrivere una lettera mail preparata appositamente.

 

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Pubblicato

Giovedì 15 Aprile 2021

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