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Palestina

C'è la tregua ma non c'è pace

Lo storico Ilan Pappé: «Assedio, apartheid e pulizia etnica dei palestinesi non si fermano. La soluzione dei due Stati è morta»

di

Giuseppe Acconcia

Dopo undici giorni dai primi bombardamenti israeliani nella Striscia di Gaza e fino al cessate il fuoco nella notte tra il 20 e il 21 maggio sono state 248 le vittime palestinesi, tra di loro 66 minori, e 1.900 sono i feriti, almeno centomila gli sfollati e 1.800 le case distrutte. Intere famiglie sono state sterminate, come quella del medico internista dell’ospedale al-Shifa, Ayman Abu Aouf, ucciso insieme ai suoi cinque figli. Tra i palazzi colpiti nel centro di Gaza City ci sono la torre al-Shorouk e la torre al-Jalaa, sede di media internazionali, e altre infrastrutture di Hamas, inclusi tunnel sotterranei, in attacchi che hanno anche ucciso funzionari del movimento che governa Gaza. Dodici, tra cui un bambino, sono gli israeliani morti per i raid lanciati dalla Striscia di Gaza. Dopo i primi scontri, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha detto che Hamas ha «superato la linea rossa» e Israele avrebbe risposto «con grande forza». «Mandando la polizia a Haram al-Sharif (Spianata delle moschee, ndr), che è entrata con i suoi uomini nella moschea di al-Aqsa e nella moschea della Roccia, Israele ha superato una linea rossa. Impedendo ai musulmani di pregare nella notte più importante dell’anno (Laylat al-Qadr, una delle notti che segna la fine del Ramadan, ndr), Israele ha superato la linea rossa. Ma Israele ha superato la linea rossa tanto tempo fa, quando ha imposto l’assedio e l’embargo contro Gaza, procedendo alla pulizia etnica dell’Area C e imponendo una sorta di sistema di Apartheid per i palestinesi in
Israele. A questo si potrebbe aggiungere non permettere ai rifugiati palestinesi di tornare», ci ha spiegato lo storico israeliano dell’Università di Exeter, Ilan Pappé, autore tra gli altri dei volumi “The Making of the Arab-Israeli Conflict e The Ethnic Cleansing of Palestine”, e tra i fondatori della campagna di Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (Bds).

Gli scontri hanno segnato l’epilogo di un mese di alterchi, una marcia organizzata da nazionalisti israeliani che doveva attraversare la zona a maggioranza musulmana nella Città antica di Gerusalemme Est è stata cancellata per il timore che potesse innescare una rivolta nel Jerusalem Day (9-10 maggio) che ricorda la conquista di Gerusalemme Est del 1967. Quest’anno la marcia avrebbe dovuto avere luogo proprio negli ultimi giorni di Ramadan. Quindi sono state queste le circostanze specifiche che hanno esacerbato le tensioni. «La causa più immediata è l’incapacità di Netanyahu di formare un governo e l’impossibilità reale che qualcun altro possa farlo. Questa è la ragione principale che spiega la provocazione della polizia a Haram al-Sharif. Era chiaro che né Hamas né ampie parti della società palestinese sarebbero rimaste indifferenti rispetto a una tale provocazione», ha aggiunto Pappé. Non solo, le autorità israeliane avevano deciso di sfrattare le famiglie palestinesi dal quartiere di Gerusalemme Est di Sheikh Jarrah che ha uno specifico significato storico. «Israele ha un problema e si trova a Gerusalemme Est. In realtà i problemi sono 200mila, vale a dire i palestinesi di Gerusalemme che impediscono la completa giudeizzazione della città. Nei quartieri di Silwan e Sheikh Jarrah il metodo usato è di rivendicare le proprietà degli ebrei, in altre parti è spedire i palestinesi in Cisgiordania e in altri casi è l’uso di una crescente pulizia etnica», ha spiegato lo storico. E così decine di palestinesi sono rimasti feriti negli scontri con la polizia israeliana all’interno della moschea di al-Aqsa: un evento senza precedenti nella storia del conflitto. «Lo è davvero, sebbene dobbiamo ricordare che gran parte dei palestinesi in ogni luogo sono stati trattati in questo modo in tutta la Palestina storica», ha continuato Pappé. Dopo la tregua, il conflitto israelo-palestinese, sembra che, a dispetto delle dichiarazioni ufficiali, sia sempre più vicino ad andare verso un solo Stato. «È chiaro a tutti che la soluzione dei due Stati è morta. Ci vorrà tempo perché un’alternativa venga adottata dalle parti in conflitto. Ma ci stiamo avviando per la strada che va verso quella direzione», ha concluso il docente israeliano.

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Venerdì 28 Maggio 2021

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