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C'è chi ci vive al shopping center

di

Francesco Bonsaver
Non solo centro commerciale. Il complesso immobiliare Westside di Berna comprende anche due stabili riservati a una casa anziani, il Senecasita. Sfruttamento fino all'ultimo soldo o migliore qualità di vita grazie all'oppurtunità di tessere  relazioni sociali? Ne abbiamo parlato con una residente, Odette Voulich, classe 1929.

«Ho scelto questa casa di riposo perché qui posso morire». Sembra avere il gusto del macabro la nostra interlocutrice, l'81enne Odette Voulich. Poi però completa la frase: «nel senso che oggi sono ancora in forma e autonoma, ma se un giorno la mia salute dovesse peggiorare, questa struttura offre anche il sostegno medico in caso di necessità. Così non dovrò trasferirmi». La sua scelta non è dunque motivata dalla coabitazione con il centro commerciale Westside di Berna. «No, ma devo dire che ci sono molti vantaggi con questa vicinanza» Il centro commerciale lo si raggiunge facendo pochi passi all'esterno, ma anche da un passaggio sotterraneo al coperto. «Una possibilità interessante, soprattutto d'inverno, quando ho paura di scivolare sul ghiaccio» spiega la signora Voulich. Cosa pensa dell'aspetto consumistico di una tale vicinanza? «L'incitazione a spendere c'è, non lo nego. Mi capita, raramente, di cedere alla tentazione comprando cose di cui magari potrei fare a meno. Come residenti della casa anziani abbiamo diritto al 10 per cento di riduzione al martedì. E tutti ne approffittiamo quel giorno, anche quando non ne abbiamo un reale bisogno. Di certo il supermercato Migros trae dei benefici dalla nostra presenza». Ma la signora non ha dubbi sulla coabitazione casa anziani e centro commerciale «È molto positiva. In un anno che abito qui, ho mangiato solo una volta al ristorante della casa anziani. Mi piace approffitare delle possibilità del centro commerciale, variando sia lo stile di cucina che la compagnia». Oltre ai ristoranti, alla signora Voulich piace frequentare una libreria: «hanno un bel divano dove si può leggere tranquillamente senza essere disturbati. Altre volte bevo un caffé (all'interno del centro è presente una famosa catena americana di caffè, ndr.) oppure compro qualche regalo o semplicemente passeggio guardando le vetrine». Alla signora Voulich piace il Westside per la sua pulizia e la sicurezza di cui si occupa un'agenzia privata. La possibilità di affidarsi a loro in caso di bisogno la rassicura.
Le piaciono i centri commerciali? Non le mancano i negozietti di quartiere, domandiamo alla signora. «Sinceramente non ho nostalgia dei negozietti. Ma se devo dirle qualcosa che manca al Westside, sono i piccoli bar, dove si possa mangiare un piatto semplice e tradizionale. Dei locali tipo bistrot, per intendersi». In effetti, la presenza di grandi catene globali rende tutto un po' anonimo. Una prerogativa dei centri commerciali, non a caso definiti anche dei non luoghi. E il Westside non fa eccezione, malgrado la costruzione dell'archistar Daniel Liebiskind renda gli spazi molto luminosi e ariosi, ben diversi dalle scatole illuminate artificialmente di cui siamo abituati in Ticino.
Altri residenti della casa anziani vanno spesso al cinema, un multi di 11 sale che proietta film dalle 13 a notte tarda. Sarebbe però sbagliato credere che la vita della signora Voulich si riduca alla casa anziani e al centro commerciale. A Berna, al contrario di quanto successo a sud delle alpi, la realizzazione di un efficiente sistema di trasporti pubblici va di pari passo alla costruzione di insediamenti commerciali e residenziali. Dal Westside, con intervalli di attesa molto brevi tra un mezzo pubblico e l'altro, in pochi minuti sarete in centro. «Vado spesso in città. A svolgere delle commissioni o a mangiare in un ottimo ristorante cinese vicino alla stazione».
Riassumendo, la signora Voulich e gli altri residenti della casa anziani sembrano apprezzare la coabitazione con il centro commerciale. La tentazione consumistica non viene negata, ma la possibiltà di svago, di relazioni sociali e l'ottima rete di trasporti pubblici, migliora la qualità di vita dei residenti della casa anziani, evitando di trasformare la struttura in un ghetto per vecchi.

Il lato ovest di Berna: negozi chiusi la domenica e servizi pubblici
Progettato dall'archistar mondiale Daniel Libeskind, (l'architetto incaricato di progettare la ricostruzione del Ground Zero a New York tanto per citare una delle sue prestigiose opere), il Westside è stato inaugurato a fine ottobre 2008.
Al suo proprietario, la cooperativa Migros Aare, è costato circa mezzo miliardo di franchi. All'interno dei suoi 80mila metri quadrati, oltre ai due stabili della casa per anziani, troviamo un hotel, un parco acquatico dotato di 18 piscine più spazi benessere, e un multicinema con un 11 sale. Le attività ludiche affiancano i 55 negozi, il vero cuore del centro commerciale. I negozi restano chiusi la domenica, mentre sono aperte le altre attività destinate al tempo libero. Vi si trova anche un ufficio postale, un centro medico e fisioterapeutico, e un asilo dove parcheggiare i bimbi durante gli acquisti.
Situato proprio sull'autostrada che collega la capitale a Losanna, è servito da un'ottima rete di trasporti pubblici: un treno S-Bahn in partenza ogni 15 minuti vi porta in centro città in otto minuti. Altrimenti si può scegliere tra due linee bus e autopostali. Grazie allo strumento dei ricorsi, le associazioni ambientaliste sono riuscite a imporre misure di riduzione dell'inquinamento. Sono autorizzate 6000 auto al giorno con un valore massimo di tolleranza del dieci per cento, i parcheggi sono a pagamento a partire dal primo minuto e la costruzione rispetta lo standard Minergie.
Il Westside è frequentato da 3 milioni e mezzo di persone all'anno. Complessivamente vi lavorano circa 800 persone. Tutto attorno è in costruzione un intero quartiere residenziale, pensato dalla città di Berna come la sua nuova estensione insediativa.

Sihlcity, la "piccola grande città" mai nata
Zurigo – Con una superficie pari a quella di sedici campi di calcio è il centro commerciale più grande della Svizzera. È stato realizzato a sud di Zurigo, sul terreno dove sorgeva la storica cartiera Sihl, dal nome del fiume che vi scorre a fianco. Come le molte strutture di questo genere realizzate in Svizzera negli ultimi anni, il centro commerciale Sihlcity, aperto nel 2007, offre un'ottantina di negozi, attività gastronomiche, un cinema multisala, un albergo, un centro benessere, uffici, appartamenti di lusso, un autosilo con 850 parcheggi e persino una cappella con tre ecclesiastici a disposizione per l'assistenza spirituale degli incalliti dello shopping.
A differenza di quanto capita altrove (in Ticino in particolare), l'apertura del complesso non ha però causato particolari problemi di viabilità nel quartiere. E non solo perché si trova nelle immediate vicinanze dell'autostrada, ma soprattutto perché ottimamente allacciato alla rete dei trasporti pubblici. All'uscita del centro si trovano insegne luminose che indicano le prossime partenze del treno, del tram e del bus con addirittura l'indicazione dei minuti di percorrenza necessari per raggiungere la stazione di partenza. Da questo punto di vista rappresenta dunque un esempio.
Il tentativo dei suoi promotori (Credit Suisse e una società immobiliare) di fare del Sihlcity «la più piccola grande città della Svizzera» è invece clamorosamente fallito. Dopo la chiusura dei negozi il centro praticamente si spegne: solo nella finta piazza centrale (addobbata con qualche cimelio industriale) si può assistere al via vai dei clienti del cinema, ma di "una vita di piazza" o "di quartiere" non c'è traccia. Non è un caso che la discoteca inserita in principio nel complesso abbia chiuso i battenti dopo pochi mesi.

Pubblicato

Venerdì 9 Luglio 2010

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