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"Bush disprezza i lavoratori"

di

Anna Luisa Ferro Mäder
Tra George Bush e John Kerry i sindacati americani hanno già scelto di sostenere Kerry durante la campagna presidenziale che si concluderà in novembre. Nella sede dell’Afl-Cio, l’Uss americana, si sta già lavorando a pieno ritmo per spodestare Bush, perché una sua rielezione costerebbe carissima ai lavoratori, che hanno già pagato una fattura salata da quanto è arrivato alla Casa Bianca. “Andate a votare” è il primo messaggio che i sindacati mandano ai 13 milioni di iscritti, che non sono tutti necessariamente democratici. “My vote, My Right” (il mio voto, il mio diritto) è lo slogan della campagna lanciata in questi giorni in vari stati americani (quelli dove il risultato è ancora incerto) dai sindacati in collaborazione con altre organizzazioni di difesa dei diritti civili per motivare la gente a non disertare le urne in novembre. L’esperienza dimostra che questo tipo di campagne danno frutti. Quattro anno fa, il forte impegno sindacale ha sicuramente contribuito ad aiutare Gore in stati cruciali come il Michigan, dove il 43 per cento dei votanti facevano parte di famiglie dove qualcuno era iscritto ad un sindacato. Si calcola che a livello nazionale oltre un voto su quattro veniva da famiglie sindacalizzate. La stragrande maggioranza (63 per cento) ha votato per il candidato democratico. In questo mese l’Afl-Cio lancia anche una campagna di sensibilizzazione porta a porta in sedici stati dell’unione (tra di loro vi sono Florida, Iowa, New Mexico, Michigan e Nevada) dove il risultato delle elezioni è per il momento incerto. Volontari stanno andando a distribuire materiale porta a porta per mostrare ai lavoratori cosa ha fatto Bush da quando è arrivato alla Casa Bianca. Appena messo piede alla Casa Bianca, aveva per esempio cercato di affidare a Linda Chavez, poco rispettosa dei diritti dei lavoratori, la guida del ministero del lavoro. I sindacati si opposero e, col sostegno dei media, riuscirono a impedirlo. Con questa prima mossa era diventato subito chiaro a tutti che a Washington per i lavoratori il vento aveva cambiato direzione. La prova è arrivata subito puntuale. Se prima di lasciare la Casa Bianca Bill Clinton si era finalmente deciso a emettere delle norme ergonomiche per difendere la salute dei lavoratori, Bush si è subito dato da fare per eliminare questa protezione che veniva a costare troppo ai datori di lavoro. Eppure molta gente soffre di malattie professionali, spesso legate a mansioni ripetitive. Molti americani lavorano in condizioni che ad un europeo appaiono incredibili. È facile vedere l’autista di un camion per la raccolta della spazzatura fare tutto da solo: guidare il camion e vuotare i tanti bidoni della spazzatura allineati lungo le strade. Le cassiere del supermercato non hanno invece la possibilità di sedersi e rimangono per ore in piedi davanti alla cassa a leggere i prezzi e a riempire le borse dei clienti che aspettano pazientemente in fila. Molti/molte di loro col tempo si ritrovano ad avere la schiena a pezzi o le gambe gonfie. Sono solo la punta di un iceberg assicurano gli esperti. Invece di aiutare i lavoratori, Bush ha subito pensato di premiare i ricchi, molti dei quali hanno finanziato la sua costosa campagna elettorale, riducendo le tasse. Di tagli a dire il vero ce ne sono stati ben due. Le casse dello stato ne hanno subito risentito e da un bilancio in pareggio gli Stati Uniti si sono rapidamente ritrovati con un deficit superiore alle più pessimistiche previsioni. Anche il crollo del dollaro sui mercati internazionale non ha impedito alla bilancia commerciale di continuare a tingersi di rosso profondo. Per risparmiare sui costi, Bush non ha problemi ad affidare appalti pubblici ad imprese che si rifiutano di negoziare un contratto di lavoro con i sindacati. Il presidente quando può taglia fuori i sindacati dai processi decisionali o riduce il loro influsso. Lo si è visto quando ha dovuto creare il nuovo dipartimento, quello per la sicurezza interna, dove oggi operano 170 mila persone, che lavorano senza la protezione di un contratto collettivo di lavoro. Bush ha creato un nuovo dipartimento, ma nello stesso tempo ha anche annunciato mega progetti per il trasferimento a privati di compiti finora svolti dall’ente pubblico. Il sistema è già ben applicato dal Pentagono. In Iraq i privati non solo distribuiscono i pasti ai soldati, montano le tende, garantiscono i servizi igienici o la distribuzione della posta, ma assicurano in certi casi anche la sicurezza di edifici e di personale americano in Iraq. La pubblicazione delle foto dei maltrattamento inflitti ai detenuti della prigione di Abu Graib ha messo in luce il fatto che persino l’interrogatorio dei prigionieri è stato affidato a privati. Privatizzare mansioni sensibili si è già rivelata una decisione pericolosa. Lo si è visto l’11 settembre del 2001. Per risparmiare sui cosi, il controllo dei bagagli e dei passeggeri era stato affidato a personale mal pagato e con una scarsa formazione col risultato che lo stato ha dovuto riprendere il controllo della situazione, pagare salari più adeguati e offrire una migliore formazione per garantire maggiore sicurezza. Bush ha fatto poi ben poco per impedire il trasferimento all’estero di posti di lavoro. Lo si è visto nelle trattative per accordi commerciali con altri paesi. Durante la sua presidenza sono spariti milioni di posti di lavoro nel settore manifatturiero. Il problema interessa sempre più anche il settore terziario, come per esempio quello dell’informatica. Solo negli ultimi mesi le cose hanno cominciato a migliorare sul fronte del lavoro, ma il tasso di disoccupazione resta ancora molto alto. La lista dei sindacati è naturalmente molto più lunga basti pensare alla decisione di tagliare i compensi per gli straordinari a milioni di lavoratori. I rappresentanti dei lavoratori sono preoccupati per quello che potrebbe succedere in futuro. Nei giorni scorsi la stampa ha pubblicato indiscrezioni sui tagli che la Casa Bianca prevede di fare nel preventivo per il 2005. Interessano moltissimi campi della socialità. Come dire che per il cittadino medio americano se Bush resta le prestazioni sociali continueranno a deteriorarsi.

Pubblicato

Venerdì 25 Giugno 2004

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