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Bush che seminò vento

di

Anna Luisa Ferro Mäder
Gli Stati Uniti, e il resto del mondo, hanno guardato esterrefatti a quello che è avvenuto a New Orleans dopo il passaggio di Katrina. Questo uragano ha permesso non solo di mostrare l’impreparazione delle autorità davanti alle catastrofi naturali, ma anche quanto sia grave il fenomeno della povertà nel paese più ricco del mondo. Sì, perché ad essere intrappolati nella città allagata erano e sono soprattutto le persone dei ceti sociali più disagiati. Quelle che non hanno auto per scappare o soldi per prendere un aereo. Sono rimaste per difendere quel poco che hanno tra le quatto mura di casa. Adesso il mondo sa che negli Stati Uniti i poveri sono tanti e in continuo aumento. I nuovi dati del censimento 2004, pubblicati proprio in questi giorni, lo provano. Da quattro anni a questa parte negli Stati Uniti la povertà cresce. Quando Bush è arrivato al potere nel suo paese si contavano 31 milioni di poveri. Oggi sono 37 milioni. Sono quasi il 13 per cento della popolazione. Il fenomeno interessa le grandi città, ma è fortissimo anche nel sud del paese. A New Orleans, città famosa per la sua musica, la sua cultura e il suo passato, il 38 per cento della popolazione è povero. Nel vicino stato del Mississippi lo è il 22 per cento e in Louisiana il 19 per cento. Vivere in povertà significa accontentarsi di lavori mal pagati, frequentare scuole fatiscenti, non godere dell’assistenza sanitaria, non avere garanzie per la vecchiaia e tirare avanti alla giornata. I più colpiti sono soprattutto i neri e quindi non è strano che proprio loro siano finiti in questi giorni sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. In questi quattro anni Bush ha fatto ben poco per loro. A Washington ha propagato il meno stato e difeso prima di tutto gli interessi delle classi più agiate. Ha tagliato le tasse perché – ha detto – «i soldi sono vostri e non dello stato». Adesso si vede benissimo dove porta questa filosofia del meno stato. Il paese più ricco del mondo, che spende ogni settimana miliardi di dollari in Iraq, ha tagliato negli ultimi anni gli aiuti per rinforzare le dighe che proteggono New Orleans. Tante altre voci di bilancio hanno subito la stessa sorte. Il presidente non ha fatto niente per ridurre il consumo energetico. Adesso basta l’uragano Katrina per mandare alle stelle i prezzi alle pompe di benzina di tutto il mondo. Da questa storia Bush esce con le ossa rotte. A criticarlo, non sono solo i democratici, ma anche i repubblicani. La stampa parla di un governo “paralizzato”. Il paese ritorna dalla pausa estiva consapevole più che mai di doversi rimboccare le maniche. Molti hanno capito che tagli alla spesa pubblica si possono pagare a caro prezzo. È tempo di cambiare direzione. Perché chi semina vento alla fine raccoglie solo tempesta.

Pubblicato

Venerdì 9 Settembre 2005

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