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Spazi alternativi

Buone feste, Lugano l'occupata

Blitz dei Molinari nel vecchio edificio in disuso della Caritas: "Trecento persone per ribadire il bisogno d'autogestione e di libertà"

di

Raffaella Brignoni

Buone feste, Lugano bella.

«La notte tra domenica 25 e lunedì 26 dicembre abbiamo liberato, occupandolo temporaneamente, lo stabile in disuso dell’ex Caritas a Molino Nuovo lasciato deperire, come tanti altri, da vari anni. Oltre 300 persone sono passate, condividendo una ventata di libertà e ribadendo l’imperante bisogno di spazi d’autogestione e di libertà al di fuori del controllo statale. La serata si è conclusa alle prime luci dell’alba, senza nessun problema particolare, tra balli, canti, fuochi pirotecnici (…). Al di fuori delle vetrate dello stabile si estendeva il grande prato lasciato ormai sgombero dalle macerie dell’ex Istituto Vanoni distrutto pochi mesi dopo l’occupazione del maggio 2021».

«Chi vuol fare l’antagonista, si arrangi». Il sindaco di Lugano, Michele Foletti, nella schiettezza del parlare che lo contraddistingue, lo aveva detto senza parafrasi, facendo capire che il Municipio non era intenzionato a mercanteggiare. Detto, fatto. Il sindaco è stato preso in parola e sono tornati, perché non se ne sono mai andati, nonostante il tentativo delle autorità di cancellare l’esperienza dell’autogestione a Lugano. Radere fisicamente al suolo l’ex Macello, come avvenuto nella notte del 29 maggio 2021, non è bastato a spegnere la scintilla di chi rivendica spazi diversi di aggregazione. Il Centro sociale il Molino lo ha rivendicato e ribadito la scorsa notte con un’azione di occupazione, che si è risolta questa volta senza interventi di polizia.

Un tema, quello del riconoscimento al diritto dell’autogestione, che resta aperto (e irrisolto) come evidenzia il blitz natalizio. Riproponiamo, dunque, le considerazioni di due ricercatori, che avevamo raccolto nell’edizione dell’11 giugno 2021, in quanto ben spiegano ancora il nodo che si nasconde dietro a un presunto “problema”.

«Si è voluto annientare un’iniziativa che parte dalla popolazione» commentava Jean-Pierre Tabin, professore di politica sociale all’Alta scuola di lavoro sociale e salute sociale di Losanna. «In Ticino hanno voluto distruggere l’esperienza del Molino attraverso una demolizione fisica, dalla quale emerge il rifiuto ad accettare l’intraprendenza civica dei cittadini. Da qui si è generata una violenza epistemica fatta in nome di una concezione del mondo che pretenderebbe che il bene pubblico possa essere proposto solo dallo Stato» evidenzia Tabin.
Dal suo canto, il politologo ticinese Marco Giugni, direttore dell’Istituto di studi sulla cittadinanza dell’Università di Ginevra, commentava così: «È il riflesso di una visione e di una politica, solitamente associata alla destra, che mette davanti le ragioni dello stato di diritto (law and order) e dell’ordine piuttosto che della partecipazione e della società civile (civil rights)».
Professor Giugni, la repressione da parte delle autorità ticinesi come può essere letta?
«Spesso la repressione è sintomo dell’incapacità di prevedere dei dispositivi di risposta più adeguati e di una certa impreparazione a gestire situazioni di questo tipo. In generale, comunque, è vero che spesso e volentieri l’autogestione, ancora oggi e al di là dei discorsi di facciata, non è ben vista, né dalle autorità né da una parte dell’opinione pubblica, la quale è decisiva per spiegare come agiscono le prime. Le autorità, alla luce delle esperienze in altre città, preferiscono agire d’opportunità e provare a instaurare un dialogo».
Appunto, dialogo. Il Municipio si dichiara disponibile a riattivare trattative, ma secondo lei che cosa succederà?
«Si è assistito a un tentativo alquanto maldestro di gestire la situazione e il dialogo dopo un’azione così violenta simbolicamente e materialmente è ovviamente più difficile. Chiedere di sedersi tutti a un tavolo suona un po’ come una presa in giro, il che mina la credibilità e la legittimità delle autorità stesse, aspetti che sarebbero invece essenziali per avviare un dialogo».

Intanto il Centro sociale il Molino fa sapere che «continueremo a riprenderci gli spazi, gli edifici e i luoghi lasciati a deperire dalla speculazione edilizia di una città che pensa di affidarsi alla finanziarizzazione smart del bitcoin e della securizzazione preventiva».

 

Pubblicato

Martedì 27 Dicembre 2022

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