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Bugie

di

Giuseppe Dunghi
Il 5 febbraio 2003 il ministro degli esteri statunitense Colin Powell si presentò alle Nazioni Unite esibendo una fialetta che conteneva antrace: era la prova che l'Iraq era in grado di produrre tale sostanza e altre armi di distruzione di massa  mediante laboratori mobili e quindi era necessario un intervento militare in quel paese, che infatti avvenne il mese successivo. Diversi anni dopo Powell ammise che si era trattato di una bugia, basata su un'informazione falsa estorta dai servizi segreti tedeschi a un ingegnere iracheno che l'aveva fornita in cambio del ricongiungimento familiare con la moglie marocchina. Le bugie durano il tempo di un discorso, le guerre invece sono vere e durano anni.
Capita la stessa cosa con il lavorio in corso da un po' di tempo intorno alle pensioni, da Pascal Couchepin alla nuova ministra del lavoro italiana Elsa Fornero. È tutto un fiorire di previsioni catastrofiche e progetti di riforma che hanno lo scopo di ridurre le pensioni. Ma sono un cumulo di falsità.
In Italia, ad esempio, se si calcola l'ammontare delle pensioni al netto delle ritenute fiscali che lo Stato trattiene per sé, come si fa negli altri paesi europei, risulta un avanzo tra le pensioni effettivamente erogate e i contributi versati dai lavoratori di 27,6 miliardi di euro: i lavoratori versano di più di quello che percepiscono da vecchi. Naturalmente quelli che intendono ridurre le pensioni fanno il calcolo al lordo, in modo da far risultare un disavanzo e così invocare il "risanamento dei conti pubblici".
Chi parla di aumento della durata della vita dimentica sistematicamente di citare l'aumento della produttività del lavoro: oggi il lavoro genera più profitti, che basterebbero abbondantemente a coprire i costi di qualche anno in più di pensione. In Italia l'età media di pensionamento è di 61,1 anni, in Francia 59,1, in Germania 61,8, ma le aziende considerano già vecchio un dipendente di cinquant'anni. Intanto una percentuale altissima di giovani è disoccupata. Logica vorrebbe dunque che fosse piuttosto diminuita, non aumentata l'età pensionabile. Non è vero che ci sono troppi vecchi e pochi giovani: ci sono troppi giovani costretti a lavori precari o in nero o che entrano tardissimo nel mondo del lavoro e di conseguenza non versano i contributi previdenziali. La demografia sul medio e lungo termine trova sempre un equilibrio. Per ovviare agli squilibri momentanei, nel secolo scorso sono stati concepiti i sistemi pensionistici a ripartizione e retributivi, che funzionano come l'Avs in Svizzera o tutto il sistema pensionistico italiano: chi è in età lavorativa paga con le trattenute sulla busta paga la pensione agli anziani, e a sua volta riceverà la pensione dalla successiva generazione di lavoratori. È la solidarietà intergenerazionale. Ma la ministra Fornero, quella che lo scorso 4 dicembre ha pianto per la commozione mentre annunciava i sacrifici che il governo sta per imporre ai pensionati, è convinta che bisogna cambiare sistema, "estendere il contributivo", cioè il sistema a capitalizzazione nel quale ciascuno quando è in pensione riceve esattamente quello che ha versato nel corso della vita: ognuno per sé, chi è povero è povero, chi è ricco è ricco. Il risanamento dei conti pubblici dura il tempo di una conferenza stampa, la diminuzione delle pensioni è reale e incomincia da subito.

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Venerdì 23 Dicembre 2011

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