Figlio: papà cosa vuole dire mercato? Papà: il mercato è un luogo dove vai a comperare ciò che hai bisogno. Per esempio ieri abbiamo comprato due etti di prosciutto, un chilo di patate, il pane, frutta e verdura. Figlio: cosa è la salute? Papà: la salute è quando stai bene, che non hai l’influenza, sangue da naso, malattie o infortuni. Figlio: ma allora il mercato della salute significa che vai a comperare … che vai a comperare … cosa vai a comperare? Papà: è vero che c’è chi vende occhi, reni, o altre parti del proprio corpo per arrotondare le proprie entrate, specie nei paesi del terzo mondo molti cittadini sono obbligati a ciò perché vivono nella miseria. Ed è altrettanto vero che c’è chi approfitta vergognosamente di questo mercato, potendo comprare ciò che altri, se solo potessero, non vorrebbero alienare. Questa non è che l’estrema conseguenza del mercato (in questo caso della salute). E’ la sua stessa quintessenza, al mercato comperi quello che la gente vende. Queste cose non succedono però qui da noi. Abbiamo una salute pubblica (oltre alle cliniche private) dove vige un controllo. Eppure quello della salute è un mercato anche senza quegli abusi. Figlio: ma papà allora noi cosa vendiamo al mercato della salute? Papà: in verità noi non vendiamo ma comperiamo. Ma se i premi delle casse malati continuiamo a salire ci sarà chi è costretto a vendere la salute per tirare a campare. In verità è ciò che molti lavoratori fanno già. Invece di vendere un rene, o altro vendono la loro forza lavoro … Figlio: ma allora cosa c’è di sbagliato in tutto ciò? Papà: vedi c’è di sbagliato che paghi e comperi salute. Paghi un po’ di più e hai la stanza privata, o vai in clinica. Paghi un po’ di più e ti vedi aumentate le prestazioni. Poi c’è di sbagliato che i cittadini sono persone ben educate. Hanno imparato che ogni anno la tradizione si ripete. I premi delle casse malati aumentano. Eppure non si incazzano. Eppoi c’è di sbagliato che quello della salute è un mercato (al quale abbiamo diritto). Tu ti puoi curare ma devi pagare. E devi pagare ogni anno di più. Figlio: ma allora se la salute è una cosa che hai pagato ben caro ogni volta di più, perché la gente pensa sempre che è un diritto? In verità a me sembra che le cure e le prestazioni sanitarie non siano un diritto, ma una merce che comperi e che paghi profumatamente. Insomma siamo troppo ben abituati a pensare che per curarci dobbiamo pagare. Quando invece quello della cura dovrebbe essere un dovere della comunità rispetto i suoi membri. Papà: esatto questa è la lezione sociale del libero mercato. La sua pedagogia invece ci dice che: si parla di mercato della salute fingendo di parlare di diritto alle cure. E noi ci caschiamo. Pensiamo al mercato e lo confondiamo con il diritto.

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17.01.03

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