Lavoro

Pensioni così alte non ce le potremo permettere più! Perché nello Stato accade come in una famiglia: le uscite non possono superare le entrate. Con l’aumento della speranza di vita ci saranno molti anziani e il rendimento dei capitali accantonati non basterà più a pagare le pensioni. L’attuale sistema è insostenibile!


A essere insostenibile è piuttosto questo ragionamento. Non per mancanza di logica, tutt’altro, ma perché rivela un tragico mutamento in peggio nei rapporti sociali. Un po’ come ha scritto qualche anno fa l’ingegnere forestale Ivo Ceschi a proposito del castagno in un bel libro dedicato al bosco nel Cantone Ticino: «L’ulteriore e accentuato degrado dei boschi castanili nel secondo dopoguerra è stato uno degli indicatori più evidenti del progressivo declino del settore primario».


Nonostante l’incuria e l’abbandono, sopravvivono alcuni castagni monumentali: quello che forse è il più vecchio (probabilmente 700 anni) a Chironico, con una circonferenza di 11,62 metri, uno plurisecolare all’Alpe di Brusino, e un altro a Bordei nelle Centovalli che raggiunge i 12,95 metri di circonferenza. Sono i superstiti di antiche selve a castagno, ora ridotte generalmente a ceduo castanile.


Si fa in fretta a dire ceduo, un bosco apparentemente disordinato e improduttivo ma in realtà lo stadio finale di un avvicendamento colturale iniziatosi con i castagni piantati dai nostri antenati. Alberi giustamente distanziati, si tiene sotto controllo il sottobosco e lontane le capre a cui piace la corteccia, in ottobre si raccolgono le castagne e lo strame per le bestie. Passano gli anni con le loro bufere, i fulmini, i parassiti, gli alberi diventano vecchi, arrivano i segantini dal Trentino e se ne ricavano assi per gli impiantiti e travi per i tetti. Al posto degli alberi tagliati restano sul terreno cerchi di legno vivo del diametro di tre-quattro metri e siccome il castagno è parecchio pollonante, nella stagione seguente nascono a cerchio tanti getti nuovi che vengono sfoltiti lasciandone solo 7 o 8. Questi crescono per 10-15 anni fino a che arrivano a circa 20 cm di diametro, adatti per farne pali da vigna: è il bosco di palina. Si prelevano i pali, ma se ne preserva uno che viene innestato e destinato a diventare un albero fruttifero, una nuova selva.


Ogni generazione ha dunque a disposizione le castagne per l’inverno, lo strame, il fieno di bosco, il legname per i diversi usi, i pali per la vigna. Ma a un patto: oltre a godere ciò che ha lasciato la generazione precedente, la generazione successiva deve fare il suo dovere: falciare, rastrellare il terreno dopo il raccolto, tenere in ordine i muretti per impedire che entrino le capre, eliminare i rami morti, diradare i polloni, innestare con diverse varietà in modo da avere una raccolta prolungata. Insomma lasciare tutto in ordine per la generazione che verrà dopo. Il ritmo è quello dei secoli.
Oggi si concepisce il sistema pensionistico come un’assicurazione o un risparmio, tanto si versa, tanto si riceve. Mentre per loro natura le pensioni dovrebbero fondarsi sul principio di solidarietà: i giovani, creatori di ricchezza con il loro lavoro, rinunciano a una parte di tale ricchezza per mantenere gli anziani, e a loro volta, quando diventeranno vecchi, verranno mantenuti dai giovani. Invece siamo ridotti ad ascoltare col cuore in gola i notiziari sulle performance delle banche dove sono depositati i nostri fondi pensione e a fare ragionamenti gretti. Abbiamo eliminato i castagni non solo dalle nostre valli, ma anche dai nostri discorsi.

Pubblicato il 

26.03.20..
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