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Blocher, tagli non virtuali

di

Silvano De Pietro
Dire che il consigliere federale Christoph Blocher vuole privatizzare una parte dei servizi informatici della Confederazione non fa più neppure notizia. Che l’ex “tribuno zurighese” dell’Udc, oggi ministro di giustizia e polizia, voglia imporre al suo dipartimento ed all’intera amministrazione federale un’energica cura dimagrante, non è soltanto un fatto ormai assodato, ma anche un’intenzione dichiarata che è parte significativa del programma politico di Blocher e del suo partito. È tuttavia corretto che se ne parli, per due motivi: per non lasciare che restino ignorate le legittime preoccupazioni del personale federale coinvolto, e per le conseguenze politiche che si fanno ogni volta più evidenti e che aggravano sempre di più il quadro d’insieme. L’intenzione del ministro è quella di affidare a privati la gestione di gran parte dei servizi informatici del Dipartimento di giustizia e polizia (Dfgp). Saranno privatizzate solo le applicazioni che non pongono problemi legati alla sicurezza: computer, elaborazione testi e programmi per la posta elettronica, i corrispondenti server ed i support. Colpiti dalla misura saranno 60 impiegati, poiché il numero di posti di lavoro del Dfgp in questo settore sono 144,2 e dovranno essere ridotti ad 84,1. L’appalto sarà messo a concorso già quest’anno, per cui i 60 collaboratori colpiti dovrebbero, almeno in gran parte, passare sin dall’inizio del 2007 alle dipendenze della ditta che vincerà la gara. Il vantaggio, sul medio-lungo periodo, dovrebbe tradursi in un risparmio che va dai 15 ai 17 milioni di franchi all’anno. La preoccupazione tra il personale dell’amministrazione federale è certamente comprensibile. Nel settore specifico dell’informatica la Confederazione dà lavoro a circa 1’500 persone, suddivise in 6 diversi dipartimenti. Infatti, al di fuori del Dipartimento ambiente, trasporti energia e comunicazione (Datec) e della Cancelleria federale, ogni “ministero” ha la sua sezione che si occupa dell’informatica. La struttura più grande è quella del Dipartimento delle finanze, nel quale si trova l’Ufit (Ufficio federale dell’informatica e della telecomunicazione). L’Ufit gestisce non soltanto l’apparato informatico del suo dipartimento, ma anche quelli del Datec e della Cancelleria federale, e svolge le funzioni di collegamento tra i sistemi dell’intera amministrazione. La Confederazione spende annualmente circa 700 milioni di franchi per l’informatica, personale incluso. La decisione di Blocher (che in questo caso non deve chiedere il consenso dell’intero Consiglio federale) di privatizzare i servizi informatici del Dfgp, si traduce ovviamente in una forte pressione sui suoi colleghi di governo affinché facciano altrettanto nei rispettivi dipartimenti. La pressione nasce sia dalle dimensioni del Dfgp, che dispone di un apparato relativamente grande e differenziato tra sistemi di normale elaborazione testi e sistemi di sicurezza e controllo (il “data base” della polizia federale, per esempio), sia dalla personalità stessa di Blocher, che non nasconde la volontà di fare della sua politica l’esempio e la guida per l’intero governo. In una prima riorganizzazione dei servizi centrali del Dfgp, Blocher ha già soppresso 116 posti, vantandosi di aver così compresso di 80 milioni il bilancio annuale del suo dipartimento. Entro il 2008. il Dfgp dovrebbe costare il 18 per cento in meno rispetto all’entrata in carica del consigliere federale dell'Udc. È chiaro che – come ha dichiarato alla stampa domenicale Hans Müller, segretario generale dell’Associazione del personale della Confederazione – «il consigliere federale Blocher vuole passare alla storia come il campione nazionale del risparmio. Non si possono spostare le persone di qua e di là come mobili in una stanza». E secondo informazioni interne, il personale federale sembra essere scioccato in particolare dalla rapidità di questi cambiamenti. Ma da un punto di vista politico le vere sorprese sono altre: la passività con cui gli altri partiti di governo subiscono questa leadership imposta, e l’incapacità di capire che per un’amministrazione pubblica il principale referente non è il padrone, per compiacere il quale si deve risparmiare ad ogni costo, ma l’interesse collettivo, che va tutelato (questo sì) ad ogni costo.

Pubblicato

Venerdì 13 Gennaio 2006

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