È uscito lunedì dal Dipartimento federale di giustizia e polizia un documento dal titolo “Eutanasia e medicina palliativa. La Confederazione deve legiferare?”. Una cinquantina di pagine per concludere che non c’è alcun bisogno di legiferare e che le disposizioni legali attuali bastano a risolvere i conflitti che attualmente si pongono in fine vita. Un primo particolare ha attirato la mia attenzione: il documento è stato messo a disposizione del pubblico prima ancora di averlo sottoposto alla consultazione degli altri Dipartimenti federali. La consultazione interdipartimentale è una consuetudine elvetica che ha il suo senso nella misura in cui le prese di posizione del governo devono essere appoggiate collegialmente e quindi perlomeno conosciute prima che arrivino alla stampa ed al pubblico. Per anni sono circolati documenti del tutto secondari, pur di rispettare questo stile collegiale di governo. Ora, di fronte ad un problema tanto scottante e che tocca davvero tutti (si muore infatti in ogni Dipartimento e non solo in Svizzera....) il Dipartimento diretto da Blocher esce allo scoperto senza chiedere il parere alle colleghe e colleghi. Ma veniamo alla sostanza del problema: riconosco che legiferare in questo ambito sia impresa molto complessa ed in cui il consenso non è facile né scontato. A dire il vero se ne parla da decenni in Svizzera come altrove nel mondo. Già la Commissione presieduta da Josi Meier aveva presentato vari approcci, mettendo in evidenza vantaggi e svantaggi delle singole varianti. Il recente documento avrebbe potuto proseguire sul medesimo cammino chiedendosi se le cose nel frattempo avessero portato ad un altro giudizio. Elementi per una riconsiderazione ce n’erano e ce ne sono tuttora: due Paesi europei si sono dati una nuova legge specifica. Il Belgio e l’Olanda hanno legiferato nei dettagli. Non dico che bisogna copiarli: queste leggi sono infatti criticabili e non dobbiamo sentirci in senso di inferiorità. Ma non bisogna comunque ignorare questi sforzi. Inoltre il Consiglio d’Europa ha tentato, con l’aiuto di una Commissione presieduta da Dick Marty, di formulare un testo di convergenza europeo. Non ci è riuscito, ma almeno il lavoro del nostro Consigliere agli Stati avrebbe potuto essere evocato e messo in valore. Invece di parlare di Europa il nostro documento parla di “margine di manovra dei Cantoni” ed invita quest’ultimi ad assumere eventuali compiti di sorveglianza nei confronti della pratica del suicidio assistito, che come ben si sa, in Svizzera non è punito se quest’ultimo non avviene per motivi di guadagno pecuniario. Ammetto che legiferare in questo ambito è come salire sull’Eiger. Ma alpinisti provetti discutono le varianti stando a valle e prevedono scalate complesse fissando tutti i dettagli. Solo i “pigri” rimangono a valle e guardando in alto affermano che la montagna è troppo alta ed impervia...

Pubblicato il 

10.02.06

Edizione cartacea

Rubrica

 
Nessun articolo correlato