Cominciano a fioccare le multe alle ditte straniere che non rispettano le regole del gioco dell’Accordo di libera circolazione delle persone. Dopo un primo semestre di bilaterali che ha seguito il 1° giugno 2004 in cui il Canton Ticino aveva comminato un’unica sanzione, ora invece le multe – alcune veramente salate – sono cresciute a 57 solo nel campo di attività dell’Associazione interprofessionale di controllo (Aic) che riunisce le 17 commissioni paritetiche del ramo dell’edilizia. E la cosa ancora più interessante è che le multe vengono nella maggior parte dei casi pagate senza battere ciglio. Il Cantone ha infine deciso di stringere le maglie intorno a quei datori di lavoro che non rispettano le regole del gioco della libera circolazione delle persone. Pioniera a livello svizzero è ancora una volta in questo campo l’Aic ticinese che proprio stamane presenta il suo rapporto di attività per l’anno 2005. L’Aic attraverso i suoi due ispettori Bruno Zarro e Mattia Rizza continua nel suo lavoro di “cane da guardia” nell’ambito dei bilaterali per quanto riguarda i 17 rami professionali rappresentati nell’associazione attraverso le rispettive commissioni paritetiche (si veda la tabella in pagina). E sono proprio Zarro e Rizza che nel corso del 2005 hanno segnalato all’Ispettorato del lavoro quasi 200 casi di irregolarità sui 1’300 controlli che hanno effettuato sul territorio ticinese. Dopo la procedura di verifica prevista, in 23 casi aziende estere sono state sanzionate per violazioni dei minimi salariali, in altri 34 casi le multe sono state comminate per violazione di norme contrattuali e della legislazione sul lavoro. L’importo delle ammende ha raggiunto anche le decine di migliaia di franchi. In 5 casi si è addirittura deciso per il divieto di entrata in Ticino per uno o più anni. «In effetti ora si è arrivati a sanzionare quelle ditte che non si comportano correttamente – dice ad area l’ispettore Aic Bruno Zarro –. Il caso più eclatante per quanto mi concerne è quello di una ditta olandese alla quale è stata intimata una multa di 35 mila franchi». Ma pagheranno queste ditte che dopo aver lavorato in Ticino si trovano ormai all’estero? «Non so cosa succederà nel caso degli olandesi – risponde Zarro –, ma se non pagano non potranno tornare a lavorare in Svizzera. Probabilmente non gli conviene fare i furbi». Che il mercato ticinese faccia gola alle imprese estere lo dimostra il fatto che a metà 2005 dei 60 mila franchi di multa intimati ben 48 mila erano stati prontamente pagati. Soldi che finiscono direttamente nelle casse del cantone e non in quelle dell’Aic. Al momento non è invece possibile sapere quante sono le sanzioni intimate dall’Ispettorato del lavoro per quanto concerne i settori in cui non è competente l’Aic e che sono coperti dai 5 ispettori cantonali (cioè generalmente dove non esiste un contratto collettivo di lavoro). Arnoldo Coduri, direttore della Divisione economia del Dfe, ci ha fatto sapere che i dati saranno resi pubblici in una conferenza stampa a fine aprile. Ma ci sono altre informazioni interessanti. Il numero di notifiche è continuato a salire e non dà segno di stabilizzarsi. Nel 2005 sono state ben 6’483 nei settori in cui vigila l’Aic per un totale di quasi 8’600 lavoratori impiegati (a livello cantonale le notifiche sono state 8’544, cioè una media mensile di 700 unità). Per rendersi conto della portata del fenomeno basta fare un confronto fra il primo semestre di bilaterali (giugno-dicembre 2004), con 1’274 notifiche di entrata, con lo stesso periodo dell’anno successivo in cui ne sono state invece registrate ben 4’115. I rami professionali più toccati sono i metalcostruttori, i falegnami e l’edilizia primaria (si veda la tabella in pagina). Un altro fenomeno in forte ascesa è la presenza massiccia di indipendenti che rappresentano ormai quasi il 45 per cento di tutte le notifiche. Un fenomeno – quello dei padroncini – che continua a preoccupare l’Aic in quanto sfugge alla regole dei contratti collettivi. L’Aic ritiene inoltre insufficiente il grado di copertura dei controlli che rappresenta il 20 per cento delle notifiche, «nonostante che questa percentuale sia raggiunta grazie al notevole impegno dei nostri due ispettori» dice ad area il presidente Renzo Ambrosetti al quale abbiamo chiesto di fare un bilancio di quasi 2 anni di bilaterali (si veda il riquadrato sotto) alla vigilia del 1o aprile in cui i lavoratori di 8 dei 10 nuovi paesi membri dell’Ue (Malta e Cipro sono esclusi) potranno entrare in Svizzera grazie ai bilaterali bis. Renzo Ambrosetti che bilancio fa l’Aic di questo periodo di libera circolazione dopo l’apertura del 1o giugno 2004? È un bilancio moderatamente positivo. Stiamo cercando di fare il massimo con i mezzi a nostra disposizione. Ciò nonostante riteniamo ancora insufficiente il grado di controllo. Stiamo aspettando di arrivare ai famosi 8,5 ispettori di cui si deve dotare il Ticino per rispettare l’impegno preso nell’ambito dei bilaterali bis. La valanga di aziende che si sono lanciate sul mercato è ancora difficilmente controllabile. Nel 2005 il numero di notifiche è cresciuto notevolmente. Siete preoccupati? Il Ticino è diventato terra di conquista per il mercato lombardo, inutile negarlo. Certo che se in nord Italia il mercato comincerà a frenare, l’invasione si farà ancora più massiccia. La preoccupazione riguarda la nostra ancora limitata capacità di vigilare. Ci sono poi dei fenomeni come quello dei finti padroncini o di alcune ditte ticinesi che approfittano degli accordi bilaterali per procurarsi vantaggi concorrenziali di corto respiro che non sono da sottovalutare. Il 1. aprile potranno entrare in Svizzera anche i lavoratori di 8 nuovi membri Ue dei paesi dell’Est (Cipro e Malta sono esclusi). Quali saranno le conseguenze? Non si deve avere paura del 1o aprile perché non ci sarà l’invasione dall’Est. I lavoratori provenienti dai nuovi paesi membri dell’Unione europea sono soggetti ad un contingentamento molto selettivo e la precedenza sarà comunque data ai lavoratori indigeni o a quelli dell’Ue dei 15. Probabilmente saranno lavoratori altamente qualificati che giungeranno in Svizzera. Che rapporto c’è fra la libera circolazione e la disoccupazione in Canton Ticino? Questa è una delle numerose domande messe sul banco dopo che il 1° giugno 2004 è entrata in vigore la seconda fase degli accordi bilaterali fra la Svizzera e l’Unione europea. Una domanda alla quale il Consiglio di Stato, sollecitato da un’interrogazione parlamentare, ha da poco cercato di dare una risposta. Partiamo subito dalla fine. Cioè dal fatto che ancora oggi a distanza di quasi due anni dall’apertura delle frontiere elvetiche ai lavoratori dell’Ue dei 15 non è possibile rilevare una chiara correlazione fra l’alta disoccupazione ticinese e le notifiche dei lavoratori stranieri. A sostenerlo è l’Osservatorio del mercato del lavoro dell’Istituto di ricerche economiche del Canton Ticino (il Code diretto da Siegfried Alberton) che ha il mandato da parte del governo cantonale di monitorare i bilaterali. La risposta al quesito posto parte infatti subito con una premessa, cioè che «il periodo di osservazione dall’entrata in vigore della seconda fase degli Accordi a oggi è troppo breve per trarre conclusioni serie e scientificamente valide sulla relazione tra le notifiche e l’evoluzione della disoccupazione in Ticino, come altrove in Svizzera. Ci vogliono serie temporali più lunghe [cioè dati che si basano su più anni, ndr] per capire se esiste una relazione di causalità diretta tra i due fenomeni e l’origine-destinazione di questa relazione». Ciò non toglie comunque che il Ticino resta uno dei cantoni maggiormente interessati dalla libera circolazione dei lavoratori – con un numero di notifiche in costante crescita (si veda l’articolo sopra) – e che allo stesso tempo è una delle regioni più colpite dalla disoccupazione. Se infatti nel 2004 il numero medio dei senza lavoro si attestava sulle 6’800 persone, nel 2005 il tasso di disoccupazione è salito al 4,9 per cento con una media di 7’220 persone disoccupate (si veda la tabella in pagina). Allo stesso tempo il numero di notifiche dal secondo semestre del 2004 rapportato a quello del 2005 è cresciuto da 1’274 a ben 4’115. Nessuna relazione fra i due aumenti allora? La risposta degli esperti è che per ora non possiamo dire né sì né no. Il Code fa infatti notare che la crescita della disoccupazione non si può ricondurre univocamente al fenomeno dei bilaterali e al notevole aumento del numero di notifiche. Per fare ciò analizza ad esempio la disoccupazione settoriale rilevando che le categorie più colpite dalla disoccupazione – o dove c’è stato un aumento dei senza lavoro fra il 2004 e il 2005 – non sono forzatamente quelle in cui c’è la più alta presenza di lavoratori europei – e rispettivamente laddove le notifiche sono maggiormente cresciute. Il fenomeno della disoccupazione resta quindi secondo il Code sostanzialmente di natura “storica”; la libera circolazione potrebbe rappresentare una nuova concausa. È infine interessante la conclusione alle quali arrivano gli esperti, cioè che «il problema della disoccupazione come pure quello dell’occupazione è intimamente legato alla crescita economica che da anni non conosce forti spinte in avanti. Inoltre dal 1997 in poi i guadagni di crescita sono da attribuire soprattutto ai guadagni di produttività con ripercussioni evidenti sul mercato del lavoro». Come dire: benché l’economia continui a crescere, questa crescita non si ripercuote più automaticamente su un aumento dei posti di lavoro.

Pubblicato il 

31.03.06

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