«Soppressione biblioteca cantonale di Mendrisio, meno 200 mila franchi». Non dovrebbe lasciare adito a dubbi la voce di risparmio inserita nella discussa manovra finanziaria che il Consiglio di Stato ticinese ha messo sul tavolo. Senonché, con le dichiarazioni rilasciate settimana scorsa da Gabriele Gendotti ai microfoni della Rsi, a molti momò è parso di capire che la biblioteca cantonale che ha sede nello stabile del Liceo di Mendrisio non chiuderà i battenti. Tanto che il Comitato contrario alla chiusura, che sta raccogliendo le firme per la petizione in questi giorni, si sente spesso ripetere "ormai è tutto a posto, no? Il Gendotti ha detto alla radio che la biblioteca non la chiude. La firma non serve più". In realtà però, come ben si capisce dall'intervista che segue al consigliere di Stato, le cose non stanno esattamente in questo modo. E anche se il termine utilizzato non è più "soppressione" la direzione, per Gendotti – a meno di una sconfessione parlamentare – sembra già segnata…

Gabriele Gendotti alla trasmissione Millevoci lei ha affermato che la biblioteca cantonale di Mendrisio non chiuderà i battenti. Tuttavia nella manovra finanziaria si parla di «soppressione». Avete cambiato idea?
Per niente. Si tratta semplicemente di un uso improprio del termine. È una delle tante conseguenze delle speculazioni in atto sulla manovra finanziaria che molti chiedono di ritirare senza che la stessa è ancora stata presentata. Nessuno, e men che meno io, ha mai parlato di abolire l'esistente biblioteca di Mendrisio. Io ho usato il termine di ridimensionamento attraverso l'integrazione della biblioteca cantonale in quella del liceo. Non da ultimo in vista che si rilancino le trattative con l'Accademia da una parte e pure con il comune per trovare una soluzione che integri in una sola struttura le realtà culturali presenti nel borgo.
Non crede che da un punto di vista della politica regionale penalizzare solo il Mendrisiotto è un cattivo segnale?
I miei collaboratori sanno che mi sto battendo per ridurre al minimo gli inconvenienti e le ripercussioni sugli istituti culturali della politica di contenimento delle spese. E lo faccio anche chiedendo ai miei collaboratori strategie di razionalizzazione per aumentare efficacia ed efficienza dei servizi pur con risorse inferiori: ecco l'esperimento in corso delle unità autonome, ecco i sistemi di gestione di qualità applicate – caso unico in Svizzera – ad alcune biblioteche; ecco le aggregazioni fra istituti. Ecco l'Osservatorio culturale a cui sto chiedendo di fornirci suggerimenti concreti e utili per una solida strategia culturale. Tutto ciò è indispensabile perché il ruolo della cultura nella società civile è essenziale e guai se dovessimo cominciare a considerare la cultura, come qualcuno vorrebbe, un optional a cui rinunciare. Tuttavia io non posso sottrarre anche questo settore ad alcuni sacrifici richiesti a tutti gli altri. Si tratta appunto di trovare le strategie giuste per attenuare al massimo gli effetti negativi. Quando si parla di penalizzazione del Mendrisiotto si sbaglia, sia perché se vi sono sacrifici questi ci sono in tutti gli istituti del Cantone, sia perché se andiamo a studiare da vicino la situazione ci accorgiamo che vi sono delle realtà ben più a rischio di quella da voi evocata.
Nel caso in cui alla biblioteca di Mendrisio venisse decurtato il budget di 200mila franchi quali sarebbero le conseguenze?
Nessuna se riuscissimo subito a trovare un'intesa con gli interlocutori che ho appena nominato. Anche perché gli attuali spazi e il numero dei libri non vengono toccati. Anche con lo spostamento di una parte del personale dalla Biblioteca di Mendrisio ad altre Biblioteche e una riduzione del budget a disposizione per acquisto libri la Biblioteca di Mendrisio non chiude. Viene evidenziato il suo ruolo di Biblioteca scolastica con  un'apertura verso l'esterno. E ciò, lo ripeto, come transizione verso un assetto in cui Cantone, Accademia e Comune possano trovare un'intesa ottimale. Del resto che queste siano le nostre intenzioni lo dimostra il fatto che pochi mesi fa abbiamo deciso una prima razionalizzazione del sistema bibliotecario non abolendo, ma riducendo il numero dei direttori delle biblioteche, procedendo a forme di centralizzazione contabile. Le pare che nomineremmo un direttore della Biblioteca di Mendrisio – la carica è assunta dal direttore della Biblioteca di Lugano – per poi abolire la carica qualche mese dopo?
Per quale motivo avete deciso di risparmiare su una sola delle quattro biblioteche cantonali e non, ad esempio, spalmare questi 200mila franchi sull'intero budget?
Questa è un'affermazione assolutamente sbagliata e da correggere. Negli anni scorsi i tagli maggiori sono proprio avvenuti sulle tre biblioteche di Bellinzona, Locarno e Lugano sia per quanto concerne le risorse umane sia per le risorse finanziarie. Ricordo che nel 2001 la biblioteca di Bellinzona ha perso il direttore e la carica è stata fusa con la direzione dell'Archivio di Stato, ricordo che nel 2007 la carica di direttore della Biblioteca di Locarno è stata affidata al direttore della Biblioteca di Bellinzona e proprio a Locarno si è proceduto pure a una riduzione di personale. Lo stesso dicasi per le risorse finanziarie. Quindi le altre biblioteche hanno fatto e continuano a fare la loro parte, mentre fino ad oggi abbiamo cercato di tenere fuori da questi tagli la Biblioteca di Mendrisio proprio perché quella con i numeri più piccoli.
Ci può spiegare perché il budget della biblioteca cantonale di Mendrisio, 278mila franchi per il 2008, è così ridotto per rapporto alle altre biblioteche?
Mi sembra ovvio: il budget non può prescindere dalle dimensioni di un servizio. La Biblioteca di Lugano è molto più grande di quella di Mendrisio, ha più servizi e di conseguenza ha bisogno di maggiori risorse. Lo stesso dicasi per Bellinzona dove la biblioteca gestisce pure la documentazione regionale ticinese, il servizio audiovisivi, eccetera. Lo stipendio del direttore è, ad esempio, integrato contabilmente nei conti della biblioteca di Lugano. Per Mendrisio cantone e università corrispondono anche 1,8 milioni di franchi per la biblioteca dell'accademia e l'Archivio del moderno.
Quali sono i criteri usati per decidere tali budget?
La necessità di un servizio e il fabbisogno minimo per garantirne il buon funzionamento. A Mendrisio vi è un bibliotecario scolastico, un bibliotecario cantonale, un'assistente all'informazione e alla documentazione. Viene assegnata poi una dotazione per acquisto libri calcolata sulle dimensioni della biblioteca (complesso dei volumi posseduti, numero tesserati, numero prestiti ecc.). Anche su questo ultimo punto potremmo trovare un accordo con il Comune di Mendrisio.


Il commento: Come potare rami e radici

La manovra finanziaria di risanamento proposta dal Consiglio di Stato per raggiungere l'agognato pareggio dei conti entro il 2011 sta incontrando diversi ostacoli sul proprio cammino. Fra questi, anche quello di un piccolo ma agguerrito Comitato – che spazia dal sindacato Unia alla sezione locale del partito socialista e del Ppd e a diverse associazioni culturali – che sta raccogliendo le firme per una petizione che vuole combattere la chiusura della biblioteca cantonale di Mendrisio. Il consigliere di Stato Gabriele Gendotti, nell'intervista in pagina, ne nega la chiusura, ma ammette di caldeggiare per un suo "ridimensionamento".
Tradotto: su un budget di 278 mila franchi – che ne fa già la cenerentola delle biblioteche cantonali (si veda la tabella in pagina) – Gendotti vorrebbe decurtarne 200mila. Le conseguenze, che il consigliere di Stato non vuole confessare di vedere nitidamente sono di fatto la fine dell'istituto. Gendotti dice di sperare e di essere alla ricerca di una stretta collaborazione fra la biblioteca universitaria e quella cantonale (e di chiamare tra l'altro alla cassa il comune) per creare una ideale biblioteca unica. Ma chi conosce le due realtà sa che la biblioteca dell'Accademia di architettura è attualmente destinata e pensata per gli studenti dell'Accademia, mentre quella inserita nel Liceo cantonale si rivolge ad un ampio pubblico generalista. Proprio per questo motivo è tanto apprezzata dai momò. Tuttavia non c'è nulla di male nel pensare di accorpare le due realtà. Mal si capisce però per quale motivo non sia stata creata questa sinergia prima di decidere di tagliare le radici – sperando che poi ricresca miracolosamente – ad una rodata realtà bibliotecaria. "Cantonale" perché fa parte di quella politica culturale che voleva offrire alle regioni, in questo caso il Mendrisiotto, una biblioteca degna di tale nome. E non un istituto ridotto a biblioteca scolastica in attesa di un progetto che non c'è.

Pubblicato il 

12.09.08

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