La recente tempesta che ha investito i mercati finanziari mondiali ha colto un po' tutti di sorpresa per l'impeto della sua forza. Che un terremoto fosse annunciato da tempo si sapeva, ma probabilmente solo in pochi erano coscienti del fatto che il gigante con i piedi d'argilla avrebbe subito scossoni violentissimi, tanto da metterne in pericolo non solo il già sempre precario equilibrio, bensì la stessa esistenza. Siamo rimasti tutti con il fiato sospeso all'annuncio del crollo di quel sistema virtuale di vendita e rivendita di somme colossali di denaro o di valori ipotetici che è il mercato dei mutui americani, le speculazioni sulle materie prime o dei cosiddetti prodotti finanziari derivati. Un colpo di vento (sarebbe giusto definirlo, malgrado tutto, un vento necessario e di verità) ha finalmente messo a nudo l'inganno e cifre stratosferiche si sono rivelate come conchiglie vuote, come grattacieli senza fondamenta, come impalcature prive di consistenza. Anche i più ignoranti in fatto di finanza potevano capire che il nulla non genera niente e che vendere la pelle dell'orso prima di averlo ucciso è un pericoloso gioco d'azzardo. Alla lunga, rischia di trascinare nel baratro l'apparente ignaro cacciatore, colto alle spalle da un branco di predatori. Quanti da tempo hanno suonato i campanelli d'allarme su un sistema fittizio e, a giusta ragione, continuano a chiedere regole di correttezza (le tanto vituperate etica e morale nel gestire il movimento mondiale dei capitali) hanno subìto e ancora subiscono vere e proprie lapidazioni pubbliche da parte degli "ingegneri finanziari" e dai teorici della libertà assoluta dei mercati, nonché della loro capacità di darsi delle norme condivisibili di comportamento.
Di fronte ad eventi destabilizzanti di simile portata, che fanno temere non tanto per gli ingenti guadagni delle cicale (gli scaltri riescono pur sempre a riservarsi un posto al sole, lasciando i più deboli nell'ombra), quanto persino per i modesti risparmi delle formichine. Senza contare poi gli innumerevoli senzatetto (tutt'altro che virtuali!) che i subprime hanno generato negli Stati Uniti, tra quanti hanno perso casa perché incapaci di rimborsare i prestiti ottenuti senza autentiche coperture. Tuttavia, quel che maggiormente sconcerta è la facilità con cui i governi nazionali (Svizzera compresa) sono corsi al capezzale di un sistema ormai privato di fiato per la troppa ingordigia, iniettando senza colpo ferire, né porre condizioni credibili, capitali collettivi a iosa. Mai s'era vista tanta generosità nei confronti di coloro che, in realtà, hanno provocato autentici e voraci buchi neri più che fonti d'entrate per gli enti pubblici. Al riguardo, parlare di sconcerto è dire poco, tanto più che l'annuncio degli aiuti statali a banche e società finanziarie è spesso coinciso con notizie di ben altro tenore. Anche Berna ha deciso di premiare gli squali e d'imporre ulteriori ristrettezze alle già esili e minacciate alborelle. Qualcuno ha notato la strana coincidenza dell'annuncio bernese di nuovi inasprimenti nella politica degli stranieri, per risparmiare pochi milioni di franchi "di spese amministrative", e i regali miliardari alla maggiore banca svizzera, la quale non ha avuto pudore nel comunicare bonus munifici ai suoi dirigenti?

Pubblicato il 

07.11.08..

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