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Berlusconi, un disastro per gli emigrati italiani

di

Dino Nardi
In Italia nel 2001, con l'approvazione della legge  sul voto all'estero ed il diritto di essere rappresentati nel Parlamento italiano con sei senatori e dodici deputati, per gli emigrati italiani dopo decenni di lotte si era completata la filiera della rappresentanza istituzionale degli italiani all'estero: i Comitati degli Italiani all'Estero (Comites) a livello locale di circoscrizione consolare; l'InterComites a livello di singoli Stati; il Consiglio Generale degli Italiani all'Estero (Cgie) a livello mondiale; la Circoscrizione Estero con i 18 eletti nel Parlamento nazionale. Senza dimenticare i vari organismi (Consulte, Consigli, Comitati, ecc.) di rappresentanza a livello regionale, costituitisi con l'avvento delle Regioni dal 1970 in poi.
Pertanto gli italiani all'estero, con le loro associazioni e le loro varie Rappresentanze istituzionali, avevano tutte le ragioni per non ritenersi più cittadini di serie B. Purtroppo ciò è avvenuto a livello formale ma non certamente su quello sostanziale. Infatti, paradossalmente, dopo l'ingresso nel parlamento italiano dei diciotto eletti nella Circoscrizione Estero e, soprattutto, con l'attuale governo di centrodestra sono iniziati invece i problemi per le comunità italiane nel mondo: innanzitutto via l'esenzione sulla loro prima casa in Italia, poi meno soldi per le associazioni e le organizzazioni italiane che operano in emigrazione; meno soldi per i Comites; meno soldi per il Cgie;  meno soldi per la difesa e la promozione della lingua italiana; meno soldi per l'assistenza agli indigenti e, infine, meno Uffici Consolari e quindi meno servizi per gli italiani all'estero. E chissà cosa accadrà ancora dopo la recente manovra finanziaria approvata dal Parlamento italiano visto e considerato che, tra l'altro, contiene ulteriori tagli per circa otto miliardi di euro anche ai vari ministeri e, se tanto mi dà tanto, quello in quota parte di cui dovrà farsi carico il MAE lo pagheranno sicuramente, ancora una volta, soprattutto le politiche per gli italiani all'estero! Scommettiamo? Nel frattempo l'attuale maggioranza parlamentare di centrodestra sta cercando di far approvare una nuova  legge di riforma sui Comites e Cgie a dispetto della contrarietà degli stessi Comites e Cgie e di gran parte degli eletti all'estero. Peraltro, poiché al peggio (come al meglio) non c'è limite, ecco che il ministro leghista Roberto Calderoli, uno dei più autorevoli membri del governo Berlusconi, nel pieno della recente bufera estiva anti Casta, per dare un segnale al popolo italiano che anche la Casta intende contribuire al risanamento del Paese cosa si va ad inventare? L'abolizione del voto all'estero! Una proposta, quella del ministro Calderoli, che, peraltro, non sembra abbia suscitato grandi sollevazioni popolari tra le comunità italiane nel mondo, nè tra i loro vari rappresentanti più o meno istituzionali bensì unicamente da parte dei soliti noti. Al contrario la proposta di abolire la Circoscrizione Estero ha avuto invece qualche consenso, anche autorevole, con in primis quello dello stesso Sottosegretario agli Esteri con delega agli emigrati (sic!), senatore Alfredo Mantica. D'altra parte, di fronte all'oggettiva impotenza degli eletti all'estero che si trovano all'opposizione dell'attuale governo ed all'incapacità di quelli che sostengono
il governo di rappresentare e difendere gli interessi degli emigrati, non è che gli italiani all'estero siano ancora molto convinti dell'utilità di avere dei propri eletti nel Parlamento italiano. Morale: mentre generazioni di emigrati italiani hanno impiegato un secolo per ottenere tutta una serie di organismi elettivi di rappresentanza democratica, oggi, grazie agli eletti all'estero del centrodestra ed a questa maggioranza di governo, si sta rischiando seriamente e  velocemente di far crollare quanto è stato faticosamente costruito nel passato. Con l'indifferenza di troppi tra gli attuali italiani all'estero. Purtroppo!

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Venerdì 7 Ottobre 2011

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