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Berlusconi über alles

di

Loris Campetti
Sono passate poche ore dall’uscita razzista del presidente del consiglio italiano, Silvio Berlusconi, sulla «superiorità» della cultura cristiana e occidentale. Giuliana Sgrena, inviata de «il Manifesto» a Islamabad, inizia la sua giornata nel modo peggiore: entra in una moschea con altri colleghi ma viene subito individuata: «Italiana? Berlusconi? Superiori?». Altra moschea, poi una scuola coranica, la musica è sempre la stessa: «Italiana? Berlusconi? Superiori?». Sono bastate poche, sciagurate parole «dal sen fuggite» del cavaliere di Arcore per aprire una ferita con il mondo arabo che richiederà anni di cure perché rimargini, sempre che prima non si sia infettata. Rischia di rimanere gravemente compromesso il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo, la sua funzione storica di mediazione tra l’Europa, l’Occidente e i paesi arabi. Roba da farci rimpiangere gli Andreotti e i Dini. E pensare che persino nel governo Berlusconi, una delle prime missioni diplomatiche del ministro degli esteri Ruggiero era stata in Libia, un paese che negli ultimi anni l’Italia ha contribuito a «sdoganare»; e a Ruggiero, Mohammar Gheddafi aveva consegnato un messaggio distensivo indirizzato a Washington. Ora lo stesso Gheddafi minaccia di rompere i rapporti commerciali con l’Italia (primo partner della Libia), e non meno dure sono state le reazioni di tutti i paesi arabi, moderati e non, dall’Egitto alla stessa Lega araba. L’Europa non ha digerito le volgari esternazioni di Berlusconi, nette le proteste del presidente di turno dell’Ue, il leader belga, clamorosa la decisione francese di annullare la visita al parlamento di Parigi del presidente italiano del senato, Marcello Pera. Hanno protestato Chirac, Jospin, Schroeder, Blair. Neanche al povero Bush, che si era persino tolto le scarpe per varcare la soglia di una moschea e così dimostrare che il democratico Occidente è in grado di discernere tra Islam e terrorismo, è andata giù la condanna del mondo islamico in quanto inferiore. Gli rompe le uova nel paniere, gli fa tentennare l’alleanza con i leader dei paesi arabi moderati, gli scopre la carta nascosta di quel poker speciale che si chiama Teresina. I commenti della stampa estera L’inglese «The Guardian» disegna un trittico in cui Berlusconi è in buona compagnia di Hitler e Mussolini, il «Washington Post», in un articolo titolato «L’Italia umiliata», denuncia il carattere «estremamente pericoloso» della rivendicata «superiorità» della cultura occidentale e cristiana. Altrettanto duri contro il premier italiano i commenti di «Economist» e «Le Figaro». Neanche a dirlo, i leghisti hanno brindato al presidente del consiglio dando la stura ai sentimenti peggiori che intossicano le valli e la pianura della Padania. In Lombardia sono già diversi i sindaci – non solo leghisti – che hanno emesso ordinanze per la chiusura delle moschee. E la caccia al clandestino ha avuto una pericolosa impennata. Di conseguenza, il problema non è tanto e soprattutto di inopportunità dell’uscita di Berlusconi che a modo suo è stato sincero, per una volta si è lasciato andare vomitando quel che ha dentro, invece di limitarsi a recitare i discorsi politically correct scritti dai suoi guardiaspalle. Il problema principale è di natura culturale: il premier che esalta la superiorità della razza, della cultura e della fede dell’Occidente legittima un’involuzione che potrebbe travolgere tutto e tutti. Altro che gaffe. Il Berlusconi ha provato a scaricare le colpe dell’incidente diplomatico internazionale sulla sinistra, come al solito è tutta colpa dei comunisti che hanno falsato il suo pensiero estrapolando una frase dal contesto. Ve lo raccomando il contesto. E poi, se uno mi dice che oggi c’è il sole e aggiunge che gli arabi sono una razza inferiore, è o non è legittimo soffermarsi sul secondo, micidiale concetto? Berlusconi dovrà chiedere scusa a tutti: sta bussando da due settimane alla porta dell’Imperatore del mondo, George W. Bush, per essere ricevuto al pari dei suoi colleghi dell’Unione europea, ma nessuno apre. Al presidente della Lega araba ha raccontato di essere una povera vittima dei comunisti in malafede: come, avrà detto, proprio io che da sempre faccio affari con ricchi arabi con cui condivido consigli d’amministrazione, sarei contro di voi? Ma Berlusconi non è solo Il presidente del consiglio che gli italiani si sono scelto non ha convinto nessuno. Ma, purtroppo, Berlusconi non è solo. È in una pessima compagnia che rischia di infoltirsi grazie al sostegno del primo giornale italiano, «Il Corriere della sera». Che prima aizza i sentimenti più inconfessabili con gli editoriali di Angelo Panebianco, poi pubblica un indegno articolo di 4 pagine fitte fitte di Oriana Fallaci, un articolo sollecitato dallo stesso direttore Ferruccio de Bortoli. La Fallaci riversa palate di odio sui «selvaggi» che imbrattano e insudiciano il nostro lindo Occidente, propone l’espulsione in massa di chiunque abbia tratti somatici diversi dai nostri, cultura e fede diverse da quelle nostre, superiori per definizione. Al direttore del «Corriere» questo articolo – un coltello che si insinua nei punti dolenti e mette a nudo paure e angosce di tutti, rompe con discutibile e volgare forma letteraria l’ultimo tabù, quello del razzismo – è piaciuto a tal punto da decidere di aprire un apposito sito Internet per raccogliere opinioni e complimenti al «coraggio civile» della Fallaci. E presto l’articolo sarà edito sotto forma di libro. «Ahi serva Italia di dolore ostello/ nave sanza nocchiero in gran tempesta/ non donna di provincia ma bordello», recitava il sommo poeta toscano Dante Alighieri dopo il colloquio con Sordello e Virgilio (canto VI del Purgatorio). La gravità dell’esternazione razzista di Berlusconi ha fatto passare in secondo piano altre sue esternazioni e i molti atti politici di questi giorni che meritano di essere ricordati. Secondo il premier italiano, ci sarebbe addirittura una «singolare coincidenza» tra i movimenti no global e gli attacchi terroristici alle torri gemelle e al Pentagono. Pensate come questa provocatoria denuncia di connivenza tra Vittorio Agnoletto (il portavoce del Genoa Social Forum, che questo giornale ha recentemente intervistato) e Osama bin Laden possa essere recepita dalle forze dell’ordine italiane che hanno già fatto tanta di quella ginnastica sui corpi dei ragazzi di Genova da scandalizzare il mondo intero. Avanti con la criminalizzazione di chi pretende di ritenere il terrorismo un nemico mortale della democrazia e della lotta contro le ingiustizie e la povertà del mondo, senza per questo rinunciare a battersi contro la globalizzazione liberista targata Usa. Il solito conflitto d’interessi Ma Berlusconi non si limita a macchiarsi di crimini ideologici: agisce, opera, fa politica, detta al suo governo leggi finalizzate a tutelare i suoi interessi. Anche se queste leggi confliggono con la lotta internazionale contro il terrorismo, ed è il caso della nuova legge sulle rogatorie che lega le mani a inquirenti e Stati per «implicazioni molto personali», parola del giornale britannico iperliberista «The economist»: per salvare i suoi traffici finanziari (la Svizzera, neanche a dirlo, ne sa qualcosa), Berlusconi mette delle zeppe nelle ruote della lotta ai traffici finanziari di bin Laden. Quella sulle rogatorie non è che l’ultima mossa di Berlusconi, preceduta da diverse altre dello stesso tenore. Per risolvere l’annoso conflitto di interessi che in qualsiasi altro paese della «civiltà superiore» lo terrebbe fuori dal potere politico, ha deciso di far nominare tre «saggi» dai due presidenti di camera e senato, saggi ma senza poteri reali per bloccare leggi e operazioni interessate, cioè tutte, visto che Berlusconi è finanza, economia, media, calcio, palazzi, cinema e quant’altro. Potremmo citare ancora l’abolizione della tassa di successione, la derubricazione del reato di falso in bilancio, la musica non cambierebbe: Sua Emittenza aveva promesso agli italiani che avrebbe cambiato il paese in cento giorni, in realtà ha solo curato i suoi, personalissimi interessi. Cento giorni che hanno umiliato l’Italia, esponendola al ludibrio mondiale e speriamo non anche alla ritorsione del terrorismo. La risposta della sinistra politica (con le dovute e apprezzabili ma fragili eccezioni) e delle forze democratiche è stata, ancora una volta, debolissima, inadeguata al livello dei rischi a cui la politica di Berlusconi ci espone. Emergono i «no global» L’unica buona notizia è che la sinistra sociale non è tornata a casa, non ha gettato la spugna. Al contrario, un movimento no global in crescita politica e numerica riempie quotidianamente le città italiane con un messaggio di pace e di lotta; un movimento operaio ringalluzzito, trainato dai metalmeccanici della Fiom, annuncia battaglia contro la Finanziaria, per i contratti, contro lo smantellamento dello stato sociale e dello Statuto dei lavoratori, contro la guerra. E nelle scuole pubbliche non c’è pace, e non ci sarà finché continuerà il tentativo di affossarle per promuovere e finanziare quelle private, cattoliche e padronali. Questi tre soggetti, per la prima volta dopo decenni, si parlano e si intrecciano. Se ne accorgerà la sinistra politica?

Pubblicato

Venerdì 5 Ottobre 2001

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