In un periodo in cui le voci critiche e indipendenti dai poteri forti sono rare nella stampa ticinese, viene interrotto un esperimento durato una decina di anni. Sì, sto parlando di area, e più precisamente dell'estromissione da parte di Unia, azionista di maggioranza, del Partito socialista (Ps), piccolissimo azionista. Sono deluso di questa decisione, presa unilateralmente dal vertice del sindacato, non tanto perché sono collaboratore di lunga data, ma soprattutto perché mi aveva convinto la formula di questo settimanale: un giornale politico, di critica sociale, con una redazione indipendente dagli editori (Sei, Flmo e Ps all'inizio, poi Unia e Ps).
È vero, già il parto di area era stato difficile, accompagnato da severe critiche da parte di alcuni esponenti del Ps. Inoltre, l'impostazione del settimanale scelta dalla prima direzione ha suscitato ripetute critiche, anche da parte dei suoi editori. In seguito, con  un nuovo direttore, area si è affermato come settimanale vivace, battagliero, pubblicando anche inchieste di rilievo. Nonostante la buona qualità del settimanale, pur avendo un'ampia cerchia di lettori di lingua italiana membri del sindacato, non è tuttavia riuscito a coinvolgere e a farsi abbonare dalla grande maggioranza dei membri del Ps e dei suoi simpatizzanti, come ci si augurava. Certo, Anna Biscossa, allora presidente, si era impegnata a diffondere area, ma no­nostante la sua carica, il suo carisma, i suoi sforzi non sono stati coronati da successo. Col tempo, l'interesse per il settimanale sembra sia venuto a mancare. All'annuncio di Unia di andare avanti senza il Ps non si è levato un coro di proteste da parte del Ps e dei suoi militanti; sono state poche le voci critiche, a parte quella di Anna Biscossa.
Non riesco a comprendere la decisione di Unia di voler tornare ad una "pubblicazione di carattere prettamente sindacale mirata sulla comunicazione dell'attualità sindacale e sulla formazione dei propri membri". Questi sono elementi utili, ma oggi in un mondo sempre più frammentato, diviso in tanti gruppi d'interesse, è indispensabile, più che mai, un giornale di sinistra che possa accompagnare criticamente il sindacato e il Ps, dando stimoli nella ricerca della giusta strada nel lungo cammino per una società più equa. O non è più fondamentale per Unia l'impegno per una società che rispetti i diritti dell'uomo, nelle fabbriche come negli uffici, dentro le mura di casa come nelle nostre comunità, per una società che chiede all'economia come ai singoli cittadini di rispettare la natura? Si sono dimenticati gli ideali e ci si concentra prammaticamente sulla vita sindacale? La decisione di Unia, secondo me, è segno di una preoccupante involuzione, un ripiegarsi su sé stesso.
Mi ricordo di un giovane redattore di un giornale sindacale che, all'inizio degli anni '70, aveva preparato nella Svizzera tedesca un bel progetto per unire le diverse testate sindacali in un unico settimanale con un'impostazione più politica. I sindacati, per diverse ragioni, ma anche per gelosie reciproche, avevano scartato quella promettente idea. Oggi, in Ticino, esiste un giornale come lo auspicava, allora, il giovane giornalista sindacale, ma questo settimanale non deve continuare a vivere, viene spezzato e si dividerà in bimensile sindacale e mensile socialista. Se gli editori non erano soddisfatti di area, perché non ne hanno parlato con la redazione, sì piccola, ma molto motivata? Perché non hanno chiesto un ulteriore sforzo, un diverso approccio per ottenere una pubblicazione più avvincente, più incisiva, più letta e più citata? Invece hanno stroncato una bella esperienza. Questa sinistra non fa sognare, fa disperare!

Pubblicato il 

19.12.08

Edizione cartacea

 
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