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"Basta stranieri mantenuti"

di

Fabia Bottani
"Continuiamo a mantenere gli stranieri!!", titolava così domenica scorsa il direttore del Mattino della domenica, Giuliano Bignasca. «Ne abbiamo le tasche piene di mantenere cittadini stranieri che arrivano in Svizzera e in Ticino solo per approfittare del nostro stato sociale e delle leggi troppo permissive che lo regolano! Gli stranieri in assistenza vadano a farsi mantenere a casa loro. E per le prestazioni assistenziali ad asilanti che hanno ottenuto il permesso C (e così non sarà più possibile rimpatriarlo) grazie ai compagni di Soccorso operaio, mandiamo la fattura a Martino Dotta e Anna Biscossa», si leggeva nell'articolo sul domenicale.
È una rabbia ricorrente quella del presidente della Lega dei Ticinesi nei confronti degli stranieri richiedenti l'asilo, spesso e volentieri accusati di approfittare dello stato sociale senza dare nulla in cambio. Una rabbia che questa volta è rivolta anche contro il Soccorso operaio svizzero (Sos), sezione Ticino, accusato di aiutare gli stranieri senza permesso a regolarizzarsi a spese dei contribuenti. Gli ultimi casi, gli ennesimi, ad aver fatto innervosire Giuliano Bignasca sarebbero quelli di un ex rifugiato di nazionalità turca "mantenuto" dal nostro stato sociale giunto in Svizzera nel 2002 e cui «naturalmente i compagni di Soccorso operaio  hanno fatto ottenere dopo 5 anni il permesso C» e questo sebbene «il diretto interessato non parli una parola di italiano e quindi abbia ben poche prospettive di trovare lavoro. Risultato: a carico dello stato sociale, naturalmente» scrive Bignasca.
Come reagisce il Sos Ticino? La risposta arriva da Rosaria Fornara, responsabile degli appartamenti di Sos Ticino: «Giuliano Bignasca affitta al Soccorso operaio appartamenti in cui risiedono nostri utenti, dunque  richiedenti l'asilo e rifugiati. Inizialmente erano 4 appartamenti – tre monolocali e un due locali, due situati a Lugano, gli altri a Bioggio – poi due utenti sono progressivamente usciti dall'assistenza e oggi pagano di tasca propria l'affitto al proprietario. Ma in tutti i casi il contatto iniziale è avvenuto tramite il Sos… E ancora meno di una decina di anni fa, gli appartamenti dai noi presi in affitto da Bignasca erano molto più numerosi». «Inoltre nella ditta edile di Attilio Bignasca lavorano tre nostri utenti, uno di questi alloggia in uno degli appartamenti citati; gli altri due nominativi li ha avuti chiamando direttamente la nostra sede», afferma Rosaria Fornara, la quale ricorda che in passato un'intera palazzina di proprietà della famiglia Bignasca, era affittata alla Croce Rossa e in essa alloggiavano dunque richiedenti l'asilo.
Giuliano Bignasca, lei critica il Sos ma con il Sos in fondo ci lavora. «In linea di massima tra me e le famiglie del Soccorso operaio vi è una lunga tradizione di collaborazione. È da dieci anni che il Sos ha contatti con la nostra amministrazione. La questione politica, la questione di essere "contro" a questo tipo di collaborazione è un pallino di Lorenzo Quadri… Io invece ho sempre detto a Lorenzo Quadri che se si tratta di famiglie, di famiglie che sono qui a lavorare io non ho nulla in contrario. Ovviamente dobbiamo sempre prima verificare chi mettiamo negli appartamenti: non ci devono essere nem (richiedenti l'asilo con una decisione di non entrata in materia, ndr). Ci sono dei nem negli appartamenti di adesso? No? Allora va bene così… Adesso quanti sono gli appartamenti che affittiamo al Sos? Quattro? Una volta erano molti di più: vede che alla fine è poca cosa…». Però sono sempre affitti che il Sos le versa… «Si faccia dare i contratti di affitto e vedrà che la cifra è più che corretta». La cifra è effettivamente onesta ma sono sempre delle entrate che arrivano dal Sos e che nel suo articolo chiama in causa chiedendogli di rimborsare i soldi per i richiedenti l'asilo "mantenuti"… «Beh, allora se vuole lasciamo gli appartamenti vuoti.... Guardi io con il Sos voglio mantenere un buon rapporto: l'unica condizione che metto è quella di non avere dei nem. Riguardo a quelli che lavorano nella ditta di mio fratello cosa vuole che le dica? Almeno li fa lavorare e se li tiene vuol dire che lavorano. Quanti sono? Tre? E quelli che sono nei miei appartamenti lavorano? Se lavorano tanto meglio. Possono stare qui e cercare di integrarsi. Glielo ripeto e lo scriva: la guerra al Soccorso operaio è più una guerra di Lorenzo Quadri che di Giuliano Bignasca». L'articolo allora doveva scriverlo Quadri, non lei, no? «Eh…».

Pubblicato

Venerdì 30 Maggio 2008

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