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Basta pessimismo

di

Gianfranco Helbling
Sulle finanze ha ragione il governo, moderatamente ottimista, o Marina Masoni, decisamente pessimista? Il raddoppio dei socialisti in governo sarebbe utile per un partito che rimarrebbe comunque minoritario? E non sarebbe ora di passare al criterio del reddito disponibile per determinare il diritto ai sussidi di cassa malati? Ne abbiamo parlato con la consigliera di Stato Patrizia Pesenti, direttrice del Dipartimento sanità e socialità.

Patrizia Pesenti, il Ps ambisce a conquistare un secondo seggio in governo. La prima e ultima volta che in Consiglio di Stato ci furono due socialisti, nella legislatura '87-'91, le cose non andarono molto bene: fu un'esperienza piuttosto conflittuale. Perché se il prossimo primo aprile raddoppio ci fosse le cose dovrebbero andare meglio?
Nessuno lo può garantire. Ma oggi abbiamo un partito davvero diverso. All'epoca i due socialisti rappresentavano due partiti differenti, da uno dei quali si era staccata una frangia, la Comunità dei socialisti ticinesi (che voglio ricordare dato che ne facevo parte), per aderire all'altro. Ora questo capitolo altamente conflittuale è stato chiuso e il Ps da parecchi anni è molto compatto: siamo davvero una bella squadra.
Ma cosa cambierebbe con due socialisti in governo? In fondo sarebbero sempre in minoranza in un governo di centrodestra.
Bisognerebbe vedere la composizione del resto del Consiglio di Stato. Maggioranze e minoranze dipendono dalle geometrie che si formano in governo, anche perché in un sistema consociativo e collegiale come il nostro occorre sempre costruire delle alleanze. E le geometrie possono quindi variare. Essere in minoranza di due quinti è comunque diverso che esserlo di un quinto.
La legislatura che si sta chiudendo è stata dominata dai temi finanziari. Alla presentazione del Preventivo 2007 il governo ha dato l'impressione che si stesse uscendo dall'emergenza. La direttrice delle finanze Marina Masoni sostiene invece che dall'emergenza si uscirà al più presto nel 2011. A che punto siamo?
Quello che fa stato sono i documenti elaborati dal governo, in particolare il Preventivo che è stato elaborato praticamente in assenza della ministra delle finanze. Questo documento dice chiaramente che la situazione è migliorata, in particolare con l'uscita dall'autofinanziamento negativo. Questo in parte grazie agli sforzi incredibili e a volte invisibili che si sono fatti per frenare l'incremento delle spese (un esempio: la spesa degli ospedali pubblici non aumenta nemmeno del rincaro, ciò che richiede un grosso sforzo per mantenere la qualità a costi più contenuti). E siamo stati aiutati dall'onda economica che ha investito tutti i paesi europei. Naturalmente lo sforzo di contenere la spesa va fatto giorno per giorno, ma occorre una volta per tutte uscire da questo pessimismo risparmista che è molto funzionale ad una visione ideologica delle finanze dello Stato. In altri termini: si dipinge la situazione sempre più nera di quel che è per dire che le cose vanno male, ciò che imporrebbe di tagliare la spesa. Ma chi dice questo non ha come obiettivo il contenimento della spesa o il risanamento delle finanze: il suo obiettivo è il meno Stato, la demolizione di quei servizi che danno un accesso equo a tutti i cittadini alla scuola, alla sanità, alla socialità. Chi dipinge la realtà più nera di quel che è vuole anche portare lo Stato ad un livello di inefficienza, tagliando ad esempio gli stipendi del personale, che risulta così demotivato, ciò che riduce la qualità dei servizi statali.
Possiamo dire che con il Fiscogate questa visione dello Stato in governo è diventata minoritaria?
Se lo potessimo dire con sicurezza io sarei molto contenta. Ma certamente con il Preventivo 2007 un passo in quella direzione è stato fatto.
Molto si è detto nel quadriennio che si conclude della necessità di maggior rigore nell'erogare prestazioni sociali. A questo proposito domenica sera a "Controluce" lei ha dichiarato che in certi ambiti il Ticino è ormai troppo rigoroso. Per esempio?
Mi riferivo agli strumenti che abbiamo a disposizione per elargire i contributi. Penso soprattutto ai contributi elargiti in base al criterio determinante del reddito disponibile: si tratta in particolare degli assegni per i figli e di formazione, degli assegni di prima infanzia e di quelli integrativi e dell'assistenza, contributi che riguardano circa 7 mila persone. Ebbene, questi contributi sono elargiti con grandissimo rigore. Il criterio del reddito disponibile è uno strumento che serve per distinguere il cittadino che veramente ha difficoltà economiche da quello che invece ha solo un reddito imponibile basso. Questo vuol dire aiutare solo chi ha davvero molto bisogno, anche perché fin dall'inizio si sono impostati dei limiti finanziari di grosso rigore. Ciò da un lato è giustissimo. Ma d'altro canto bisogna stare attenti che con una socialità così mirata alla fine una larghissima fascia di cittadini si trova senza nessun aiuto da parte dello Stato, anche se deve rifare ogni volta i conti alla fine del mese o è in difficoltà economica temporanea.
In questa legislatura la politica di risanamento delle finanze è passata spesso dai tagli alla spesa. In questo ambito centrale è stato il dibattito sui sussidi di cassa malati. Patrizia Pesenti, il Ppd chiede a gran voce dov'è finito il progetto di passare per il calcolo del reddito determinante per l'ottenimento del sussidio dal reddito imponibile al reddito disponibile.
Non è il Ppd che lo chiede a gran voce ma il presidente del Ppd. Più volte abbiamo spiegato alla commissione della gestione che questo non sarebbe un cambiamento paradigmatico perché il criterio del reddito determinante è già usato, come dicevo prima, per stabilire il diritto a moltissime prestazioni dello Stato: e in questi ambiti possiamo fare un lavoro molto raffinato per distinguere chi davvero ha difficoltà economiche da chi ne ha meno. Fare questo lavoro per 7 mila persone richiede un numero limitato di funzionari. Farlo per tutti coloro che chiedono il ribasso del premio di cassa malati significa calcolare il diritto per circa 100 mila richieste. Ci vorrebbero circa 40 funzionari: e allora ci si deve chiedere se il risparmio così ottenuto mirando meglio i sussidi coprirebbe almeno i maggiori costi per lo Stato. Stiamo approfondendo la questione ma non lo credo. Ma al presidente del Ppd abbiamo anche spiegato non so quante volte che attendiamo da Berna che le bocce siano ferme sul fronte della perequazione finanziaria. Perché uno dei compiti che rimarrà di competenza sia della Confederazione che dei Cantoni è proprio la riduzione del premio di cassa malati. E in questo momento non sappiamo ancora quale parte andrà a carico della Confederazione e quale a carico dei Cantoni. Questo è importante perché se la Confederazione parteciperà massicciamente all'assunzione di questo compito ne detterà anche le regole. E queste regole ancora non ci sono. Per cui il lavoro non potrà essere terminato prima della fine del 2007.
Tutto questo discorso sarà inutile se a marzo verrà approvata in votazione popolare l'iniziativa per una cassa malati unica federale con premi proporzionali al reddito. Lei nel 2003 era tendenzialmente contraria alla prima iniziativa in quanto essa voleva finanziare una parte dei premi con l'Iva. Cosa la convince di più della nuova iniziativa?
Non ero tendenzialmente contraria perché ricordo di averla votata. L'attuale iniziativa mi convince di più perché è formulata in modo più generico, ciò che lascia più spazio di manovra al legislatore e la rende meno attaccabile: l'altra era più dettagliata, e come capita spesso alle iniziative dettagliate è stata bombardata da più fronti di contrari. Il principio che vogliono codificare queste due iniziative però è lo stesso. Entrambe vogliono introdurre anche in Svizzera un sistema di finanziamento della sanità che esiste in tutti i paesi occidentali tranne gli Usa (dove il finanziamento della sanità è un disa-stro: un cittadino su cinque non ha una copertura assicurativa e la mortalità infantile è equivalente a quella di Cuba). Da noi fra il sistema sanitario e il cittadino c'è la mediazione di oltre 90 casse private. È un sistema complicato, inefficiente, costoso. Certo una cassa malati unica federale non risolverebbe il problema dell'aumento dei costi, ma questo è un altro problema che va affrontato parallelamente. Avere una grossa cassa mutuale a livello federale (come già abbiamo l'Avs, l'Ai, la Suva) per l'assicurazione di base non impedirebbe di avere delle assicurazioni private con prestazioni di confort, di lusso, di scelta illimitata. Ma questo va fatto sul modello della previdenza per la vecchiaia: c'è un pilastro ben saldo che è l'Avs e poi ognuno ci aggiunge altri pilastri a dipendenza delle sue possibilità finanziarie. Le prestazioni fondamentali per mantenere il proprio stato di salute o per guarire dovrebbero essere contenute nella cassa di base.
Il problema sarebbe poi definire l'ampiezza del ventaglio di prestazioni di base alle quali ognuno deve aver diritto.
Non lo vedo come un problema. Già oggi c'è la Commissione federale per le prestazioni Lamal che stabilisce sulla base di prove scientifiche se c'è un'evidenza medica che questa prestazione serva effettivamente. Ma questa è meno una parte assicurativa e più una parte medico-scientifica.

Pubblicato

Venerdì 13 Ottobre 2006

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