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Basta “giocare” con l’asilo

di

Manon Schick

Ci si vorrebbe far credere che orde di richiedenti l’asilo stanno invadendo. Nulla di più falso: il totale delle persone coinvolte in una procedura d’asilo rappresenta soltanto lo 0,5 per cento della popolazione. L’anno scorso le domande d’asilo depositate sono state 28.631. Si tratta di un aumento rispetto all’anno precedente ma pur sempre di 20.000 in meno che durante la guerra in Kosovo.


In questo ambito, legate come sono all'evoluzione dei conflitti nel mondo, le fluttuazioni sono normali. Cinicamente, ci si potrebbe rallegrare del fatto che la Svizzera non sia vicina alla Siria e non debba accoglierne le centinaia di migliaia di profughi, come invece fanno la Giordania, il Libano e la Turchia. Sono sempre i paesi situati nelle regioni in conflitto a ospitare la stragrande maggioranza dei rifugiati.
Da alcuni decenni, la nostra classe politica ha trasformato il tema dell’asilo nella propria valvola di sfogo. Praticamente nessuna legge ha subito tante revisioni, tutte in senso restrittivo. La riforma su cui il popolo si esprimerà il 9 giugno prossimo non fa eccezione: i partiti di centro e di destra hanno fatto a gara nel formulare le proposte più assurde e inefficaci.


Sopprimere lo status di rifugiato per i disertori? Perfino senza, gli Eritrei non potranno essere rinviati nel loro paese, in cui sono minacciati di morte. Resteranno perciò in Svizzera in virtù di un’ammissione provvisoria, una condizione precaria che non permetterà loro di integrarsi. Cancellare la presentazione delle domande d’asilo alle ambasciate implica, invece, che il primo vaglio delle stesse d’ora in poi si svolgerà in Svizzera, senza alcuna dissuasione per le persone intenzionate a fuggire dai propri paesi.


Insomma: la revisione non renderà la Svizzera meno attrattiva. Perfino i parlamentari che l’hanno votata lo riconoscono. Perché, allora, continuare a «giocare» così con l’asilo e con le vite dei perseguitati? È ora di elaborare e attuare una politica dell’asilo equa e umana. Per questo occorre che i partiti cessino di strumentalizzare l’argomento come trampolino elettorale ed evitino di darci a intendere che hanno trovato la panacea a questo problema mondiale.


Di qui l’esigenza di votare no il 9 giugno. E di sensibilizzare la popolazione svizzera sul fatto che i continui giri di vite complicano sempre più l’integrazione dei rifugiati, conducendoci in un vicolo cieco. La Svizzera non ha nulla da guadagnare da un trattamento disumano dei richiedenti l’asilo che si rivolgono a lei. La legge non è uno strumento di politica migratoria, bensì deve mirare a proteggere i rifugiati. Diversamente, perde qualsiasi ragion d’essere.

*Traduzione e adattamento: Andrea Ostinelli

Pubblicato

Giovedì 2 Maggio 2013

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