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Banco di prova

di

Maria Pirisi
La scuola sul banco di prova. Lo scorso giugno il Dipartimento di istruzione e cultura (Dic) ha reso pubbliche tutta una serie di proposte atte a migliorare la scuola pubblica. Misure che vogliono rispondere ai numerosi problemi sollevati nel corso del dibattito precedente e seguente la votazione popolare che ha bocciato l’iniziativa e il controprogetto per il finanziamento pubblico della scuola privata. Un budget di undici milioni per l’estensione dei servizi parascolastici (doposcuola, apertura della Casa dello studente a Bellinzona), per il potenziamento dei servizi esistenti ma anche per incrementare i crediti di funzionamento (dal rinnovo delle attrezzature; sperimentazione di nuove formule didattiche). Fondi stanziati per l’assistenza degli allievi con difficoltà comportamentali e di scolarizzazione, per aumentare il monte ore degli insegnanti e l’introduzione dell’inglese obbligatorio e il potenziamento delle lingue soprattutto in ambito professionale. È stato detto: il Dic (e quindi il suo direttore Gabriele Gendotti) ha mantenuto la parola data. Ora si è al collaudo, alla messa a punto delle varie migliorie, molte delle quali cominciano ad essere operative in concomitanza con la ripresa del nuovo anno scolastico. Tutti contenti dunque? «Il giudizio del Comitato docenti Vpod riguardo al “pacchetto” di riforme è abbastanza positivo – ci dice Raoul Ghisletta, segretario cantonale della Vpod –; siamo di fronte ad un segnale che lascia ben sperare, dopo anni di ristrettezze finanziarie nel settore scolastico». Ma le questioni sulle quali è necessario fare chiarezza non mancano. Già nel maggio 2001 il sindacato docenti Vpod aveva presentato un documento con i risultati di un’indagine effettuata nelle scuole del Cantone e dalla quale si evinceva quali erano i problemi, preoccupazioni e carenze rilevate dai docenti. A tutti i livelli (dalla scuola d’infanzia alle scuole mediosuperiori e professionali) si lamentava un numero eccessivo di alunni (fino a 25) per classe. Altro dato importante riguardava l’eterogeneità culturale degli allievi: il Ticino, infatti, è il terzo Cantone (dopo Ginevra e Basilea) con il più alto tasso di eterogeneità, elemento che riporta all’urgenza di istituire corsi per l’inserimento degli alloglotti e potenziare il sostegno a favore degli scolari con problemi comportamentali e di scolarizzazione. «Attualmente – continua Ghisletta – stiamo preparando un documento in cui mettiamo sul piatto varie rivendicazioni. In giugno avevamo posto l’accento su alcuni aspetti sociali della scuola che non sono contemplati fra le misure d’intervento del Dic. Ribadiamo la necessità di portare ad un tetto massimo di 20 allievi le classi. I docenti con un numero eccessivo di allievi si trovano infatti nell’impossibilità di aiutare quegli elementi che presentano grosse difficoltà. Ci sono dei momenti delicati nell’iter scolastico, quali l’inizio di un corso (le prime classi) in cui gli allievi richiedono un’attenzione particolare. Naturalmente il documento contempla anche una serie di rivendicazioni sindacali che vanno dall’aggiornamento alla ricerca pedagogica dei docenti; all’adeguamento dei salari.». Rivendicazioni che a metà settembre la Vpod docenti discuterà con il Dic al quale già negli scorsi mesi erano state inoltrate le proposte. Intanto l’Associazione per la scuola pubblica continua il suo impegno per il miglioramento della scuola. Alla vittoria popolare del doppio no all’iniziativa e al controprogetto per il finanziamento delle scuole private, si è affermato che allora occorreva iniziare un’intensa attività per migliorare la scuola pubblica. Che cosa sta facendo in proposito l’Associazione? «Mi si lasci dire prima di tutto – risponde Mario Forni, presidente dell’Associazione – che la vittoria del 18 febbraio 2001 ha fatto un gran bene alla scuola ticinese: ha detto alla popolazione che la scuola pubblica è un bene a rischio, che va quindi tenuto d’occhio come un gioiello e, quando occorre, difeso con forza; ha detto alla scuola pubblica che il paese ci tiene molto, ne apprezza il lavoro ed è pronto a sostenerlo moralmente e finanziariamente, conta su di lei oggi come ieri e la vuole efficiente e aggiornata anche in futuro». Dunque i segnali positivi finalmente sono tangibili.«Dopo il 18 febbraio – continua Forni – si respira un’aria nuova: il Dic (Dipartimento istruzione e cultura) ha ripreso a muoversi con un dinamismo che sembrava smarrito; i mass media si sono accorti che i problemi della scuola interessano alla gente e val la pena di parlarne (basti vedere la quantità inusitata di contributi che accompagna l’apertura dell’anno scolastico); i gruppi dei genitori si fanno sentire e anche gli allievi prendono la parola per dire la loro. Non c’è motivo di dubitare che questo fervore si trasferisca anche nelle aule e dia luogo a un lavoro di qualità». Ma il lavoro dell’Associazione continua. «Con la vittoria del 18 febbraio – conclude Forni – l’Associazione per la scuola pubblica ha esaurito, almeno per ora, il suo primo compito statutario, che è la difesa della scuola pubblica, e si è dedicata al secondo, che è il miglioramento della stessa. Al fine di offrire un contributo originale, ha in particolare formato quattro gruppi di lavoro che si devono occupare di quattro aspetti dell’insegnamento secondo noi problematici e perciò bisognosi di riflessione e di nuove proposte: l’insegnamento linguistico nel suo complesso; l’educazione all’uso delle nuove tecnologie; l’educazione politica, ovvero alla cittadinanza democratica e la cultura religiosa nella scuola. Agli interessati è stato distribuito un documento come base di discussione; i Gruppi potranno così fornire i loro pareri in tempi relativamente brevi, diciamo entro la prossima assemblea (febbraio-marzo 2002). Nel frattempo il Comitato dell’Associazione non mancherà di seguire altri temi sul tappeto (per esempio, il sostegno per gli allievi ‘difficili’, il dibattito sull’Alta scuola pedagogica) e si farà un dovere di intervenire quando e come riterrà opportuno».

Pubblicato

Venerdì 7 Settembre 2001

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