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Baggio, il museo dopo le stampelle?

di

Antonio Bolzani
L’estro, la fantasia e i piedi buoni sembrano contare poco nel football di oggi; eppure, il momentaneo infortunio di Baggio mi ha lasciato desolato e mi ha privato, da appassionato calcistico, di un punto di riferimento importante. Lo avrei visto davvero volentieri ai prossimi campionati mondiali un giocatore come lui, capace di giocate belle, geniali e luminose. Non ci andrà, pazienza, speriamo di divertirci lo stesso. Certo, se dobbiamo ammirare i Totti e i Del Piero, visti arrancare in Roma– Juventus di domenica scorsa, c’è ben poco da stare allegri. Oggi i numeri 10 classici soffrono e faticano a trovare uno spazio dignitoso. Per quale motivo? C’è chi sostiene che è «roba» da museo e che è tutta colpa della crisi che stanno attraversando i registi classici, quelli alla Pelè, Rivera, Corso, Zico, Maradona, Platini, Zola e mettiamoci pure Beccalossi, poco compatibili con le esigenze agonistiche, atletiche e fisiche del football di oggi e non più impiegabili in quelli che sono i rigidi schemi del calcio moderno; c’è pure chi dice che è sempre più vantaggiosa – almeno in termini di apparizioni in campo – una vita da mediano «nato senza i piedi buoni e con dei compiti precisi», quella vita cantata e raccontata dal bravo Ligabue; e, infine, vi sono coloro che ritengono che questo genere di giocatori non ha tempo e età e non passa mai di moda; anzi è e sarebbe auspicabile che gli allenatori non si lasciassero condizionare da sofisticati moduli tattici, chiusi per così dire all’estro, all’imprevedibilità e alla fantasia dei fuoriclasse alla Baggio. Ebbene, fiero ed orgoglioso, come accennato sopra, appartengo a quest’ultima categoria che predilige questi artisti del pallone, eleganti e stilisticamente impeccabili e sempre a testa alta; insomma, piacevoli da vedere, da ammirare e da contemplare, tanto splendidi che, purtroppo, oggi sono divenuti quasi impossibili da trovare. Sulla scomodità di avere oggi il 10 sulla maglia si potrebbe disquisire ancora a lungo: pensate alle sostituzioni quando le cose vanno male, ebbene il primo ad uscire e ad essere sacrificato è sempre lui. In nome dell’equilibrio tattico, della scelta tecnica, della rosa allargata, del turn-over, della soluzione alternativa per conferire maggior dinamismo e profondità alla squadra e chi più ne ha, più ne metta; per tanti, quell’ «inutile» numero 10, è davvero diventato un lusso superfluo da non poterselo permettere...! È un vero peccato che questi fantasisti siano una razza in via di estinzione; il guaio è che il calcio sembra dimenticarsi di loro, di quegli scomodi inventori di gioco sistemati in cabina di regia, tanto scomodi da non servire più. Allora, è sempre meglio una vita da mediano, a recuperar generosamente palloni e a coprire certe zone. Senza piedi buoni, ma lavorando sui polmoni...!

Pubblicato

Venerdì 15 Febbraio 2002

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