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Azienda elettrica, il nuovo statuto divide

di

Maria Pirisi
«La trasformazione in Sa può essere l'uovo di colombo che permette di rinsaldare i rapporti con i Comuni serviti», recita un passaggio del rapporto della Commissione della gestione sul messaggio municipale concernente la trasformazione delle Aziende municipalizzate di Bellinzona (Amb) in Società per azioni (Sa). Una soluzione di compromesso che non convince i socialisti, firmatari del rapporto ma “con riserva”. Rapporto che verrà discussa il 3 settembre in Consiglio comunale. «Noi socialisti - spiega Mauro Tettamanti, membro della Commissione della gestione - abbiamo proposto alcuni emendamenti al messaggio municipale: il primo riguarda lo scopo della società, che deve essere di carattere pubblico e deve salvaguardare l'interesse pubblico. Proponiamo inoltre: che il cambiamento degli statuti sia ratificato dal Consiglio comunale; che il Consiglio d'amministrazione (Cda) venga rieletto ogni due anni e non ogni quattro; infine, che l’onorario dei membri del Cda sia fissato a tre/quattromila franchi di base più le indennità di seduta di 150 franchi ciascuna». Cosa succederà nel caso gli emendamenti vengano respinti il 3 settembre? «Alcuni di noi - dice Tettamanti - decideranno in base alla discussione che si produrrà. Di sicuro, nel caso passi l’emendamento del Ppd sull’apertura all’azionariato privato, il no sarà compatto». Un no chiaro lo ha già espresso invece il Movimento per il socialismo (Mps). Per l’Mps, più che un “uovo di colombo”, la trasformazione societaria è un cavallo di troia: se il 3 settembre dovesse passare, il Movimento lancerà un referendum contro l'operazione. «La trasformazione in Sa - afferma Giuseppe Sergi dell’Mps - non è altro che un'escamotage per raggiungere la privatizzazione. Il Municipio di Bellinzona, constatato che la scorciatoia della privatizzazione non ha funzionato, ci riprova passando per un'altra via. Cambia la forma ma non la sostanza: la Sa, le sue strutture, la sua filosofia e il suo funzionamento ruotano principalmente attorno alla valorizzazione del capitale e del mercato. Si rivela quindi uno strumento non conforme ad amministrare una struttura che va gestita con criteri di servizio pubblico». Ma non teme Sergi un flop del referendum? «Se guardiamo alle votazioni - dice ad area - che ci sono state ultimamente nella Svizzera tedesca, direi di no. In genere, lì, la popolazione si è opposta a questi progetti di privatizzazione. D'altronde anche nel caso dell'Azienda elettrica ticinese la popolazione del cantone si era detta contraria; non vedo perché dovrebbe invece approvare la trasformazione in Sa - che altro non è che il preludio alla privatizzazione - della terza azienda elettrica più importante del Ticino».

Pubblicato

Venerdì 30 Agosto 2002

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