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Avs in Italia: pochi ridono, tanti piangono

di

Dino Nardi
Come noto il maggior vantaggio economico per gli emigrati, a parte l'aver trovato all'estero un lavoro spesso inesistente nella propria patria, è dovuto all'investimento dei loro risparmi nel Paese d'origine dove il loro potere d'acquisto, in genere, si moltiplica. Anche per gli emigrati italiani in Svizzera vi è sempre stato, storicamente,  l'investimento in Italia dei loro sudati risparmi, destinati quasi sempre all'acquisto di beni immobili, la casa d'abitazione prima di tutto. Un fenomeno che ha raggiunto il suo apice in Svizzera a cavallo degli anni settanta/ottanta quando il cambio franco svizzero – lira italiana era estremamente favorevole poiché la moneta italiana si svalutava, di anno in anno, anche con percentuali che raggiunsero addirittura le due cifre. Erano i tempi delle così dette "vacche grasse" per moltissime famiglie di emigrati in cui, sia pure con grandi sacrifici, soprattutto delle mogli, tutti gli adulti lavoravano, anche con secondi impieghi serali o nel fine settimana, essendoci lavoro in abbondanza e vedendone i notevoli risultati economici. Tempi in cui non ci si preoccupava più di tanto della vecchiaia, ovvero della pensione. Sia perché per molti era un evento ancora lontano nel tempo ma anche perché ogni emigrato aveva, comunque, in progetto di rientrare in Italia, al più tardi al momento del pensionamento, e quindi c'era la convinzione di potervi vivere con la pensione Avs senza grandi problemi economici. Tutti gli emigrati di quell'epoca erano lungi dall'immaginare minimamente a possibili cambiamenti che avrebbero comportato la perdita dei vantaggi legati al cambio favorevole o al diverso costo della vita tra i due Paesi. Così, sulla base di questi ragionamenti, quasi tutti gli emigrati italiani rientrati in Italia sino alla fine degli anni '90 hanno capitalizzato i soldi del secondo pilastro per regalarli, poi, nella maggioranza dei casi, ai figli come una sorta di anticipazione sulla futura eredità affinché ci si potessero, magari, comperare un appartamento in Svizzera.
Poi… poi è accaduto che in Italia, da un lato, la lira ha cessato di deprezzarsi nei confronti del franco svizzero e, dall'altro, il costo della vita con l'entrata in vigore dell'euro (2002), è aumentato vertiginosamente, e, da qualche anno il viverci con il solo reddito della pensione Avs è diventato sempre più difficile. Per migliaia di ex emigrati titolari di una rendita dell'Avs sono iniziati, pertanto, i problemi economici che, in questi ultimi tempi, si sono ulteriormente aggravati per un fatto del tutto inaspettato: quello della svalutazione del franco svizzero nei confronti dell'euro! Una svalutazione che, dall'introduzione dell'euro in Italia, ha comportato una diminuzione di quasi il 10 per cento del valore della pensione Avs in Italia (e in tutta l'area dell'euro, ovviamente)  e sta preoccupando ogni mese di più tutti gli ex emigrati italiani che, oggi, vivono in Italia ed hanno (in tanti), come unico reddito, la pensione dell'Avs. Tanto che ormai, sempre più spesso, arrivano segnalazioni, richieste di spiegazioni e proteste di quei pensionati sia all'Ital-Uil che agli altri patronati, come pure alla stessa Cassa svizzera di compensazione Avs di Ginevra. Ma purtroppo per loro è un problema che nessuno può risolvere se non il mercato valutario. Mentre, pur essendo anche loro dei pensionati Avs e quindi coinvolti dagli identici problemi legati al carovita ed alla svalutazione del franco svizzero, la preoccupazione è tuttavia minore per coloro (pochi) che percepiscono una seconda rendita di vecchiaia dalla Cassa pensione non avendo optato, seguendo i consigli dei patronati e dei sindacati, per la capitalizzazione del Secondo pilastro al momento del rimpatrio….. per loro fortuna!

Pubblicato

Venerdì 30 Novembre 2007

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