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Avs flessibile, le due vie

di

Gianfranco Helbling
Il risultato sul piano federale dell'iniziativa popolare per un'Avs flessibile è molto deludente. Quasi il 59 per cento delle elettrici e degli elettori l'hanno respinta. In Ticino le proporzioni sono simili, ma a fattori rovesciati: 6 cittadini su 10 hanno accolto la proposta. Che la strada per l'iniziativa fosse tutta in salita lo si sapeva, malgrado la facilità con cui i sindacati riuscirono a raccogliere le firme. Eppure sperare in un risultato meno netto era lecito. In particolare alla luce dei sondaggi che, a settembre, attribuivano al sì una larga maggioranza di voti. Poi la crisi finanziaria ha investito in pieno la Svizzera. 70 miliardi sono finiti dalle casse pubbliche nei forzieri dell'Ubs. La paura ha preso il sopravvento. La parola recessione, con i suoi fantasmi di licenziamenti e perdita del potere d'acquisto, ha cominciato a prendere piede. Con essa la paura. E quando c'è paura, l'elettorato rifiuta le novità. Così la propaganda contraria ha avuto un gioco ancora più facile del previsto. È riuscita a far credere che sull'orlo della bancarotta non fosse l'Ubs, ma l'Avs. È riuscita a far credere che la crisi dei mercati finanziari avrebbe messo in difficoltà il primo pilastro, non il secondo. È riuscita a far credere che il presupposto dell'Avs, cioè il patto fra generazioni, fosse un modo per fregare i più giovani, costretti a pagare con i loro miseri salari delle faraoniche rendite ad anziani privilegiati e viziati. Un mondo al contrario. Quel che rimane, se si osserva correttamente il mondo, è un mercato del lavoro sempre più duro, competitivo, spietato. In questo mercato del lavoro di posto per le lavoratrici e i lavoratori anziani ce n'è sempre meno. Già oggi la metà di loro non arriva alla canonica età Avs lavorando, ma percependo qualche rendita sostitutiva (prepensionamento, ma molto più spesso invalidità, disoccupazione o assistenza sociale). La crisi dei prossimi anni renderà il mercato del lavoro ancora più difficile – assurdo illudersi che per gli ultrasessantenni gli spazi si possano allargare. La politica deve finalmente togliersi gli occhiali dell'ideologia. E riconoscere che l'introduzione di una forma di pensionamento flessibile accessibile anche a chi percepisce dei bassi redditi è un bisogno degli individui, della società e, in ultima analisi, anche dell'economia. Una via che si può percorrere è quella dell'undicesima revisione dell'Avs, attualmente in cantiere. Se dal parlamento non uscirà un modello di pensionamento flessibile accettabile per tutti il referendum è già certo, e il secondo affossamento alle urne dell'undicesima revisione dell'Avs assai probabile. L'altra via per ottenere il prepensionamento sarebbe allora quella dell'accordo fra partner sociali. Ma viste le resistenze del padronato, è una strada che porterebbe con ogni probabilità ad un ulteriore inasprimento del conflitto sociale. Sta ai parlamentari capire se sono disposti a correre questo rischio.

Pubblicato

Venerdì 5 Dicembre 2008

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