Ruth Dreifuss ha lasciato il Consiglio federale da poco più di cinque mesi, ma sembra già una vita. Il suo successore alla guida del Dipartimento federale dell’Interno sta cancellando ogni traccia delle opere realizzate o avviate dall’ex ministro. In un precedente articolo abbiamo già parlato della pericolosa via imboccata da Pascal Couchepin in materia di assicurazione malattia. La cronaca di questi giorni ci invita invece a riflettere sulle sorti che il ministro vorrebbe riservare all’Avs, un istituto che dal 1948 rappresenta il fulcro del sistema svizzero delle assicurazioni sociali e che la borghesia, vorrebbe di fatto trasformare in una sorta di “braccio” dell’assistenza pubblica. In questo senso Pascal Couchepin è il miglior alleato possibile e lo ha dimostrato martedì, in occasione del dibattito in Consiglio nazionale sull’undicesima revisione dell’Avs, che ha affrontato per la prima volta in qualità di capo del dipartimento dell’Interno. Come sua abitudine, Pascal Couchepin si è limitato ad interventi brevi ma ricchi di contenuto. Il suo messaggio è stato chiaro: la pensione anticipata può essere concessa soltanto in cambio di importanti tagli delle rendite, cioè di fatto solo ai ricchi. La discussione verteva sul cosiddetto pensionamento flessibile, cioè la possibilità di incominciare a percepire le indennità d’Assicurazione vecchiaia a partire da 62 anni. Un aspetto centrale dell’undicesima revisione dell’Avs e considerato, sin dalla presentazione del messaggio, come la contropartita all’innalzamento da 64 a 65 anni dell’età pensionabile per le donne a partire dal 2009. L’ex Consigliera federale Ruth Dreifuss, che può essere considerata la “madrina” della riforma, affermava: «L’obiettivo è quello di offrire a ciascuno la possibilità di scegliere il momento di abbandonare la vita professionale». A tre anni da quella dichiarazione, non si può certo dire che la promessa sia stata mantenuta, per certi versi nemmeno dalla stessa Dreifuss (che è stata spesso ostaggio della maggioranza borghese del Consiglio federale e del Parlamento). Basti pensare che il modello di revisione più generoso (quello voluto dal Consiglio nazionale nel 2001 e ribadito l’altro giorno) prevede, per chi dovesse optare per un pensionamento anticipato a 62 anni, decurtazioni delle rendite fino al 16,5 per cento. Considerato l’importo modesto delle stesse (minimo 1’055 franchi, massimo 2’110), risulta evidente che il prepensionamento di fatto resterebbe un lusso per pochi. Ma Pascal Couchepin non si accontenta e fa di tutto perché diventi un privilegio per pochissimi: l’altro giorno si è infatti opposto all’impiego dei 400 milioni di franchi risparmiati con l’innalzamento a 65 anni dell’età pensionabile delle donne per attutire le decurtazioni delle rendite dei pensionati meno ricchi (come deciso invece dalla maggioranza del Nazionale grazie ad un’alleanza tra la sinistra e i democristiani). Al di là dei contenuti della proposta, ci pare particolarmente grave che Pascal Couchepin abbia tentato di ingannare il Parlamento: solo pochi minuti prima il ministro si era infatti detto favorevole «a sostanziosi contributi» per consentire il pensionamento anticipato anche ai ceti meno abbienti. In realtà, si è poi capito, il suo era semplicemente un trucco per convincere la maggioranza del Nazionale a tagliare del 20 per cento le rendite per le vedove. Vedove che già figurano tra i perdenti di questa undicesima revisione dell’Avs: il diritto a percepire un’indennità è stato infatti ristretto alle sole donne con figli a carico (a tutte le altre è concessa la rendita per un anno se sposate da cinque anni e se al meno 45enni alla morte del marito). Il bilancio intermedio dell’11esima revisione dell’Avs, il cui iter parlamentare è lungi dall’essere concluso, è dunque desolante. Per le donne in particolare, che nel giro di due riforme (la decima e, appunto, l’undicesima) si sono viste portare l’età pensionabile da 62 a 65 anni. Nel frattempo il ministro della socialità già pensa alla “flessibilità verso l’alto”, cioè a spostare di fatto l’età Avs a 67 o 68 anni. E ancora una volta ci venderà un atto di smantellamento sociale come una riforma!

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09.05.03

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