Liberalizzazione della Posta, nessuna inversione di rotta. Anzi, il Consiglio federale intende infatti favorire l’apertura progressiva e controllata del mercato postale. Ma vuole che la Posta non sacrifichi le proprie responsabilità sociali sull’altare della concorrenzialità. Questo, in estrema sintesi, il contenuto politico del progetto sull’avvenire prossimo della Posta che Moritz Leuenberger ha presentato l’altro giorno alla stampa. Il Consiglio federale propone quindi alle Camere federali una liberalizzazione completa del mercato dei pacchi postali a partire dal 2004. Preconizza poi la soppressione, dal 2006, del monopolio della Posta sulle lettere con un peso superiore ai 100 grammi. In altri termini ciò significa allargare questo settore alla concorrenza dei privati. Certo, rispetto alle manie neoliberiste del ministro dell’economia Pascal Couchepin – secondo cui, per esempio, 800 uffici postali in Svizzera sarebbero ampiamente sufficienti – la linea di Leuenberger appare, e sottolineiamo appare, più moderata: l’obiettivo (la liberalizzazione) è lo stesso, a cambiare sono soltanto i tempi. Ma nessuna delle due posizioni tiene conto della crescente opposizione popolare ai «cambiamenti» imposti da regole del mercato che non tengono minimamente conto degli aspetti sociali e del ruolo del servizio pubblico. E dire che contro le cure da cavallo firmate dal direttore generale della Posta Ulrich Gygi, non solo sono insorti sindacati e dipendenti, ma anche gli utenti. Quegli utenti che non hanno esitato a firmare l’iniziativa popolare «Posta per tutti» come strumento di opposizione allo smantellamento del servizio pubblico. Proprio in occasione della consegna delle firme, a metà dello scorso mese, il Partito socialista e il Sindacato della Comunicazione avevano criticato le strategie del Consiglio federale affermando che «di fronte alla logica del mercato ci sono prestazioni indispensabili che non devono dipendere prevalentemente dalla legge della domanda e dell’offerta». Un punto di vista che sarà difficile da far passare anche perché a benedire l’apertura progressiva del mercato postale e a far proprie le leggi della concorrenza sono due socialisti: Leuenberger e Gygi. Al di là dei discorsi sulle strategie politiche ed economiche occorre tenere ben presente che le scelte aziendali pesano sulle spalle dei lavoratori. Christian Levrat, segretario del Sindacato della Comunicazione, ha più volte espresso timori per le conseguenze occupazionali e per il deterioramento delle condizioni di lavoro legate alla progressiva liberalizzazione. Il frutto amaro delle ristrutturazioni è lì da cogliere: già oggi, infatti, nel settore della Posta la precarietà è aumentata generando un clima di insicurezza che opprime sempre di più i dipendenti. Dipendenti che diventano poi bersaglio dell’insoddisfazione dell’utenza. Le attuali conferme degli orientamenti della Posta rappresentano dei rospi che il sindacato non intende ingoiare. E che la sinistra non può e non deve accettare.

Pubblicato il 

24.05.02

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