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Avanti! Via libera

di

Gianfranco Rosso
«Il raddoppio della galleria autostradale del San Gottardo è un asso nella manica che non va giocato alla leggera, ma tenuto come merce di scambio nell’ambito dei negoziati con l’Unione europea sul traffico di transito». Dietro queste parole, usate settimana scorsa dal Consigliere federale Moritz Leuenberger davanti al Consiglio nazionale per combattere l’iniziativa popolare “Avanti”, si nasconde il pericolo che la Svizzera abbandoni la sua politica dei trasporti intelligente e lungimirante. Una politica che ha avuto il suo massimo splendore negli anni Novanta, con l’avvio dei lavori dell’Alptransit e di Ferrovia 2000, ma anche con l’adozione della tassa sul traffico pesante commisurata alle prestazioni e con l’adozione di un articolo costituzionale per la tutela dello spazio alpino. Ma oggi sembra che tutto questo non conti più nulla. Come se non fossero stati spesi miliardi di franchi, come se non si fossero stati compiuti enormi sforzi nei negoziati bilaterali con l’Ue a salvaguardia degli interessi ambientali e della qualità di vita, oggi sembra prevalere la volontà di cambiare rotta. E purtroppo a sostenere questo indirizzo non vi è soltanto la lobby della strada, ma anche, seppur con toni più sfumati, il ministro dei trasporti: le parole pronunciate davanti al Consiglio nazionale, un po’ sottovalutate dalla stampa, sono la prova che anche Leuenberger e il Consiglio federale non escludono più un raddoppio della galleria del San Gottardo, da realizzare però in tempi meno stretti rispetto a quanto chiede la maggioranza borghese del Parlamento. Una maggioranza che durante il citato dibattito ha voluto far sentire tutto il suo potere e la sua arroganza, adottando un pacchetto di misure per il potenziamento a tutto campo di strade e autostrade. Oggetto del dibattito era l’iniziativa popolare “Avanti” del Touring club svizzero, che è stata bocciata ma a cui è stato contrapposto un progetto che va ben oltre. Un progetto da dieci miliardi di franchi che di fatto cancella gli sforzi sin qui profusi per promuovere il trasporto pubblico e contenere il traffico stradale. Ma vediamolo nel dettaglio: come l’iniziativa del Tcs, chiede innanzitutto alla Confederazione di promuovere le infrastrutture stradali e di “migliorarne” la capacità. In particolare attraverso l’estensione a sei corsie dei tratti autostradali della A1 Ginevra-Losanna e Berna-Zurigo e il potenziamento del tratto Erstfeld-Airolo, compreso il raddoppio del San Gottardo. Misure queste ultime in netto contrasto con l’articolo costituzionale (votato dal popolo nel 1994), che vieta di aumentare le capacità delle strade di transito nella regione alpina. Ma alla lobby dell’asfalto questo non bastava ancora e dunque il Nazionale le ha pure concesso la costruzione di nuove strade per rendere maggiormente fluido il traffico nelle città e negli agglomerati e la creazione di un fondo speciale per finanziare i vari progetti. Un fondo che sfugge alle regole del freno all’indebitamento, assicurando così alle costruzioni stradali un trattamento di favore rispetto a tutti gli altri settori di spesa dello Stato, compreso quello della socialità. Gli stessi politici che negano una spesa di quattrocento milioni per finanziare un sistema di pensionamento flessibile hanno così riconosciuto nella costruzione di strade un «interesse collettivo superiore» e dunque si sono permessi di derogare alle regole imposte da uno strumento (in sè pessimo) approvato dal popolo per contenere la spesa pubblica. Il modo di fare del Consiglio nazionale ha addirittura infastidito la compassata Neue Zürcher Zeitung, il giornale della borghesia svizzera che in un commento ha denunciato il tentativo di aggirare la volontà popolare. Evidentemente le proposte del Parlamento (la cui versione definitiva sarà chiara solo dopo l’esame da parte del Consiglio degli Stati) saranno sottoposte a votazione e dunque esiste ancora lo spazio per fermare i progetti degli autotrasportatori e dei costruttori di strade. Purtroppo però una serie di danni sono già stati fatti. È infatti chiaro che all’estero, dove i meccanismi della nostra democrazia diretta sono poco conosciuti, è stato inviato un segnale pericoloso. E lo si è fatto per la seconda volta, visto che la Camera del popolo già due anni fa aveva approvato un’iniziativa parlamentare per il raddoppio del Gottardo. A farne le spese potrebbe essere innanzitutto l’accordo strappato tra mille difficoltà all’Unione europea in materia di traffico pesante attraverso le Alpi: ormai di fatto è stata data luce verde agli autotrasportatori di Palermo come a quelli di Rotterdam di passare dalla Svizzera con i loro bisonti. Il ministro dei trasporti Leuenberger si è limitato ad accendere la luce gialla, il che non è meno inquietante. I segnali che giungono da Berna sono insomma poco rallegranti: in un modo o nell’altro la politica svizzera dei trasporti, fondata sul principio di un progressivo trasferimento del traffico merci e passeggeri dalla strada alla ferrovia, è in pericolo. E con essa sono in gioco la salute dei cittadini che vivono lungo gli assi di transito, la qualità dell’ambiente e il senso degli investimenti miliardari per il progetto Alptransit. Non resta che credere e sperare nel buon senso dei cittadini!

Pubblicato

Venerdì 20 Dicembre 2002

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