È un personaggio “nero” che rompe decisamente con le tradizioni quello che appare in edicola nel novembre 1962. Movimenti felini, sguardo magnetico, calzamaglia nera, sono i tratti distintivi che lo identificano visivamente mentre il lato caratteriale punta decisamente sulla sua negatività di fondo, composta da un’assenza totale di scrupoli e una mancanza assoluta di qualsiasi codice etico e morale. Con Diabolik nasce un eroe che fa della malvagità la sua bandiera, irride la legge con una facilità disarmante, ruba a man bassa a destra e a manca, uccide con lucidità ed efferatezza. Prima del suo avvento, il mondo del fumetto aveva sempre presentato eroi positivi che, pur confrontati con mille avversità, alla fine riuscivano sempre a sconfiggere il Male. Con Diabolik vengono ribaltati ruoli, sconvolti parametri, affossati valori che, fino al giorno prima, erano ritenuti dei veri e propri capisaldi, rifugi sicuri per il perbenismo bacchettone dell’epoca. Il colore del nero, nel Diabolik della prima ora, è talmente carico da scomodare i molti sociologi di turno, generare interrogazioni in Parlamento, promuovere dibattiti, innescare cause a ripetizione contro autori ed editori del personaggio. Ma da chi era stato ideato questo sconvolgente character che in pochissimo tempo aveva battuto ogni record di vendita e che di lì a poco si sarebbe imposto come un vero e proprio fenomeno di costume? Non lo credereste ma, a dar vita a questo Re del terrore (questo il titolo del suo primo albo), provvidero due dolcissime sorelle, Angela e Luciana Giussani (entrambe scomparse, Angela nel 1987, Luciana due anni or sono). Milanesi dall’aria tranquilla, in realtà si rivelarono un vulcano di idee, vere anticipatrici di un genere che seppe trainare negli anni una folta schiera di imitatori. Le Giussani ebbero poi il merito di sapersi disancorare a tempo dai ruoli e dalle tematiche iniziali imposte alla loro creatura, troppo nere e troppo dure come già detto, limandone gli aspetti più cruenti e modificandone via via nel tempo situazioni e visioni di pensiero, operando a fondo sul lato caratteriale del protagonista e dei molti comprimari. Con la morte di Angela, la gestione di Diabolik gravò interamente sulle spalle di Luciana che seppe portare avanti le sue avventure fino a due anni fa, aiutata da pochi ma validissimi collaboratori. Fra costoro vanno citati i disegnatori Brenno Fiumali, Franco Paludetti, Sergio Zaniboni, mentre una nota di merito fra i soggettisti e gli sceneggiatori spetta di diritto, oltre che alla stessa Luciana, a Patricia Martinelli (vero“deus ex machina” di tutti gli anni ’90) e a Mario Gomboli (attuale responsabile della testata). Le mutazioni intervenute nella serie, in questi 40 anni di vita editoriale, sono state numerose e importanti. Hanno toccato in primis il taglio narrativo delle storie, che ha lasciato per strada ogni riferimento al feuilletton ottocentesco al quale si ispirava (ogni riferimento a Fantomas non è assolutamente casuale), per accedere sempre più spesso ai portali dell’hard-boiled. Il macabro, dal canto suo, ha lasciato il posto all’azione, l’horror è quasi del tutto scomparso e le sue avventure percorrono ormai da tempo i sentieri del poliziesco e del thrilling. Il nero che ha dominato la scena nel corso del primo decennio, ha virato (giustamente, diremmo) dapprima nelle sfumature dei grigi, per poi passare al giallo e presentare infine, nell’ultimo decennio, massiccie dosi di rosa con la crescita notevolissima di Eva Kant, compagna e complice di Diabolik, staccatasi nettamente dallo scomodo ruolo di “spalla” per proporsi come autentica co-protagonista. Bella, audace, decisa, ma anche romantica, fedele, appassionata, complice di mille imprese ai limiti dell’impossibile. Questa, in sintesi, è Eva Kant, che fa del rischio e dell’irrequietezza la normalità del suo modo di vivere. È riuscita, non senza lunghe battaglie e furibondi litigi, ad imporre una perfetta parità nella vita di coppia con Diabolik, un gioco alla pari dove vengono divisi a metà rischi e paure ma anche amore, bottini e successi. Una personalità complessa ma pur trasparente, la sua, che esprime pienamente le aspirazioni di una donna del nostro tempo che, almeno in questo fumetto, Eva riesce a conquistare e a raggiungere, senza compromessi o costrizioni di sorta. Accanto ai protagonisti, ci sembra doveroso citare l’ispettore Ginko, antagonista a tutto tondo e rappresentante di una giustizia che, se pure quasi sempre elusa da Diabolik, non ne esce mai irrisa o indebolita. La saga poggia poi il suo successo sui molti marchingegni “tecnici” che appaiono nelle storie, le varie tecnologie dei “colpi”, la geografia dell’azione, le tute, le maschere di lattice, i rifugi, fino alla geniale intuizione di donare un soffio di vita propria alla Jaguar E-Type, la sua splendida auto.

Pubblicato il 

22.11.02

Edizione cartacea

 
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