È stata definita la bambina più arrabbiata dei fumetti e lei, da par suo, ci si mette di buzzo buono affinché questa rabbia non abbia mai a calare di tono. Più che una moralizzatrice, questa piccola peste dai nerissimi capelli corvini, è una lucida e pungente contestatrice di tutti i mali che affliggono il mondo. Creata nel 1964 dall’argentino Quino (pseudonimo di Joaquin Lavado), Mafalda ha esordito sulle pagine del settimanale Primera Plana per trasferirsi da lì a pochi mesi sull’importante quotidiano El Mundo. Ideata come sequenza autoconclusiva di poche vignette, la striscia ha sempre mantenuto le caratteristiche iniziali con una scoppiettante sintesi di richiamo alle molte responsabilità del mondo degli adulti, sviscerato ed analizzato con un taglio decisamente politicizzato. Il fatto che sia una bambina, Mafalda appunto, a dare bacchettate a destra e a manca, non fa che accrescere la forza dirompente della striscia. Sì, perché se le contestazioni ai “grandi” provengono da un universo “fanciullo” come questo, ecco che le critiche possono dilatarsi a dimensioni extra-large, autentici macigni che pesano sulle coscienze di tutti. Nelle sue strisce Mafalda affronta storie brevi di quotidianità che solo in apparenza possono essere definite “leggere”, quali i rapporti con i genitori (una semplicità disarmante nel descrivere le difficoltà familiari per arrivare a fine mese), il fratellino Nando (il sarcasmo elevato al massimo grado), l’amica Susanita (che continua a sognare romantiche storie di principi azzurri), Felipe (con i suoi pindarici voli di fantasia), Manolito (che aspira a diventare bottegaio con l’insito miraggio ad acquistare poi un’intera catena di negozi). In realtà Mafalda movimenta un affresco che si propone come un continuo confronto con il mondo adulto, fino a toccare temi drammatici e preoccupanti come la guerra, la fame, i rapporti di forza tra deboli e potenti, le ingiustizie sociali. La particolarità di questo fumetto sta però anche nella diversità del proporre un mondo adulto visto con gli occhi di una bambina, ribelle sì, ma dotata di saggezza e intelligenza non comuni. Nonostante le sue fustigazioni a tutto campo, Mafalda è perfettamente consapevole del suo ruolo e sa di appartenere a quella schiera di umanità (i bambini) che non hanno voce in capitolo nella nostra società. Nella sua costruzione grafica e caratteriale, Quino ammette un debito di riconoscenza al cartoonist americano Ernie Bushmiller per la sua Nancy (pubblicata in italiano come Zoe) e alle storie dei Peanuts di Schulz. Tutto ciò a livello d’ispirazione, si badi bene, perché poi la striscia di Mafalda ha assunto un’autonomia ben definita che si è sempre più staccata dai modelli iniziali con nette virate verso quelle battaglie ideologiche che contraddistinguono l’intera serie. Serie che, come detto, è nata in Argentina nel 1964 spopolando subito dopo in tutto il Sud America per approdare in seguito in Europa con grandissimo successo. Appare quindi per lo meno strano che Quino abbia deciso, già nel 1973, di dare un taglio alla sua creatura più famosa interrompendo una produzione che, in quanto a vena creativa, avrebbe potuto continuare per molto tempo ancora. Alle molte domande che gli sono state rivolte sull’argomento, Quino ha risposto in varie occasioni che: «…in Argentina, a quel tempo – il 1973, data di chiusura della striscia – non c’era più spazio per quel tipo di satira dura esternata da Mafalda e d’altronde lei non avrebbe mai potuto sopportare una museruola». A consolazione dei molti appassionati di questa bambina terribile, rivoluzionaria e contestatrice, continuano ad essere pubblicate numerose ristampe, tuttora disponibili in libreria. Inoltre i cartoni animati (104 episodi di un minuto l’uno) riappaiono di quando in quando in tv. Dulcis in fondo, per celebrare i suoi 40 anni a fumetti, è stata da poco allestita una mostra itinerante che toccherà molte città italiane. In viaggio con Mafalda (questo il titolo della mostra) ha aperto i battenti a Milano, per poi spostarsi in seguito a Pavia, Padova, Roma e approdare infine in settembre a Mantova per il Festivaletteratura, richiamando così la data esatta della prima apparizione di Mafalda, avvenuta il 29 settembre 1964. Proprio in occasione della recente vernice della mostra di Milano, avvenuta presso la sede del Touring Club Italiano, abbiamo chiesto a Quino se non ci fosse qualche possibilità di far rinascere Mafalda. «No» ci ha risposto, «perché in effetti Mafalda non è mai morta. La propongo ancora ai giorni nostri, anche se in altre forme e in maniera diversa. È testimonial del Touring Club Italiano ed è pure protagonista del giornalino Touring Junior (edito da Tci). E quando sento un po’ di nostalgia per le sue prediche la richiamo in campo, come è accaduto per la carta dei diritti dei bambini dell’Unicef».

Pubblicato il 

23.04.04

Edizione cartacea

 
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