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Attrezzi per commettere reati

di

Giuseppe Dunghi

Turismo del crimine. Lo scorso anno le guardie di confine sono intervenute oltre un migliaio di volte dove esisteva il sospetto di presenza di refurtiva e di attrezzi per commettere reati. Era il notiziario Rsi del 18 febbraio 2014 a mezzogiorno. Non occorre molta fantasia per immaginare le cose trovate dalle guardie di confine nei bauli delle auto controllate: torce elettriche, cacciaviti, chiavi di varie misure, leve piccole e grandi, martelli, scalpelli eccetera.


Attrezzi simili a quelli che si possono vedere nelle cassette degli operai dell'edilizia quando tornano a casa per le ferie oppure quando cambiano cantiere. I muratori cazzuola, martello con la penna per sbozzare pietre e mattoni, filo a piombo, bolla, taloccia, frattazzo e frattazzino; i carpentieri martello dal manico lungo con il tirachiodi, borsa dei chiodi, piede di porco per spostare travi e grappe per collegarle, gli scalpellini mazzuolo, bocciarde, sgiantini e gradine, punte e scalpelli, i gessatori cazzuola americana, spatole, rabotti e rabottini. E poi gli elettricisti, gli imbianchini, gli idraulici, i falegnami, ciascuno con la serie completa di cacciaviti, di chiavi per stringere bulloni, martelli, tenaglie, pinze, lime, raspe, pennelli e pennellesse, seghe e seghetti.

 

Insomma tutti quegli oggetti che non troveranno mai posto nell'auto del consigliere federale Schneider-Ammann quando si reca all'estero per ottimizzare la propria situazione fiscale.
I lavoratori manuali sono contigui al mondo del crimine? O, detto in un altro modo, è necessario che vengano commessi dei reati affinché i mezzi di informazione parlino accidentalmente del lavoro? Vengono in mente le dita grosse di Totò Riina quando la polizia riuscì a mettergli le manette interrompendo la sua lunga latitanza: mani da contadino. Perché oggi il lavoro manuale è invisibile, sepolto sotto uno strato di parole fuorvianti, figure retoriche e formule giuridiche concepite apposta per non nominarlo: manodopera, collaboratori, maestranze, dipendenti, risorse umane, badanti, emigranti, stranieri, frontalieri, part-time, e poi welfare in crisi, costo del lavoro troppo alto, licenziamenti da facilitare, diritti da abolire, competitività da conquistare. E siccome le cose che non si nominano non esistono, tutti pensiamo che la fonte della ricchezza siano la rendita dei capitali e i casinò.


Sembra che al lavoro manuale sia capitato lo stesso destino toccato al “Cristo della domenica” che nel Medio Evo veniva raffigurato nudo e coperto di ferite provocategli dagli strumenti di lavoro di chi non rispettava il riposo settimanale, strumenti minuziosamente rappresentati intorno al suo corpo. In quello che si trova nella Prepositurale di Tesserete sono visibili chiaramente il coltello per scarnificare e la lesina per praticare fori nel cuoio, una rocca per filare, un fuso, un rasoio, una forbice, una bilancia, un recipiente per il vino, uno staio, una balestra, un'incudine con tenaglia e martello. Con il Concilio di Trento tali immagini vennero cancellate perché raffigurare tali oggetti all'interno delle chiese parve qualcosa di blasfemo. Anche l'affresco di Tesserete rimase nascosto da un intonaco per più di tre secoli, fino a quando fu portato alla luce in occasione dei restauri nel 1952 e costituisce oggi un documento prezioso dei mestieri medievali. Che ci sia bisogno nuovamente di raffigurare Cristo per poter parlare di lavoro?

Pubblicato

Giovedì 10 Aprile 2014

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