L'editoriale

Siamo a cinque minuti dalla mezzanotte ma ci viene servita la colazione. È una metafora che rende l’idea della lentezza con cui il Consiglio federale sta affrontando la nuova ondata di contagi da coronavirus che sta investendo la Svizzera, la quale, con un’incidenza media di quasi 400 casi ogni 100.000 abitanti e punte fino a 900 in alcuni cantoni, ha oggi una delle peggiori situazioni dell’intero continente. Eppure, Berna continua a dormire e a lasciare che siano i Cantoni a sbrogliarsela.

 

Le misure decise domenica scorsa – «a cinque minuti da mezzanotte», per usare le parole della presidente Sommaruga – in seduta di crisi (obbligo di indossare la mascherina nei luoghi chiusi accessibili al pubblico, raccomandazione al telelavoro e limitazione degli assembramenti) sono semplicemente ridicole di fronte all’evoluzione della pandemia. E sicuramente tardive: andavano introdotte già in agosto o in settembre per evitare che la situazione si degradasse tanto in fretta e tanto gravemente.


Evidentemente a dettar legge sono i padroni dell’economia, ideologicamente ostili a qualsiasi regola obbligatoria: persino la mascherina sui luoghi di lavoro rappresenterebbe «una linea rossa da non superare»; sarebbe «troppo complicato e costoso»; «la decisione va lasciata alle singole imprese», affermano le organizzazioni padronali. Di qui il loro «sollievo» per la «prudenza» del governo. Un governo che dice di voler «fare di tutto per evitare un nuovo lockdown», ma che di fatto sta facendo di tutto per ritrovarsi un’altra volta con le spalle al muro e dover reagire (forzatamente) con misure ben più drastiche e invasive per la nostra libertà.


Quello che sta passando è un film già visto, forse reso ancora più drammatico dai tanti errori accumulati negli ultimi mesi e che ci hanno portati a perdere il controllo dell’epidemia.

Pubblicato il 

22.10.20..
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