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Assunta, casalinga, Termini Imerese

di

Loris Campetti
Assunta, 44 anni, casalinga. Abita in una casa in affitto a Termini Imerese, la cittadina siciliana che viveva da sola Fiat, una zona franca rispetto allo strapotere della mafia nell'isola. Qui si viveva di lavoro duro ma pulito. Dal 9 dicembre tutto è cambiato. La fabbrica è stata chiusa, in teoria per qualche mese, tutti i lavoratori messi in cassa integrazione a zero ore con un duro abbattimento del reddito. Assunta ha partecipato e partecipa alle iniziative del Coordinamento delle donne di Termini, che sta conducendo da settanta giorni una battaglia durissima contro la chiusura: manifestazioni in città e a Palermo, blocco delle strade, dei treni e delle autostrade, dello Stretto di Messina. Viaggi a Roma per protestare sotto la Camera, il Senato, davanti a Palazzo Chigi dove ha sede il governo. È proprio di fronte a Palazzo Chigi che abbiamo conosciuto Assunta Maciocia, giovedì 5 dicembre, dopo una notte passata all'addiaccio con le sue compagne sperando che la protesta servisse a far cambiare idea alla Fiat o quanto meno a quel Silvio Berlusconi per il quale a Termini Imerese come in tutta la Sicilia avevano votato in massa. Quando a metà pomeriggio è scesa da palazzo Chigi una sindacalista con il testo dell'accordo stipulato dal governo con la Fiat («quel foglio firmato da Fini»), contro la volontà di Cgil, Cisl e Uil, Assunta è scoppiata in un pianto disperato, abbracciata alle altre donne che piangevano e imprecavano come lei. Poi il mesto ritorno in treno, da Roma a Termini Imerese, con il telefonino staccato per non dire al marito e al figlio che potevano considerarsi quasi disoccupati. Ho provato a chiederle, qualche giorno dopo, come avrebbe preparato il Natale. L'ho chiesto con un po' di vergogna ad Assunta, figlio e marito dipendenti Fiat e potenzialmente disoccupati. Quella che segue è la sbobinatura del suo racconto, un racconto pieno di rabbia e disperazione. Pieno d'orgoglio. Mio marito Michele lavora in Fiat da 27 anni e proprio due anni fa ha ricevuto il premio fedeltà per il lavoro fatto in un quarto di secolo. Consisteva in un attestato che abbiamo incorniciato e appeso in salotto e in un doppio stipendio. Lui fa – o devo dire faceva? – il carrellista e rifornisce materiale alle linee di montaggio. Da un paio di anni tutto il settore logistica era stato passato dalla Fiat a un'altra azienda, la Arvil. Di stipendio prendeva intorno ai 900 euro. Lo sa quanto c'era nella busta paga di novembre, per effetto degli scioperi? 400 euro. Lo sa quanto percepirà con la cassa integrazione? 600 euro. Mio figlio Francesco ha 22 anni, vive in famiglia e da sei mesi era stato assunto alla Fiat con un contratto di formazione lavoro e uno stipendio un po' inferiore a quello del papà. Ma era contento, un bel lavoro sicuro dopo il diploma. Così si è comprato una macchina di seconda mano a rate, 198 euro al mese. Mi ha detto: «mamma, vorrei un computer, faccio i sacrifici ma alla fine ce la farò». Altri 119 euro al mese di rate. Anche noi avevamo preso una macchina vecchia a rate del valore di 10 milioni di lire, 10 milioni che ora abbiamo sulle spalle. Per la prima volta ho dovuto dire al padrone di casa che non riesco a pagare l'affitto mensile 320 euro, dovrà aspettare la tredicesima. Lo sa lei che ho dovuto mettere da parte le rate della luce, del gas, dell'acqua e della spazzatura? E mi viene a chiedere come passerò il Natale? Guardi, noi qui in Sicilia sentiamo molto la festa dell'Immacolata. L'8 dicembre per la prima volta non ho visto uscire in processione la Madonna dalla chiesa, perché in questi giorni basta un nonnulla per farmi scoppiare a piangere e non mi va di farmi vedere in questo stato. Non so proprio come faremo ad andare avanti. Già adesso la spesa la faccio in un altro modo, si compra solo l'indispensabile per riempire la pancia, tutto il resto è ricordo del passato. Io sono figlia di poveracci e non ho potuto studiare, ma ai miei figli avrei voluto dare un avvenire migliore. Mia figlia fa il quarto anno di liceo scientifico, non so se potrà finire la scuola, figuriamoci l'università. Compie 17 anni a gennaio, voleva fare una festicciola con le amiche ma purtroppo dovrò dirle di no, e mi creda, mi dispiace tanto. Altro che Natale, sono giorni terribili, giorni che non consentono alcun festeggiamento. Se qualcuno mi avesse detto sei mesi fa che la Fiat avrebbe chiuso, magari per sempre, gli avrei riso in faccia. In questi mesi difficili mi sono sentita tradita quasi da tutti. A piangere con noi davanti a Palazzo Chigi c'erano solo le donne di sinistra, e la Fiom-Cgil è l'unica che ci ha aiutate. Gli altri a dire: basta la salute. Ma senza i soldi per mangiare non c'è neanche la salute. A Roma a Berlusconi ho gridato: così come noi ti abbiamo mandato lassù, adesso ti tireremo giù. È vero, avevamo sperato nel signor Berlusconi che ha fatto una televisione così grande e tante altre cose, l'abbiamo votato perché speravamo che ci desse un po' di lavoro a noi donne in Sicilia e invece l'ha tolto anche ai nostri uomini. Abbiamo raccolto le schede elettorali e le porteremo al Prefetto di Palermo. Noi donne siciliane siamo stanche, ma abbiamo aperto gli occhi. Io sono contenta della lotta che abbiamo fatto però avrei preferito non doverla fare. Adesso mi trovo con mio marito che ha 48 anni, e dove lo trova un altro lavoro? Posso capire il padrone che fa quel che gli pare, è il padrone. Ma il governo no, non è tollerabile che si buttino nel fosso tanti lavoratori e insieme a loro si faccia morire l'automobile italiana. Invece il governo sta con il padrone. E il signor Berlusconi che dalla sua televisione ci dice di arrangiarci con i lavori in nero quando sulla lettera di cassa integrazione c'è scritto che chi viene prese a fare un altro lavoro gli tolgono l'assegno e perde tutto. Ma dove hanno la testa quelli lì? Dove hanno il cuore? Quella lettera di cassa integrazione l'ho appesa come le altre sull'abete davanti alla fabbrica. Qui sarà un disastro, si vive solo di Fiat e adesso chiuderanno anche le botteghe, io spero solo che mi assegnino una casa popolare sennò non ce la faccio a tirare avanti. Che deve fare mio figlio, emigrare da Bossi in Norditalia? Mai e poi mai, ha diritto a un lavoro nella sua terra. In questa Sicilia amara e martoriata. Quando sono andata con le altre alla Camera a sentire il dibattito sulla crisi Fiat sono rimasta disgustata: pochi deputati, tutti dentro e fuori l'aula attaccati al telefonino a parlare di chissà cosa quando dovevano discutere della nostra vita e del nostro futuro. Una schifo, loro con 20 o 30 milioni al mese, noi con 600 euro. Ho anche sentito che la Cisl siciliana adesso vuole buttare la spugna e lasciare la Cgil da sola a combatterlo. Proprio bravi, così divisi facciamo vincere il padrone. Lo so, non me lo ripeta anche lei, bisogna lottare perché la speranza è l'ultima a morire. Ma io l'ho quasi esaurita la speranza. Mi scusi se mi sono sfogata. A proposito, vuole ancora sapere come passerò il Natale, o l'ha capito da solo?

Pubblicato

Venerdì 20 Dicembre 2002

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