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L'editoriale

Assicurazione più sociale

di

Claudio Carrer

Anche se, prudentemente, il governo ribadisce la bontà di un sistema basato sulla concorrenza tra assicuratori malattia, per la prima volta intacca questa sorta di dogma, venduto (sin dall’introduzione dell’assicurazione malattia obbligatoria nel 1996) come lo strumento per tenere sotto controllo l’evoluzione dei premi. Non è un caso che la decisione del governo (proposta dal ministro socialista della sanità Alain Berset, nella foto) era già stata silurata negli scorsi mesi dai partiti borghesi in blocco, nelle cui fila militano gli “infiltrati” dei grandi gruppi assicurativi, “retribuiti” a suon di mandati nei consigli di amministrazione. Il progetto del governo l’hanno già ribattezzato “introduzione mascherata di una cassa malati unica”.


In realtà esso va a colpire due aspetti del sistema che esaltano l’elemento del libero mercato ma sono in evidente contrasto con il carattere sociale dell’assicurazione malattia. Primo obiettivo è infatti quello di porre un freno alla cosiddetta “caccia ai buoni rischi” (assicurati giovani e sani) da parte delle casse. Secondariamente si tratta di creare una separazione più netta tra l’assicurazione di base (obbligatoria per tutti e regolamentata dal diritto delle assicurazioni sociali) e l’assicurazione complementare (facoltativa e retta dal diritto privato), che vengono gestite dalla medesima compagnia. Ciò per impedire che delle informazioni dettagliate sullo stato di salute (richieste per una polizza complementare) siano utilizzate per selezionare gli assicurati di base più “interessanti”.


Gli oligarchi della sanità considerano questo passo eccessivo e hanno già promesso che se la proposta dovesse arrivare in Parlamento (per ora è solo stata avviata una consultazione), la fermeranno. Confidano in una bocciatura dell’iniziativa popolare, ma sanno che più il tempo passa più le sue chance aumentano.

Pubblicato

Giovedì 28 Febbraio 2013

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