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Asilo, l'abbiamo scampata bella

di

Alberto Bondolfi
È sempre vivo in me il ricordo della domenica passata all’estero nell’attesa dei risultati della votazione sull’iniziativa Udc attorno al diritto di asilo. Anche i miei ospiti hanno seguito con apprensione questo appuntamento e devo ammettere di aver avuto davvero paura di un risultato favorevole all’iniziativa. Siamo riusciti a mettere un argine per il buco della chiave e rimane ancora un po’ di suspense a causa della riconta dei voti. Ma a distanza di due settimane rimangono aperti interrrogativi che anche la sinistra svizzera non può eludere. Innanzitutto non si può dare torto come facciamo spesso all’assenteismo. Più del 47 per cento della popolazione si è mobilitato e quindi il voto ha carattere sufficientemente rappresentativo. Tra il 49,9 per cento della popolazione che ha votato a favore del testo Udc ci sono sicuramente molti operai e membri dei ceti medi, tra cui si reclutano anche i militanti della sinistra. Non si può dunque non fare atto di autocritica nel chiederci come mai cosi tanti svizzere e svizzeri vedano nei richiedenti di asilo innanzitutto una minaccia alla propria convivenza. Qualcosa deve non aver funzionato in tanti anni di sensibilizzazione e di formazione se la voce delle sirene Udc riesce ad aver presa sui cittadini meno privilegiati del nostro Paese. Per averne una prova ulteriore basti guardare al risultato della città di Zurigo, analizzato per quartiere. Là dove si trova la mano d’opera meno qualificata aumentano le schede a favore di Blocher, anche se questi quartieri continuano a chiamarsi “rossi”. Sarebbe interessante anche interpretare la variante “uomo-donna”, ma per il momento non abbiamo ancora a disposizione le analisi vox ed allora preferisco tacere. Gli amici europei che mi stavano accanto domenica l’altra mi consolavano dicendomi che di Blocher e di Udc ce n’è molti in tutta Europa, seppure con etichette diverse. Magra consolazione ma che dovrebbe servirci perlomeno a vedere il fenomeno in prospettiva europea e non solo nazionale. Il risultato deve comunque farci pensare in questa fase che prelude anche alle elezioni federali. Dobbiamo prendere sul serio le paure collettive di molti svizzeri e cercare di canalizzarle verso posizioni che non ledano i diritti di coloro che arrivano da noi a partire dalla persecuzione e dalla miseria. Il fenomeno migratorio a partire dai paesi più poveri dell’Europa orientale va letto nella sua complessità e non frettolosamente demonizzato. Le metafore negative come quella del “riccio” vanno superate mediante nuove immagini positive. La solidarietà è possibile, ma per renderla visibile bisogna anticiparla con gesti che “parlino”. In queste cose purtroppo Blocher è più bravo di noi e l’ha capito e praticato da tempo. Ora tocca a noi...

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Venerdì 6 Dicembre 2002

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