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Asilo e stranieri, referendum con gli altri

di

Beat Allenbach
L’esito del dibattito nel Consiglio nazionale riguardante le leggi sull’asilo e sugli stranieri è molto deludente. Due esempi di molte disposizioni assurde: Chi è sprovvisto di documenti di viaggio non viene praticamente ammesso all’esame della sua domanda d’asilo malgrado molte persone, perseguitate dal loro Stato, verrebbero arrestate se chiedessero dei documenti; chi, non essendo cittadino dell’Ue, lavora in Svizzera non ha diritto alla residenza neanche dopo 10 anni. Tuttavia è fuorviante ridurre il forte, spesso inaccettabile, inasprimento di queste leggi ad una prova di forza tra sinistra e destra, con l’Udc quale trionfatore, socialisti e verdi quali sconfitti, come alcuni media lo fanno credere. In questo conflitto carico di emozioni la camera del popolo, a fine settembre, ha semplicemente rinunciato alla sua funzione essenziale di discutere e di mediare per raggiungere delle intese. Per vederci chiaro ecco i retroscena. Il nuovo Consigliere federale Christoph Blocher non si è accontentato dell’ennesima revisione delle due leggi proposte dal governo nel 2002. Dopo che il Consiglio nazionale aveva discusso oltre un anno fa le due leggi il neo eletto Blocher ha inserito ulteriori inasprimenti senza attenersi alle regole. Nonostante ciò nel Consiglio degli stati una forte maggioranza di liberali e democristiani voleva, a tutti i costi, togliere all’Udc l’opportunità a continuare a criticare ad ogni momento la politica d’asilo insistendo su alcuni abusi. Liberali e democristiani hanno quindi inasprito la legge a tal punto che erano esaudite, per il momento, tutte le richieste dell’Udc. Quando i due progetti sono ritornati al Nazionale, i membri borghesi della commissione competente hanno fatto di tutto per non scontentare l’Udc. Il Nazionale ha confermato praticamente tutte le gravi decisioni del Consiglio degli stati. Tuttavia liberali e democristiani si illudono triplicemente. Primo: l’Udc non sarà mai soddisfatta, continuerà a criticare la politica d’asilo e degli stranieri e inventerà sempre nuove richieste. Secondo: non si possono guadagnare in questo modo molti nuovi elettori poiché quelli che chiedono una politica dura contro i richiedenti preferiranno eleggere i candidati del vero partito antiasilo. Terzo: molti parlamentari democristiani, tra cui i ticinesi Chiara Simoneschi-Cortesi e Meinrado Robbiani, e alcuni liberali, tra cui Laura Sadis, si sono sentiti sopraffatti e traditi dai loro partiti che si erano rifiutati di discutere e di cercare delle soluzioni confacenti in questa materia molto delicata dal punto di vista umanitario. Contro il risultato meschino che esce dalle due camere federali la sinistra sarà quasi costretta a lanciare il referendum. Sapendo che sarà molto difficile convincere la maggioranza delle cittadine e dei cittadini a sostenere una politica più umana devono essere adempiute due premesse. Socialisti e verdi dovrebbero impegnarsi a fondo per coinvolgere nella campagna contro le leggi troppo inasprite tutti i parlamentari scontenti dall’esito del dibattito, ma soprattutto quelli democristiani e liberali. Inoltre la sinistra deve mobilizzare tutti i mezzi per convincere le autorità ad applicare la legge sull’asilo in maniera meno rigida e pignola, come lo permette l’ampio potere discrezionale, dal momento che i richiedenti l’asilo entrano nei centri di registrazione fino alla decisione definitiva sulla loro domanda d’asilo.

Pubblicato

Venerdì 7 Ottobre 2005

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