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Asilo e Udc, indignamoci

di

Renata Dozio
Pericolosa e demagogica come sempre, l'Udc torna alla carica con un'iniziativa popolare inutile nei presupposti e dannosa nei risultati. Inutile, perché diversi propositi in essa contenuti non troveranno mai un'applicazione concreta; dannosa, perché essa rischia di incrinare ancora di più i già complicati rapporti che la Svizzera intrattiene con gli stati confinanti. Diciamolo con tutta franchezza: scopo dell'Udc è, né più né meno, di abolire il diritto d'asilo e lo statuto di rifugiato, gettando così alle ortiche la tradizione umanitaria della Svizzera: sarebbe un durissimo colpo per l'immagine internazionale del nostro Paese, già fortemente provato dalle discussioni e dalle polemiche sul suo ruolo svolto durante la Seconda guerra mondiale. Da molto tempo l'Udc tenta di incanalare frustrazioni e paure allo scopo di farne bandiere di azione politica, togliendo così l'attenzione da temi come la corruzione e le scelte di management, che mettono la politica al servizio dell'economia e gettano sulla strada intere famiglie. Questa volta i promotori dell'iniziativa intendono andare molto oltre: chiudere le frontiere persino ai perseguitati, a chi è vittima di torture, a chi subisce le peggiori crudeltà. L'effetto sarebbe la costruzione di una fortezza, chiusa anche a chi veramente ha bisogno di un rifugio e di una protezione. Tutta la problematica degli stranieri viene vista sotto l'unica voce "immigrazione economica", che fa venire meno quella peculiarità, propria del diritto d'asilo, intimamente connessa all'allargamento degli spazi di democrazia e di libertà dell'essere umano. Il diritto d'asilo è un diritto umano universale che mal si concilia con i bisogni di protezione del territorio nazionale. Ad essere in gioco, ancora una volta, è la "vita umana". Pochi giorni fa ho visitato la casa di Anna Frank ad Amsterdam: sono passata attraverso le strette botole che celavano il nascondiglio dei rifugiati ebrei che avevano avuto l'illusione di poter scampare all'orrore nazista. Ho provato dapprima una grande commozione e poi una forte irritazione e mi sono accorta che per fortuna avevo ancora il coraggio di indignarmi. A chi ci legge vorrei dire: non fatevi sorprendere dalla noia di dover rispondere per l'ennesima volta a queste provocazioni della destra, ma lasciate sempre spazio all'indignazione. Indigniamoci, contro chi non ha imparato niente dalla Storia. * direttrice di Soccorso Operaio Svizzero, regione Ticino

Pubblicato

Venerdì 22 Novembre 2002

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