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"As Armas!" Lo strano calcio

di

Libano Zanolari
Gli europei di calcio sono stati una festa bellissima; il dato straordinario è la celebrazione generale del gioco. Certo, i vincitori hanno gioito di più. I greci, che hanno causato una sorpresa seconda solo a quella del 1950 (ai mondiali gli Usa batterono gli inglesi), siedono sull’Olimpo e banchettano con dei e ninfe. I portoghesi piangono, ma non come i ricchi della telenovela: nel calcio per squadre nazionali sono classe media. Hanno sviluppato un patriottismo talmente assoluto ed enfatico da sembrare surreale. E il dato straordinario è che tutti i presenti glie l’hanno perdonato: perché i ricchi europei hanno capito che non era una maniera di prevaricare, una boria di tipo fascista, ma una rivincita storica sulla povertà e il ritardo sul resto del continente. A Porto i tifosi del Vecchio Continente (vecchio e ricco, non nel senso del pataccaro Bush) sono scesi in piazza con i portoghesi a vedere la loro nazionale su schermi giganti impegnata a Lisbona. Nessuno è rimasto in casa. Nella stessa Lisbona 10 mila persone salivano sulla collina del Monsanto per una specie di rito collettivo in un meraviglioso anfiteatro naturale, che ha poi ospitato Morricone in concerto con Dulce Pontes. La sconfitta ha lasciato un gusto amaro agli “eroi del mare” come dice l’inno, in realtà crudeli conquistatori e mercanti di schiavi. La rinascita del Portogallo evocata dall’inno “as armas, as armas pela Patria lutar!” per noi c’è stata e senza sparare un colpo di “canhoes” (cannoni). I portoghesi sono rimasti nel cuore di tutti per il modo in cui hanno fatto festa (con noi ospiti) e per la dignità con la quale hanno sopportato la sconfitta finale. Per un solo attimo abbiamo temuto il peggio: quando Dom Felipao Scolari l’allenatore dei lusitani, prima della partita-spareggio con la Spagna ha detto: «è una guerra e in guerra si va per uccidere: o noi o loro». Ed è qui che, come dice l’inno, il popolo si è rivelato nobile (nobre Povo): non ci sono stati eccessi. Il peggio è venuto dall’alto: un autore satirico spagnolo della radio “Cadena Sur” ha chiamato Scolari sul cellulare: «Quem fala» chi parla?, ha chiesto l’allenatore. «E o inimigo», è il nemico, ha risposto lo spagnolo. «Quem, perdao» chi, perdio, si è arrabbiato Scolari. «Quando ci attaccherete?», ha chiesto la radio privata spagnola. E Dom Felipao, nero: «vao mas a tomar no cula te alla tua radio». Tutto in diretta. L’editorialista di “O Jogo” gli ha dato ragione. Quando ci vuole bisogna anche essere maleducati, ha concluso. L’unico commento veramente imperdonabile è quello di Oriana Fallaci, apparso in prima pagina sulla “Gazzetta dello Sport”: «caro Totti, capisco le necessità professionali, ma io non avrei chiesto scusa (per lo sputo, ndr). Erano 3 ore che quel danese la prendeva a pedate, gomitate, stincate. Unico dissenso: io avrei tirato un cazzotto nei denti, e una ginocchiata non le dico dove. Stia bene, non si rimproveri ed abbia le più vive congratulazioni di Oriana Fallaci». No comment.

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Venerdì 9 Luglio 2004

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