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Claudio Carrer
La difesa delle pensioni non è una peculiarità esclusiva dei sindacati, della sinistra e delle associazioni dei consumatori. Con l'avvicinarsi della votazione del 7 marzo sulla revisione della Legge sulla previdenza professionale (Lpp), il fronte dei contrari si sta in effetti estendendo anche al campo borghese: la lista di sezioni cantonali dell'Udc e del Ppd contrarie alla riduzione del tasso di conversione si sta allungando giorno dopo giorno e ai vertici dei partiti nazionali e delle organizzazioni economiche cresce la preoccupazione.
I democristiani devono in particolare fare i conti con le defezioni delle sezioni di Soletta, Ginevra e Zurigo, oltre che delle donne. In casa Udc, le sezioni cantonali che raccomandano il no sono già cinque: San Gallo, Svitto, Basso Vallese, Nidvaldo e Obvaldo. L'Udc ticinese, che deve fare i conti con la concorrenza della Lega (contraria alla revisione della Lpp), non fornisce invece indicazioni di voto. Significativa è inoltre l'incertezza manifestata dalla sezione democentrista zurighese, dove ha prevalso il sì ma in modo tutt'altro che netto: 116 favorevoli contro 87 contrari e 22 astenuti. E lo stesso discorso, in parte vale anche per le sezioni di Basilea Campagna e di Berna.
«Non è inusuale che sezioni locali di un partito sconfessino le indicazioni di voto date dal partito nazionale», spiega Iwan Rickenbacher, politologo e già segretario generale del Ppd svizzero. «Per loro si tratta di andare il più possibile incontro ai cittadini e di tener conto delle sensibilità particolari di una determinata regione». Dunque, anche alla vigilia di questa importante votazione, aggiunge Rickenbacher, «i fatti dimostrano quanto si stia allargando il divario tra le zone urbane e quelle rurali del paese e confermano la costante perdita di coesione dei partiti nazionali».
Certo, può sorprendere che un partito come l'Udc svittese si schieri dalla parte dei sindacati e dei partiti della sinistra. «Nel 99 per cento dei casi i delegati di questo cantone bocciano le proposte con una matrice di sinistra. -rileva Rickenbacher- Ma in questa occasione si sono fatti convincere dalla consigliera nazionale ecologista Marlies Bänziger che era stata invitata in assemblea dai dirigenti del partito e a supporto della loro decisione hanno ripreso alla lettera le argomentazioni del sindacato».
E lo stesso è capitato per esempio nell'Udc del cantone di Obvaldo, sul cui sito internet si trova addirittura il manifesto di propaganda "No al furto delle rendite!" creato da Unia. Nel comunicato allegato si afferma d'altro canto che una riduzione del tasso di conversione «andrebbe a colpire soprattutto le fasce di reddito più basse» e si sottolinea come ai tempi in cui l'investimento dei capitali produceva alti rendimenti un innalzamento di questa aliquota non sia «mai nemmeno stato preso in considerazione». Si definisce inoltre «inammissibile» che si taglino le rendite ai pensionati quando le compagnie assicurative si arricchiscono.
Insomma, siamo di fronte ad argomentazioni e slogan molto simili a quelli usati dalle organizzazioni dei lavoratori. Ma la cosa non sorprende il politologo: «L'opinione pubblica è sempre più contrariata di fronte ai bonus milionari elargiti ai manager delle banche e non può accettare che siano i pensionati a pagare per gli errori commessi proprio da costoro. Di questo l'Udc in molte realtà locali ne è perfettamente cosciente e ne trae le conseguenze, raccomandando di votare no il 7 marzo. Del resto oggi in Svizzera l'Udc è il partito di riferimento della maggior parte delle persone che guadagnano meno di tremila franchi al mese».
In vista della votazione del 7 marzo, «le chance che la revisione della Lpp venga bocciata aumentano», prevede Rickenbacher. Anche perché ormai «è saltato lo schema "destra contro sinistra", come capitò nel 1994 con l'"Iniziativa delle Alpi" che fu "sdoganata" nell'elettorato borghese da una presa di posizione a favore dell'ex presidente (urano) del Plr Franz Steinegger. Questo tipo di scenario di regola consente a proposte provenienti da sinistra di sfondare nell'elettorato di destra».
Infine, in questo contesto particolare della previdenza professionale, il comitato  che ha promosso il referendum può contare sul fatto che «ormai nel nostro Paese il secondo pilastro nell'immaginario collettivo è diventato intoccabile, al pari dell'Avs, un'assicurazione sociale che in questo paese si fa molta fatica a riformare. Inoltre nell'opinione pubblica il cambiamento in discussione non viene recepito come assolutamente necessario», conclude il politologo.
Intanto, le direzioni nazionali dei partiti di governo (dei quali è rimasto solo il Plr a difendere con convinzione il taglio delle rendite ai futuri pensionati) e le organizzazioni economiche guardano con preoccupazione ai movimenti in atto nelle realtà locali e alle prime indicazioni fornite da un recente sondaggio (vedi riquadro a sinistra) secondo cui il fronte del no sarebbe in netto vantaggio. Sulla stampa nazionale già si leggono prese di posizione di rappresentanti di partiti borghesi che ormai considerano la votazione già persa e che puntano il dito contro la presunta inadeguatezza della campagna (milionaria, ndr) di economiesuisse, che ricorre a un testimonial come il suo presidente (ma anche vicepresidente del colosso assicurativo Swisslife) Gerold Bührer.


Un sondaggio incoraggiante

La maggioranza dei cittadini svizzeri sembra orientata a bocciare la revisione della Legge sulla previdenza professionale in votazione il 7 marzo. Secondo un sondaggio  realizzato nella Svizzera tedesca e in Romandia dall'istituto Demoscope su mandato di Unia e dell'Unione sindacale svizzera, se si fosse votato due domeniche fa, il 40 per cento avrebbe detto no. Solo il 12 per cento avrebbe accolto la proposta legislativa del governo e del parlamento, mentre il 39 per cento era ancora indeciso.
L'ipotesi di ridurre il tasso minimo di conversione viene chiaramente respinta dai simpatizzanti di tutti i partiti, con percentuali che vanno dal 49 per cento dei socialisti, al 46 degli ecologisti, fino al 42 per cento dei popolari democratici, al 41 dei democentristi e addirittura al 40 per cento dei liberali radicali.
Nonostrante il vantaggio, avverte però il sindacato Unia, la battaglia si deve vincere alle urne il 7 marzo. Per questa ragione è partita in questi giorni una vasta campagna di informazione dei cittadini, ai quali nei prossimi giorni saranno distribuiti centinaia di migliaia di calcolatori che consentono a ciascuno di quantificare la rendita che perderebbe. Con il lavoro dei propri militanti, Unia cercherà di convincere gli indecisi e di contrastare la campagna milionaria orchestrata dalle grandi compagnie di assicurazione private.

Pubblicato

Venerdì 12 Febbraio 2010

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