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Arriva Berlusconi, auguri vecchia Europa

di

Loris Campetti
Il virus si espande. Dopo aver ammorbato l’Italia Berlusconi sbarca a Strasburgo per rappresentare – contaminare – l’intera comunità europea in via di allargamento. Non sono contenti i paesi del Vecchio continente e lo mandano a dire apertamente attraverso la loro stampa: mai una presidenza di turno è stata preceduta da tante critiche quante ne ha accumulate quella italiana. Il padrino, lo scettro che si aggira per l’Europa, l’uomo del conflitto d’interessi, l’Amerikano, il filoisraeliano, il gaffeur, il presidente che scherza con un suo collega sulla presunta infedeltà della moglie, il premier che si fa le leggi ad hoc. Questi non sono che i principali tra gli innumerevoli epiteti affibbiati dalla stampa internazionale al Cavaliere di Arcore. Che dalla gazzarra di mercoledì scatenata a Strasburgo da Berlusconi s’è vista confermata in tutte le sue paure. Le accuse più insistenti sul versante morale all’inizio del semestre italiano sono quelle che riguardano il conflitto d’interessi e la spregiudicatezza con cui viene piegata la legislazione, non tanto a difesa di interessi di parte, di una parte politica e sociale – su questo gli altri paesi europei non hanno molto da invidiare all’Italia – quanto degli interessi personali, di bottega, del presidente. Anzi, interessi d’azienda, Mediaset e dintorni. Ancora peggio, quello che preoccupa oltre agli italiani perbene anche i paesi dell’Unione, è il tentativo di Berlusconi di piegare e quindi asservire una recalcitrante magistratura, intervenendo in modo spregiudicato sulla legislazione. E il tutto allo scopo di salvare la sua eminentissima persona dai processi che lo vedono inquisito per reati infamanti per chiunque, figuriamoci per un capo di stato e ora addirittura dell’Europa. Poi è vero che, difendendo se stesso, Berlusconi difende una casta al grido «la legge non è uguale per tutti», come ebbe a spiegare ai giudici milanesi a cui la nuova legge, nota impropriamente come lodo Maccanico, sottrae l’imputato. Nessuno lo può giudicare. Difende una casta, una classe (chi ha dimenticato la legge che abolisce la tassa sull’eredità?) e al tempo stesso demolisce l’idea stessa della legalità e quel poco senso dello stato che in Italia rimane, se c’è mai stato: l’evasione fiscale, gli abusi d’ogni genere, diventano merce corrente. Se lo si fa in alto, perché non farlo in basso? Contro le «lezioni di moralità» della stampa internazionale, naturalmente sobillata dall’opposizione politica italiana, cioè dai “comunisti” che sopravvivono quasi esclusivamente negli incubi del Cavaliere, Berlusconi è arrivato a scrivere lettere ai giornali: «Non accettiamo lezioni da nessuno». L’Italia della Casa delle libertà (di fare quel che si vuole) non ha le carte in ordine su tante questioni di interesse internazionale, una per tutte la tutela dell’ambiente. Ma sono anche altre, più strutturali e meno “morali”, le ragioni che rendono non gradito il semestre di presidenza italiana. A partire dal filoamericanismo di Berlusconi che scavalca in servilismo spagnoli e inglesi. Non è un aspetto secondario, in una fase di conflitto economico serio tra le due sponde dell’Atlantico. Non è sfuggito a nessuno il doppio salto mortale con cui l’Italia si è sfilata dal consorzio aeronautico europeo per impegnarsi nel montaggio delle ruote del bombardiere statunitense, passaggio coronato dalla vendita della Fiat Avio alla Carlyle, la «società dei presidenti» direttamente controllata da Bush. Tutto ciò avviene mentre si discute di difesa comune europea. In politica estera Berlusconi è più realista del re, cioè di Bush, e ribaltando la tradizionale collocazione mediterranea italiana vola a Tel Aviv, si presenta come emissario del presidente degli Stati uniti, incontra Sharon ma non Arafat e Abu Mazen, producendo di conseguenza un danno all’Italia, all’Europa e persino alla politica americana. Il filoamericanismo di Berlusconi nasce da una condivisione culturale delle linee di fondo dell’economia: il liberismo esasperato. In realtà, una strana idea del liberismo se vista dal versante del conflitto d’interessi: dove va a finire la libera e selvaggia competizione nel settore dell’informazione, quando il premier è contemporaneamente padrone di mezzo sistema informativo e al tempo stesso controlla e affossa il sistema pubblico radiotelevisivo, nonché impone il licenziamento del direttore del Corriere della sera? Quello italiano che sbarca a Strasburgo in un momento delicato, nel pieno della definizione costituzionale della nuova Europa, non è un buon modello. Non lo è pensando alla giustizia, al dominio americano del mondo, ai diritti, al lavoro. L’eccessiva e impropria buona volontà della povera opposizione politica italiana che aveva tentato di costruire una stagione di tregua del conflitto, in nome di una presunta presidenza bipartizan, è stata rinviata al mittente in malo modo. Il padrone sono io, minaccia Berlusconi. Tanti auguri, vecchia Europa.

Pubblicato

Venerdì 4 Luglio 2003

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