Dove sono finiti tutti gli sforzi per rendere turisticamente appetibile questo cantone? Il bel tempo c’è stato, in ossequio agli auspici (ordini?) del direttore di Ticino turismo, Giuseppe Stinca. Si potrebbe pensare quasi ad un eccesso di zelo: temperature che ristagnano per giorni sopra i 30 gradi Celsius sono una rarità da queste parti. Il Ticino boccheggiava per il caldo. E per i tassi di ozono irrimediabilmente al di sopra della soglia di guardia. L’abbiamo appreso da serafici comunicati stampa che, con preoccupante aplomb, ci informavano di tutti i record che siamo riusciti a superare in materia di tassi d’ozono. Di fronte a tali preoccupanti record ci si poteva aspettare delle contromisure incisive. Il Dipartimento del territorio (Dt) si è limitato ad elargire qualche buon consiglio. Tenete presente che il limite fissato dall’Ordinanza federale contro l’inquinamento atmosferico è di 120 microgrammi/m3. La settimana scorsa questo valore è stato superato di quasi il doppio della concentrazione (si sono raggiunti picchi di 252 mg/m3). Timori per la propria salute? Siccome «i valori massimi di ozono sono di regola raggiunti durante il mezzogiorno e il primo pomeriggio, mentre sono più bassi alla sera, durante la notte e le prime ore del mattino», il Dt consiglia di «praticare sport e fare sforzi fisici intensi preferibilmente il mattino o in fin di serata» e di «utilizzare nella misura del possibile i trasporti pubblici per i suoi spostamenti». Ottimi suggerimenti per chi è nella possibilità di scegliere. Ma come devono fare coloro i quali per mestiere lavorano all’aperto? Se l’ozono è pericoloso, allora si capisce l’invito del Dt. Se l’invito è una misura efficace per contenere i danni alla salute, allora per chi lavora all’aperto dev’esserci la possibilità concreta di sospendere le attività di fatica durante le ore più calde (e con i tassi di ozono più elevati) della giornata. E qui si pone il problema di risarcire la perdita di guadagno dovuta all’interruzione di lavoro. Il Sindacato edilizia e industria (Sei) giustamente ha preso sul serio le indicazioni del Dt e chiede all’Ufficio cantonale del lavoro una presa di posizione circa «l’intervento dell’assicurazione indennità per intemperie in caso di sospensione del lavoro dovute all’eccessivo di ozono e all’afa opprimente». Il Sindacato avanza l’ipotesi di avvalersi della «flessibilità contrattualmente definita per dare una soluzione al problema». In pratica, in virtù di tale flessibilità, si potrebbe pensare ad un inizio anticipato dei lavori in modo da poter sospendere le attività all’aperto durante le ore di caldo. Un bel grattacapo giuridico per ora. Ma qualcosa si dovrà pur fare «considerato l’alto valore della salute umana». Saverio Lurati, segretario della sezione ticinese del Sei, sottolinea la necessità di «direttive che valgano per tutti». Questo problema si ripresenta puntualmente da qualche anno e, presumibilmente, non sarà risolto tanto presto. «Il Dt dovrebbe dirci chiaramente quali sono i rischi per la salute dei lavoratori e a partire da quale valore limite di ozono i lavori all’aperto devono essere interrotti», continua Lurati. È chiaro che se si stabilisse la possibilità di non lavorare a causa della canicola e dei tassi di ozono elevati «la prima reazione degli impresari costruttori sarà probabilmente di disappunto: già si sospendono i lavori a causa delle intemperie, ora bisogna interromperli anche col sole…». D’altra parte Lurati ha già potuto raccogliere la testimonianza di chi si trova a lavorare in condizioni molto disagevoli: «molti lavoratori sono affannati e alla sera si trovano stremati. A maggior ragione se consideriamo che la media d’età nel settore si sta alzando». Anche Greenpeace Ticino si dice piuttosto preoccupata per l’immobilismo del Consiglio di stato. L’associazione ambientalista osserva in un comunicato stampa che «le concentrazioni massime consentite per l’ozono sono già state regolarmente superate a partire dal mese di aprile». Greenpeace già nel dicembre 2001 aveva inoltrato a Marco Borradori, direttore del Dipartimento del territorio, la proposta di una abbonamento «ozoNO» con tariffe vantaggiose sui trasporti pubblici per il periodo da aprile a settembre. Invece il Consiglio di stato ha optato per una «variante di abbonamento “Arcobaleno” ridotto che non prevede nessuna agevolazione nel mese di giugno». Un mese dove i tassi di ozono sono molto elevati, come ben sappiamo. Il sospetto degli attivisti di Greenpeace è che il Governo sia stato più che altro attento a non caricarsi di spese troppo onerose. Sì, ma quanto costa la nostra salute?

Pubblicato il 

28.06.02..

Edizione cartacea

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