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Apprendisti di nuovo a scuola

di

Mauro Marconi
Un altro anno scolastico è appena iniziato. Durante l’estate i giornali ci hanno costantemente aggiornato sull’andamento delle assunzioni, orientato giovani e genitori sui posti ancora disponibili, dato spazio agli esperti di settore per le loro valutazioni. Personalmente, mi hanno colpito due situazioni praticamente identiche. Ho conosciuto due ragazze e relative mamme che avevano trovato un posto di tirocinio prima ancora di finire la scuola media (che culo!, penserà qualcuno di voi). Firmato il contratto, probabilmente anche festeggiate promozione ed assunzione, madre e figlia si sono preoccupate di organizzare il trasporto casa-lavoro-casa. Si sono confrontate con un’operazione impossibile: nel primo caso, la ragazza doveva spostarsi dal Locarnese al Piano di Magadino; nel secondo, dal Bellinzonese al Gambarogno; in entrambi i casi gli orari di lavoro e quelli dei mezzi pubblici si sono rivelati incompatibili. Non vi sono molte possibilità: o io porto sfiga (e queste cose succedono solo a quelli che mi conoscono), oppure situazioni simili sono più frequenti di quanto sembra. Ciò che colpisce non è il fatto che un giovane debba spostarsi per compiere il suo tirocinio. In fondo, chi abita in una delle tante valli ticinesi lo fa da sempre. L’assurdo consiste nel fatto che le due ragazze in questione vivono in una zona urbana e devono recarsi in zone discoste per lavorare. E quello che emerge in sottofondo è quindi il problema dell’accesso alla formazione (ed al lavoro) che è strettamente correlato a quello della selezione. E’ un effetto collaterale della guerra sottile e silenziosa in cui siamo impegnati tutti i giorni, quella per il posto di lavoro (un sociologo francese ha poeticamente condensato questa visione con l’espressione “lutte des places”, che evoca e stravolge la classica “lutte des classes”), che investe anche i giovani. Se dei giovani si trovano in questa situazione è perché oramai è stata ampiamente sdoganata la convinzione che l’importante è avere un posto di lavoro. Costi quel che costi, perché sono sicuro che le due ragazze (e le rispettive famiglie) hanno trovato una soluzione al loro problema di spostamento. Gli apprendisti di oggi vengono avviati in quest’unica via, sull’autostrada della competizione e della flessibilità. Prima ancora che luogo di acquisizione di conoscenze ed abilità professionali, l’apprendistato rappresenta un luogo per lo sviluppo di una propria identità personale e professionale. I giovani vi apprendono norme di comportamento e valori, che li accompagneranno durante tutta la loro vita professionale. I datori di lavoro lo sanno. Il dipendente che ha la possibilità di formare un apprendista deve esserne cosciente. La formazione è qualcosa di troppo importante per lasciarla in mano solo ai datori di lavoro.

Pubblicato

Venerdì 12 Settembre 2003

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