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Colletti sporchi

Appalti manipolati lungo il Sempione

di

Federico Franchini

Nel 2016, l’ombra della corruzione plana sui cantieri del Sempione. Il Ministero pubblico della Confederazione (Mpc) arresta due dipendenti dell’Ufficio federale delle strade (Ustra) e il direttore di un’importante impresa vallesana. La vicenda si è conclusa quest’anno: i due ormai ex funzionari sono condannati, mentre la procedura nei confronti dell’imprenditore è archiviata. Oggi, grazie ai documenti che abbiamo potuto consultare, area è in grado di raccontare cosa si celava dietro ai grossi appalti pubblici in Vallese: un vero e proprio sistema di scambi di favori che potrebbe essere solo la punta dell’iceberg di quanto avviene a livello nazionale.

 

Quella del Sempione non è una strada: è una miniera d’oro. Con le sue gallerie, i suoi ponti e i suoi viadotti, l’A9 che percorre il colle è stata in questi anni una vera e propria macchina da soldi. Tanti soldi. I circa 42 chilometri che collegano Briga a Gondo sono infatti stati completamente rimodernati. L’Ustra ha stanziato appalti per oltre 100 milioni di franchi. Buona parte sono finiti nelle tasche di due imprese: la Frutiger di Thun e la Interalp Bau di Visp, unite in vari consorzi. Attribuzioni che, però, sono state manipolate dietro le quinte da due funzionari influenzati dai regali e dall’amicizia privilegiata con un direttore d’impresa. Un uomo peraltro citato in alcune inchieste italiane sulla criminalità organizzata.

 

Appalti truccati


Per capire cosa è successo occorre fare un passo indietro. Bisogna tornare al 15 ottobre 2014. Thomas*, funzionario dell’Ustra chiama al telefono Marcello*, direttore dell’Interalp Bau. Lo informa che l’offerta da 26,2 milioni presentata dal consorzio Napoleon, formato da Interalp e Frutiger, è in prima posizione per l’appalto del tratto Meggeri-Kapf-Schallbett. Con quattro milioni di margine rispetto al concorrente più vicino, la loro offerta è la più bassa. Thomas lo dice chiaramente: quella di Napoleon è la sua offerta preferita. Siamo in piena gara d’appalto e quella telefonata non s’ha da fare: il funzionario è membro della giuria che sceglierà a chi attribuire l’offerta. Per questo è tenuto a garantire una procedura equa per tutti gli offerenti. Ma, in seno all’ufficio dell’Ustra di Visp, le cose non vanno così. Quella chiamata inopportuna, infatti, non è l’unica. Il 20 ottobre, Thomas informa Marcello che anche per l’altro concorso aperto, quello per il tunnel della Casermetta, il consorzio tra Interalp e Frutiger è al primo posto. La loro offerta di 32,8 milioni è di un milione più bassa rispetto al secondo consorzio.

 

Nei giorni successivi l’imprenditore è contattato anche da Andreas*, un altro funzionario dell’Ustra. L’imprenditore viene infarcito di consigli su come rispondere al meglio alle domande che saranno poste dal team di valutazione. In ballo vi è una richiesta a sorpresa: la possibilità di accorciare la durata del cantiere di un anno. Inoltre, il funzionario suggerisce all’imprenditore di fornire dichiarazioni spontanee per provare il rispetto delle condizioni di partecipazione per l’insieme dei subappaltatori. Un altro consiglio riguarda un cambiamento d’apportare alla tecnica del beton presentata nell’offerta Casermetta. In queste telefonate, i funzionari ricevono anche loro informazioni confidenziali: sanno, infatti, che le offerte presentate da Interalp e Frutiger avrebbero generato spese supplementari per almeno un milione e mezzo. Il 17 novembre 2014, i due appalti, per un totale di oltre 58 milioni, sono attribuiti ai consorzi guidati da Marcello. A questi vanno aggiunti i 7,5 milioni attribuiti nel febbraio 2015 per il rifacimento della galleria dello Jordiguhittini, del cui bando l’imprenditore era stato avvertito una settimana prima della pubblicazione ufficiale.

 

Ricorsi e liste nere


Questa sorta di monopolio crea – è naturale – anche degli scontenti. L’appalto della Casermetta è oggetto di un ricorso presentato dal consorzio concorrente Stockalper, formato dalle imprese Zenklusen e Gasser Felstechnik. Marcello viene subito informato dell’opposizione. Il tenore del discorso del funzionario è questo: Zenklusen è da considerarsi su una lista nera e non otterrà più appalti dall’Ustra tanto che dovrà chiudere. L’impresa in questione non è fallita. Certo è che, su decisione del funzionario, la Zenklusen non è stata invitata alla procedura su invito per il rifacimento di una diga para pietre vicino a Gondo.

 

Durante il periodo del ricorso, Marcello e Thomas si incontrano con regolarità al Caffè Tiziano di Visp. L’obiettivo: accordarsi su come l’Ustra deve gestire la procedura pendente al Tribunale amministrativo federale (Taf). Thomas fornisce informazioni a Marcello che, a sua volta, fa avere al funzionario gli avvisi del legale di Interalp. Questo per fare in modo che il ricorrente non vinca e che l’aggiudicazione al consorzio Interalp/Frutiger non venga annullato. Cosa che non avviene dato che, nel luglio 2016, il Taf respinge il ricorso stabilendo che la scelta dell’Ustra era conforme alla legge. Nel frattempo, però, la vicenda assume dei risvolti penali.

 

Connessioni criminali


Il 17 marzo del 2016, Marcello è arrestato alla dogana di Gondo. L’imprenditore passerà 35 giorni in detenzione preventiva. Lo stesso giorno finiscono dietro le sbarre anche Thomas e Andreas. L’affare è di quelli grossi: è la prima volta che dei cantieri stradali in Svizzera siano oggetto di un’inchiesta federale per corruzione. Ad alimentare i sospetti, inoltre, vi è il fatto che il nome di Marcello compare in alcune indagini italiane sulle infiltrazioni criminali. Nel 2009, gli inquirenti della Penisola ne tracciano un profilo inquietante. Nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Reggio Calabria nell’ambito dell’inchiesta Nuovo Potere, Marcello figura tra i personaggi che «hanno mantenuto un costante collegamento e una fitta rete di relazioni e frequentazioni (non meramente occasionali) con i personaggi più in vista della comunità delinquenziale di Roccaforte di Greco». Il nome dell’imprenditore non figura tra gli indagati, bensì tra i personaggi monitorati. Marcello è indicato come titolare di una ditta «appaltatrice di innumerevoli lavori nel campo edilizio e di costruzione di strade, nell’intero territorio svizzero». In anni più recenti, il suo nome è finito accostato ad alcuni condannati nell’ambito di alcune inchieste sull’Expo di Milano. Un condannato, parlando di lui si rivolgeva così: «Quello che ci ha fatto entrare in Fiera, è una persona che non si fa vedere. Ha una villa quattro volte questa, con un parco... Era in politica, lui è residente in Svizzera, però sta in Italia. È calabrese, ha un’impresa... tu per esempio vedi le gallerie, i tunnel, lui ha quei macchinari che scavano... 4-8 milioni per galleria, fattura 800-900 milioni all’anno, è grosso».

 

La fine delle indagini


L’inchiesta elvetica si è conclusa quest’anno con la condanna, tramite decreto d’accusa, dei due funzionari federali per infedeltà nella gestione pubblica. Dall’indagine è emerso che i due dipendenti dell’Ustra – nel frattempo licenziati e impiegati nel settore privato – prima, durante e dopo le procedure di appalto del Sempione hanno ricevuto dei vantaggi indebiti. Proprio poco dopo l’attribuzione dei due principali bandi, Marcello ha offerto casse di vino e cibo per un valore tra i 1.000 e i 1.500 franchi, oltre che un pranzo in occasione del giorno di Santa Barbara sul colle del Sempione. In passato, Andreas ha ricevuto addirittura un furgone del valore di 22mila franchi, oltre che il lavoro estivo presso la Interalp per i suoi figli. I due funzionari hanno – si legge nel decreto – «danneggiato gli interessi pubblici della Confederazione mostrando parzialità nella procedura d’appalto, commettendo irregolarità e violando le disposizioni legali sull’aggiudicazione degli appalti pubblici». Questo, in cambio dei citati regali, ma anche «con lo scopo di proteggere e intrattenere la relazione d’amicizia privilegiata con l’imprenditore ». Per il procuratore Carlo Bulletti, la colpa dei due funzionari è «mediamente grave»: non hanno esitato a utilizzare la loro funzione per arrivare ai loro scopi, senza rispettare le regole imposte dal loro ruolo; ciononostante i due erano convinti d’agire per «ragioni d’efficacia» facendo evolvere rapidamente i dossier.

 

Da parte sua, la procedura nei confronti di Marcello – che nel frattempo ha lasciato Interalp – è stata archiviata lo scorso mese di agosto. Gli inquirenti non hanno potuto provare che l’uomo fosse consapevole dell’illegalità dei vantaggi concessi ai funzionari federali e che avesse l’intenzione di influenzarli o di danneggiare gli interessi pubblici. La vicenda non è però ancora chiusa: il suo avvocato conferma che l’imprenditore ha fatto opposizione e chiede un risarcimento milionario per i danni finanziari e d’immagine scaturiti da un’indagine durata oltre sei anni.

 

La punta di un iceberg


L’inchiesta, pur arrivando a delle conclusioni penali tutto sommato marginali, ha il merito di avere messo in luce un sistema. Un sistema che, nel caso di un funzionario, non si è limitato agli appalti sul Sempione ottenuti da Interalp. Gli appalti manipolati presenti nel decreto d’accusa emesso nei confronti di Thomas fanno riferimento a otto progetti.

 

Ad esempio, in un caso riguardante il bando per un deposito per la pulizia delle strade, Thomas ha deciso di occuparsi personalmente del caso per favorire l’impresa di un ingegnere, fratello di un suo caro amico. Lo stesso ingegnere era finito sotto indagine per corruzione attiva, ma l’inchiesta è stata archiviata quest’anno. Anche in questo caso sono andati in scena incontri, scambi d’informazioni che hanno avuto un’influenza sull’aggiudicazione, a scapito degli interessi della Confederazione. Incontri anche fuori dagli orari di lavoro come quando, alle sei di sera, Thomas ha incontrato l’ingegnere presso una stazione di servizio per consegnargli la lista delle persone che avevano scaricato i documenti per la gara. In altre parole i suoi concorrenti. Durante questa procedura, il funzionario ha ricevuto un volo in elicottero del valore di 1.690 franchi.

 

In un altro cantiere, dalle parti di Saint-Maurice, Thomas ha fatto di tutto per attribuire l’appalto a Implenia. Ha dichiarato che ciò gli avrebbe fatto comodo, dato che questa impresa stava già svolgendo dei lavori nella regione. E questo, nonostante il fatto che l’offerta del gigante della costruzione fosse seconda per quanto riguarda i prezzi. Per questo ha fatto pressione per fare aggiungere 10 punti supplementari nel criterio “tenore e qualità dei documenti” a Implenia in modo da farla arrivare al primo rango. Cosa che è poi avvenuta. Il sistema emerso riguarda quanto avvenuto in seno all’ufficio vallesano dell’Ustra tra il 2014 e il 2016. Proprio nel 2016, il Controllo federale delle finanze si era interessato all’infinito cantiere autostradale in Vallese, gestito all’epoca dal Cantone. Agli esperti non erano sfuggite le lacune emerse nel cantiere per il traforo dell’Eyholz a Visp. Un cantiere – guardacaso gestito da Interalp e Frutiger – caratterizzato da appalti imprecisi e lacunosi che hanno generato lavori imprevisti, pagamenti supplementari e sovraccosti notevoli. Da allora, come ci spiega in un’intervista la professoressa Federica De Rossa, il diritto svizzero in materia di appalti pubblici è migliorato. Ma questo potrebbe non essere sufficiente in un paese dove si continua a pensare che la corruzione non esiste. Siammai...

 

* nomi di fantasia

Pubblicato

Venerdì 19 Novembre 2021

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Giovedì 2 Dicembre 2021