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Apartheid sportivo

di

Bettina Della Corte
Qualche settimana fa, con la squadra nazionale dello sprint, abbiamo svolto un campo d’allenamento in Sudafrica. Questa terra mi ha affascinata molto, realtà contrastanti nell’arco di pochi chilometri caratterizzano un paese che rappresenta lo sviluppo e la ricchezza più grande dell’Africa e che nello stesso tempo non sembra in grado di superare questioni di discriminazione razziale legate all’apartheid, cancellata dalla legge ma non dalla mentalità della popolazione. Il Sudafrica che ho vissuto io è quello di Potchefstrom, centro che si trova a 100 km a sud di Johannesburg, ritenuto luogo conservatore e ancora abbastanza sicuro dal profilo della criminalità tale da poterci trascorrere un paio di settimane piacevoli. Potch è una cittadina universitaria, qui i corsi sono sia in inglese che in Afrikaans e da qualche anno sono ammessi professori e studenti neri, in realtà però se ne vedono ben pochi in grado di sostenere le spese per studiare. In pochi anni tutte le leggi sono cambiate, ma la vita delle persone difficilmente si può cambiare da un giorno all’altro, così tutte quelle di colore che finalmente hanno il diritto di lavorare (per 200 franchi al mese) alla sera tornano in autobus affollatissimi (i più fortunati) o a piedi per decine di chilometri nelle townships, villaggi o quartieri molto poveri spesso senza corrente e con case fatte con 3 lamiere appoggiate l’una contro l’altra. Questa situazione all’inizio ci ha impressionato, lì è normale che i neri svolgano certi lavori e i bianchi altri, che i neri guadagnino 700 Rand e i bianchi 1500. A colpirmi è stata senza dubbio anche la realtà sportiva del Sudafrica, attorno alla pista di 400 metri d’erba sulla quale ci siamo allenate noi, ci sono una decina di campi tra hockey su prato e rugby, come attorno ad ogni scuola; lì sono sport nazionali insieme al cricket. Il Sudafrica è patria di molti talenti, oltre ai bianchi che sono conosciuti ci sono tanti atleti neri che fino al 1993 non potevano gareggiare fuori dalla Rsa e che non hanno mai potuto affermarsi. Ora le cose stanno cambiando e come Sepeng che da quando può correre anche fuori da Potch, perché è da lì che viene, ha vinto medaglie olimpiche negli 800 m, ce ne sono tanti altri che rappresentano il vero grande potenziale dello sport sudafricano.

Pubblicato

Venerdì 18 Maggio 2001

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