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Anticipo alimenti: i senza rete

di

Maria Pirisi
L’amarezza è grande per le famiglie monoparentali. Fino all’ultimo hanno sperato che il Consiglio di Stato (Cds) desse un segno di buona volontà e d’interessamento nei confronti delle numerose donne sole con figli a carico in difficoltà perché hanno esaurito il diritto all’anticipo alimenti. Ma la lettera del Governo di qualche mese fa alla petizione lanciata dall’Associazione ticinese delle famiglie monoparentali e ricostituite (Atfmr) le ha disilluse (si veda articolo sotto). Dal 1. gennaio 2005, infatti, in Ticino è entrata in vigore con valore retroattivo la nuova normativa che prevede la soppressione dell’anticipo alimenti dopo 60 mesi cumulativi. Per moltissime famiglie monoparentali, questa decisione ha significato ritrovarsi nel giro di poco tempo private di un aiuto che permetteva loro di arrivare alla fine del mese senza avere l’acqua alla gola. Anche Rosi*, un’infermiera ticinese, fa parte della numerosa schiera rimasta senza il paracadute finanziario dell’anticipo alimenti. area ha raccolto la sua storia.. Rosi* è stata sposata ad uno straniero che dopo qualche anno dal matrimonio ha abbandonato lei e il loro figlio oggi quasi sedicenne. Lavora al 60 per cento come infermiera in un centro molto distante dal suo domicilio. Fino a pochi mesi fa l’assegno di pensione alimentare l’ha aiutata a far quadrare i conti ma nel giro di poco tempo la sua situazione subisce un brusco cambiamento. Lo scorso marzo infatti riceve la lettera in cui le viene comunicato che – in base alla nuova disposizione – ha esaurito il diritto all’anticipo alimenti e che dall’agosto 2005 il sussidio sarebbe stato sospeso. «In un primo momento – racconta – mi sono sentita assalire dal panico: da un mese all’altro mi sarei ritrovata con 700 franchi in meno e non sapevo cosa fare. Non potevo più contare neanche sugli assegni integrativi poiché mio figlio aveva compiuto i 15 anni d’età, limite massimo per riceverli. Così ho cominciato a tirare la cinghia, ma questo non è bastato a mantenermi a galla e dal mese di agosto il mio conto salario ha segnato sempre rosso. Ho dovuto allora attingere ai miei piccolissimi risparmi che, a colpi di 200-300 franchi al mese, sono ridotti oramai agli sgoccioli.» Ha sperato di rimettersi in pari con i conti ma le spese impreviste le hanno mandato all’aria i propositi. «Gli occhiali per mio figlio – spiega –, la sua iscrizione al liceo, i libri: sono tutte spese che ho dovuto sostenere di botto e che hanno inciso sul già fragile equilibrio del mio conto. Senza contare che devo anche affrontare le spese di trasferta per il mio lavoro. Per fortuna non ho debiti, altrimenti mi sarei trovata davvero nei guai.» Rosi ha dovuto lavorare sempre a tempo parziale per poter star vicino a suo figlio. «Riesco ad organizzarmi grazie alla mia attività – continua – che mi permette di non lavorare la sera e di avere il sabato e la domenica liberi. Non posso trovarmi un’altra occupazione accessoria perché con un adolescente significherebbe mandare allo sbaraglio la mia famiglia. Di recente hanno concesso a mio figlio una borsa di studio, un aiuto per la nostra modesta economia familiare, sebbene ancora insufficiente. Cerco comunque di arrangiarmi; centellinando e facendo economie su tutto arrivo fino a giugno prossimo ma è dura andare avanti così. E guardi che ci sono situazioni ben peggiori della mia.» E qui racconta di una donna straniera separata dal marito svizzero che si è ritrovata ad accudire da sola la figlia, ora 15enne. «Non ha un diploma – spiega Rosi – e per vivere fa le pulizie. Non ha quindi un salario fisso ed ora si ritrova senza neanche l’anticipo alimenti perché anche a lei è scaduto il diritto. Deve badare alla figlia e contemporaneamente fare le acrobazie per accettare più lavori possibili. Ci sono poi altre famiglie che si trovano in situazioni simili o peggiori. È un disastro. Penso alle donne con ancora i figli piccoli e che per questo hanno difficoltà a svolgere un lavoro che si concili con gli impegni familiari in un momento in cui vi è una forte crisi d’occupazione.» Rosi potrebbe avere diritto all’assistenza eppure vi rinuncia in partenza perché lo ritiene un aiuto umiliante. «Non mi sono informata – dice – perché preferisco morire di fame piuttosto che andare in assistenza. Riguardo l’anticipo alimenti, non credo comunque che il Governo revochi la decisione. Lavorando nel sociale vedo come tagliano su tutto, quest’anno ad esempio non ci danno il carovita, vogliono bloccare gli scatti salariali (come avevano già fatto 10 anni fa circa). Non mi faccio delle grandi illusioni, quello che ci si prospetta davanti è un futuro di tagli.» * Il nome è di fantasia ma l’identità dell’intervistata è nota alla redazione “Il governo ci volta le spalle” La conseguenza della limitazione a 60 mesi consecutivi dell’anticipo alimenti (misura entrata in vigore con valore retroattivo il 1. gennaio 2005) è stata che da un giorno all’altro numerose famiglie monoparentali, costituite in gran parte da donne sole con figli, si sono ritrovate a non poter più far capo ad un aiuto che permetteva loro di vivere con un minimo di serenità. Per questo l’associazione ticinese delle famiglie monoparentali e ricostituite (Atfmr) si era mobilitata raccogliendo 3’600 firme per il ripristino della precedente normativa che prevedeva l’anticipo alimenti a tempo indeterminato. Una mobilitazione, che non ha smosso il Consiglio di Stato (Cds), sordo – come esprime l’Atfmr (si veda articolo principale) nella sua lettera al governo, – alle grandi difficoltà economiche che numerose donne devono affrontare dopo l’entrata in vigore della nuova misura e senza averne i mezzi. Numerosi i ricorsi di cui si è fatta carico la stessa Atfmr. «Purtroppo – ci dice Anita Fry, segretaria dell’Associazione – gli oltre 70 ricorsi sono stati tutti respinti. Con tre siamo arrivati anche al Tribunale federale ma la sentenza è stata negativa. Certo, per le famiglie coinvolte è ancora più dura ora. E i segnali che ci arrivano dal Cds sono scoraggianti: l’aver liquidato le nostre preoccupazioni e le nostre difficoltà quotidiane senza tanti complimenti indica quanto poco o niente contino per il Governo le madri e figli – come molti altri che dipendono dall’aiuto statale – che in conseguenza alla misura presa si trovano in serie difficoltà.» Uno scoraggiamento che sconfina nella sfiducia nello Stato. «E come averne? – risponde Fry – È inutile creare una legge che ti dà un diritto se poi viene modificato il suo regolamento che di fatto abolisce questo diritto. Ultimamente sono sempre più le donne che ci chiamano perché in ristrettezze economiche. Sono le stesse che con l’anticipo alimenti avevano una situazione dignitosa e che senza si ritrovano ad annaspare. Altre si sentono abbandonate anche perché non hanno la forza e la disponibilità pecuniaria per anticipare le spese di una procedura esecutiva nei confronti del padre dei loro figli. Un atto che comunque incrina ancor più i rapporti già difficili, che crea sensi di colpa in molte madri per aver dovuto denunciare gli ex compagni inadempienti.» Ora l’Atfmr sta cercando di rafforzare una rete d’informazione, aiuto e contatti che possa aiutare le famiglie monoparentali a far fronte alle loro difficoltà. «Presto – conclude Fry – vorremmo dare avvio ad un sondaggio informale tramite un questionario che consegneremo agli uffici del Tutore ufficiale per verificare quante sono le richieste a loro pervenute e quante ne hanno risolto. Una verifica che serve a sapere quanto realmente viene fatto a favore delle donne che non ricevono più gli alimenti dal padre dei loro figli.» Cosa fare per trovare aiuto Abbiamo chiesto ad Anita Fry quali sono i passi che una famiglia monoparentale deve compiere per ricevere un aiuto avendo esaurito l’anticipo alimenti e questi sono i consigli che ci ha dato. «Verificare innanzitutto – spiega Anita Fry – se ci sono altre forme di aiuto a cui si ha diritto. Per questo ci si può rivolgere agli sportelli Laps (Legge sull’armonizzazione delle prestazioni sociali) dei comuni oppure a noi dell’Associazione ticinese famiglie monoparentali e ricostituite (Atfmr) che possiamo spiegare come muoversi. Per i dovuti pagamenti, il padre può essere rintracciato anche attraverso l’ufficio del tutore ufficiale oppure la madre può chiedere al datore di lavoro del suo ex partner di detrarre direttamente dalla sua busta paga quanto spetta ai suoi figli. Se non si ottiene niente così, tramite la Pretura si può fare una “diffida di pagamento”. Da noi comunque le donne, oltre alle informazioni, possono ricevere le lettere modello di cui necessitano.» Per chi avesse bisogno di contattare l’Atfmr per consulenze o informazioni, questo è l’indirizzo: Associazione ticinese delle famiglie monoparentali e ricostituite, casella postale, 6516 Cugnasco, tel. 091 859 05 45, e-mail: nmathis@ticino.edu.

Pubblicato

Venerdì 9 Dicembre 2005

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